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Nasce a Monte Rinaldo nel 1810. Dopo aver appreso i primi rudimenti dello studio a Fermo, fu avviato agli studi letterari e filosofici, ma in seguito scoprì la sua vera passione nelle scienze naturali. Si laureò in medicina e chirurgia all'Università di Roma, evidenziando in questo campo una straordinaria competenza. Nel suo percorso romano, Alceo sviluppò, insieme allo studio medico, anche una profonda coscienza sociale e una spiccata attività liberale e patriottica, che in seguito lo condurranno a prendere posizioni che andranno a scontrarsi con le autorità pontificie. Nonostante le critiche piovute alle sue vedute di stampo liberale, il dott. Feliciani era comunque preso in considerazione del celebre professore Paolo Baroni, chirurgo bolognese, chiamato dal papa Gregorio XVI nel 1836 come capo della sanità dello stato pontificio. Successivamente, divenuto medico personale di Pio IX, Baroni fu un precursore della chirurgia plastica, l'unico in Italia a sperimentare tecniche innovative che aveva appreso da un soggiorno parigino durato alcuni anni. Il dott. Feliciani svolse un compito di assistente, una collaborazione stretta e proficua, tanto che nel 1837 fu dato alle stampe un volume che trattava di chirurgia plastica. Ma la storia incombeva e le fatidiche date del 1848-1849 contrassegnarono la vita di Alceo: durante la Repubblica Romana venne eletto come consigliere comunale (nell'aprile del 1849), poi, nominato assessore alla Giunta, fu proprio Alceo che propose l'istituzione di quattro commissioni che dovevano occuparsi di controllare le derrate alimentari, i materiali e mezzi di pronto soccorso, di provvedere alla riparazione delle mura di difesa e dei sussidi necessari alle famiglie dei soldati impegnati a combattere. Coordinò personalmente un sistema di cinque "ambulanze" dislocate in luoghi strategici, fu anche in grado di trovare la soluzione del dramma delle sepolture dei cadaveri, individuando siti adatti. Si impegnò alacremente durante l'assedio del 1849 a favore dei combattenti come capo del Consiglio superiore di Sanità del ministero della Guerra, insieme al suo mentore, il prof Baroni. Una scelta che pagarono a caro prezzo venendo sospesi e destituiti dopo la restaurazione del governo del papa. Benché fosse uno dei chirurghi più famosi di Roma, dovette subire i soprusi della polizia pontificia per anni; tuttavia il dott. Feliciani proseguì con i suoi studi e con l'esercizio privato, acquisendo per i suoi notevoli meriti molte committenze private. Dopo la conquista da parte delle truppe italiane di Roma nel 1870, il nuovo governo del regno lo elesse membro della commissioni delle carceri, e nel 1871 entrò a far parte del primo Consiglio comunale come consigliere, nominato assessore con incarichi di gestione della Guardia nazionale e del Corpo dei vigili del fuoco. Propose di aumentare lo stipendio del corpo con un contesto di migliore organizzazione e di efficienza, soluzione che fu approvata. Fu anche un filantropo, collezionista di opere d'arte: nel corso della sua vita raccolse oltre 800 reperti marmorei, presente all'Esposizione universale di Vienna del 1873. Si spense nel 1877, ricordato come fulgido esempio di medico chirurgo capace e filantropo, e nella sua fase politica di stampo liberale e risorgimentale, cercando di attuare le sue idee senza scendere a compromessi, pagando personalmente.

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