Alessandro Simeoni detto ""Carnasciale"" nasce intorno al 1470, rampollo illustre di una nobile casata di Carassai. A pochi mesi dalla nascita la famiglia si trasferisce a Fermo, entrando fin da subito a far parte della nobiltà locale, Alessandro diventa in seguito uno dei personaggi più influenti della città del Girfalco assumendo anche incarichi di rilevanza in ambito civile e militare. Diede prova di coraggio quando gli fu affidata la guida delle truppe fermane in appoggio all'esercito del papa nel 1512 per sedare una rivolta in Romagna, dove la sua compagnia composta da 300 uomini si distinse in maniera egregia. Sempre in quell'anno con il grado di Capitano fronteggiò l'attacco che Fabrizio e Pompeo Colonna avevano portato ad alcuni presidi pontifici nelle Marche. Nel 1513 parteggiò per la fazione dei Brancadoro, autrice di un mancato colpo di mano, ovvero la conquista di Fermo. La situazione sfuggì al controllo dei congiurati e fu repressa nel sangue, molti cospiratori tra i quali lo stesso Simeoni furono esiliati, ma non per molto poiché quasi tutti i proscritti avevano contatti importanti a Roma che si attivarono per il rientro a Fermo avvenuto solo un anno dopo.
Simeoni strinse amicizia con Ludovico Euffreducci nipote del famoso Oliverotto, uomo rude e ambizioso, di cui Alessandro diverrà in poco tempo il più fidato collaboratore.
Poiché la casta dei signori fermani intrattenne inizialmente buoni rapporti con papa Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico, il pontefice nel 1515 si servì anche dei servizi di Euffreducci e delle sue truppe per sventare la minaccia dei francesi alla città di Firenze. Il signore fermano, con al suo fianco come sempre Simeoni, con circa 200 uomini si unì alla Lega fiorentina che riuscì a scacciare gli invasori. La contropartita fu cospicua e molti i vantaggi. Nei primi mesi del 1516 Leone chiese ai fermani di appoggiare l'iniziativa papale per la conquista di Urbino insieme alle sue truppe; l'assedio non ebbe un immediato esito favorevole, la città era ben protetta, solo diversi mesi dopo cadrà in mani alla Lega fiorentina. Questa partecipazione garantì ancora di più ai fermani la protezione del papa. Ma le lotte per l'egemonia politica a Fermo erano in quei decenni del Cinquecento frequenti, i contrasti tra i Brancadoro e gli Euffreducci si facevano sempre più aspri e tesi. Alla fine del gennaio del 1520 le fazioni entrarono in aperto conflitto e a nulla valsero le iniziative e i decisi tentativi di conciliazione messi in atto da Leone X: i dissapori sfociarono nella violenza. Euffreducci insieme a Simeoni e ad alcuni sicari, nei pressi di Roma, uccisero Bartolomeo Brancadoro. Questo fatto di sangue diede vita a tragici eventi che si concluderanno con la prematura morte sia di Alessandro che del suo comandante. Per lunghi periodi il papa fu tollerante nei confronti dell'Eufreducci, ma il capitano fermano ormai aveva oltrepassato il limite e di conseguenza rappresentava una forte minaccia per gli interessi dello Stato Pontificio. Il papa cercò di frenare l'irruenza con reiterate minacce ma la situazione degenerò, irrimediabilmente Leone organizzò una spedizione punitiva contro Euffreducci e il suo seguito. Il comando delle operazioni per reprimere i tentativi di rivolta sviluppatesi a Fermo furono affidati al Vice Legato Niccolò Bonafede Vescovo di Chiusi. Il prelato, nativo del maceratese e quindi esperto del territorio marchigiano, contattò un nobile di Carassai per tentare di avvicinare Simeoni con la proposta di tradire l'Euffreducci, in cambio gli sarebbe stato concesso un salvacondotto per qualsiasi reato a suo carico e gli sarebbe stata garantita anche una vita dignitosa. Il rifiuto fu perentorio: Simeoni non avrebbe mai tradito il suo comandante. Inevitabile quindi lo scontro bellico che avvenne in località Piane di Montegiorgio, per il papa parteggiavano, oltre