NULL Alessio Tulli - Habitual Tourist
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Alessio Tulli nasce a Teramo nel gennaio del 1739. Entrambe le famiglie dei genitori erano di nobili origini. Dopo gli studi nella sua città, il Tulli entrò in contatto con molti intellettuali e religiosi abruzzesi, come l'arcivescovo aquilano Antonio Ludovico Antinori e gli storici Amobono Bochache e Nicola Sorricchio. Nel corso della sua carriera di studioso riuscì a ricostruire, dopo molti anni, la storia della sua città natale Teramo, dal primo medioevo al regno di Ferdinando II d'Aragona. Dal 1770 fino alla sua morte, insieme ad altri eruditi, fu uno dei protagonisti dell'illuminismo del centro Italia. Si appassionò e cercò in molti modi di espandere le idee illuministiche provenienti dalla Francia, ma in quei decenni di fine Settecento incontrò numerosi ostacoli e non mancarono i detrattori, situazione che Alessio patì in maniera particolare. Nel 1798 dopo l'occupazione francese il Generale Rusca chiamò per i suoi meriti il Tulli a fare parte della Municipalità di Teramo, dopo quest'incarico però una parte della popolazione teramana accusò lo studioso di collaborazionismo; le conseguenze furono cruente: prima l'incendio della sua casa, dove perse una gran parte delle sue opere, poi in circostanze misteriose fu ucciso suo figlio Angelo. Dopo la cacciata dei napoleonici, Tulli e la sua famiglia furono costretti all'esilio, ma ancora una volta il fato gli fu avverso: presso Antrodoco, nel reatino, dove le truppe francesi stavano attraversando un passo appenninico, vi fu un'azione militare da parte di militari avversi e rimasero uccisi molti soldati e persone al seguito di essi, tra cui il Tulli, era il maggio del 1799. Nella sua breve carriera il Tulli lasciò opere come: un "Inno a San Bernardo" poi pubblicato da Niccola Palma, storico anche lui originario del teramano, il "Catalogo di Uomini Illustri per santità dottrina e dignità usciti in tempi diversi dalla città di Teramo" del 1766, e le "Memorie Storiche" dal XII al XV, andate in stampa sulle Riviste Abruzzese di Scienze con prefazione di Francesco Savini nel 1912.

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