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L'apertura si nota sulla parte sinistra della facciata della chiesa di San Francesco d'Atri.
Si raggiunge evitando il monumentale scalone ed imboccando la via che parte dal Corso Elio Adriano, l'arco sorreggeva il passaggio che dalla chiesa si recava al vecchio convento dei francescani, trasformato in seguito in residenza privata.
L'opera dovrebbe risalire al XIV secolo e secondo alcuni sarebbe edificata su di una precedente porta delle mura altomedievali, vi si entra attraverso un arco gotico in pietra arenaria, di semplice fattura e ornato solo da una essenziale cornice nel lato interno.
Sotto l'ambiente coperto da volte a crociera in mattoni, si trovano i resti della lapide di Giacomo de Lisio, medico e podestà di Atri morto nel 1415, un tempo presente all'interno della chiesa e qui spostata dopo i restauri settecenteschi. La statua sfigurata dall'usura e dal tempo, è diventata un personaggio del folklore cittadino, denominata "Lu Mammocce" ovvero il pupazzo, veniva utilizzata per spaventare i bambini.
Sempre sotto le volta, c'è un ingresso alla chiesa che porta all'interno evitando la lunga scalinata, all'angolo del muro invece si notano i resti di una colonna in pietra, forse provenienti dalla struttura francescana medievale. Una volta usciti ci si ritrova in Via San Francesco, strada che prosegue fino a Via Santa Chiara, collegamento tra il convento delle clarisse fino alla piazza dei Duchi d'Atri.

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