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Frazione ormai disabitata, è immersa nei verdi boschi dei Monti della Laga. Incerta è l'origine del nome che un tempo era "Acquaradula", che secondo lo storico settecentesco, Niccola Palma, deriverebbe da un lago infestato dalle rane dette "Ranule" o "Ratule", tenendo conto che poco distante dal paese si trova l'antico castello di Lagoverde. Un'altra tesi parte da "Acquaradalbi" che appare in documenti del 1076, facendo supporre la presenza di una fonte (acqua) di proprietà di tale Radbald, forse un signore di origini gote; comunque le numerose vicende storiche, spesso tragiche, hanno contribuito alla scarsità di documentazioni sul paese. Il feudo di Acquaratola era diviso nel XVI secolo tra alcune entità: l'Università agraria della "Terra Morricana Montagna" che faceva parte dei beni del vescovo di Teramo, l'Università di "Macchia del Conte" di Montorio ed in parte anche del monastero femminile benedettino di San Giovanni in Scorzone fino al 1530, anno della sua soppressione. In quegli stessi anni andava prendendo piede per la montagna il fenomeno del brigantaggio, che nel territorio di Rocca Santa Maria avrà i suoi templi sacri. In epoca napoleonica, nel 1806, avviene la soppressione delle feudalità e il borgo viene aggregato al governo di Montorio fino al 1811, quando viene creato il comune di Rocca Santa Maria, del quale entra a far parte come frazione; si ricorda che sempre sotto Napoleone riesplose il fenomeno del brigantaggio in funzione antifrancese. La madre del famoso prete brigante Donato De Donatis era originaria di Acquaratola mentre suo zio era il parroco del paese, quello che iniziò il nipote alla carriera ecclesiastica, bruscamente interrotta dall'arrivo della rivoluzione francese in queste montagne. I pochi edifici, alcuni malconci e visibilmente provati dagli anni, se non ridotti a rudere, rimandano agli echi di tempi migliori quando la popolazione era maggiore ed il borgo più animato, nonostante sia stato uno dei primi di queste terre a spopolarsi. L'arenaria locale è il materiale che la fa da padrone, soprattutto nelle antiche case sette-ottocentesche, come quella all'ingresso meridionale del borgo; la grande piazza centrale accoglie i visitatori con una delle poche case ancora abitate dai tenaci residenti, che si dedicano, oggi come un tempo, all'antica arte della pastorizia.

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