che il Legato, Girolamo Brancadoro, il Nicolizza e Carlo Baroncelli, capitano abile ed esperto con ai suoi ordini 100 soldati ben armati e addestrati, in arrivo pure un plotone di cavalleggeri di Paolo Ciasca, capitano agli ordini della famiglia dei Medici. Eufreducci con Simeoni poteva contare su circa 1500 fanti e 200 cavalieri, era il 20 di marzo 1520. Lo scontro fu violentissimo le truppe al comando di Euffreducci attaccarono con veemenza, ma le sorti che erano in pareggio, furono stravolte dalla cavalleria di Ciasca che sbucò improvvisamente dalla vicina boscaglia, i ribelli colti di sorpresa furono travolti, Ludovico raggiunto da un colpo alla testa fu stordito, poi un soldato fiorentino lo afferrò per il collo, lo gettò da cavallo e lo trapassò con la spada, il fatto procurò la rotta delle truppe che si diedero alla fuga, ma ancora Simeoni continuò strenuamente a combattere, inutilmente addirittura fino a tarda sera. Due giorni dopo vi fu il ritorno trionfale dei vincitori a Fermo, il popolo che prima omaggiava una parte politica si unì al carro dei vincitori, i nemici degli Euffreducci. Alessandro da ""Carnasciale"" e gli altri prigionieri furono esposti come trofeo di guerra al pubblico ludibrio, il 24 marzo furono condotti sul Girfalco e qui impiccati.
Simeoni strinse amicizia con Ludovico Euffreducci nipote del famoso Oliverotto, uomo rude e ambizioso, di cui Alessandro diverrà in poco tempo il più fidato collaboratore.
Poiché la casta dei signori fermani intrattenne inizialmente buoni rapporti con papa Leone X figlio di Lorenzo il Magnifico, il pontefice nel 1515 si servì anche dei servizi di Euffreducci e delle sue truppe per sventare la minaccia dei francesi alla città di Firenze. Il signore fermano, con al suo fianco come sempre Simeoni, con circa 200 uomini si unì alla Lega fiorentina che riuscì a scacciare gli invasori. La contropartita fu cospicua e molti i vantaggi. Nei primi mesi del 1516 Leone chiese ai fermani di appoggiare l'iniziativa papale per la conquista di Urbino insieme alle sue truppe; l'assedio non ebbe un immediato esito favorevole, la città era ben protetta, solo diversi mesi dopo cadrà in mani alla Lega fiorentina. Questa partecipazione garantì ancora di più ai fermani la protezione del papa. Ma le lotte per l'egemonia politica a Fermo erano in quei decenni del Cinquecento frequenti, i contrasti tra i Brancadoro e gli Euffreducci si facevano sempre più aspri e tesi. Alla fine del gennaio del 1520 le fazioni entrarono in aperto conflitto e a nulla valsero le iniziative e i decisi tentativi di conciliazione messi in atto da Leone X: i dissapori sfociarono nella violenza. Euffreducci insieme a Simeoni e ad alcuni sicari, nei pressi di Roma, uccisero Bartolomeo Brancadoro. Questo fatto di sangue diede vita a tragici eventi che si concluderanno con la prematura morte sia di Alessandro che del suo comandante. Per lunghi periodi il papa fu tollerante nei confronti dell'Eufreducci, ma il capitano fermano ormai aveva oltrepassato il limite e di conseguenza rappresentava una forte minaccia per gli interessi dello Stato Pontificio. Il papa cercò di frenare l'irruenza con reiterate minacce ma la situazione degenerò, irrimediabilmente Leone organizzò una spedizione punitiva contro Euffreducci e il suo seguito. Il comando delle operazioni per reprimere i tentativi di rivolta sviluppatesi a Fermo furono affidati al Vice Legato Niccolò Bonafede Vescovo di Chiusi. Il prelato, nativo del maceratese e quindi esperto del territorio marchigiano, contattò un nobile di Carassai per tentare di avvicinare Simeoni con la proposta di tradire l'Euffreducci, in cambio gli sarebbe stato concesso un salvacondotto per qualsiasi reato a suo carico e gli sarebbe stata garantita anche una vita dignitosa. Il rifiuto fu perentorio: Simeoni non avrebbe mai tradito il suo comandante. Inevitabile quindi lo scontro bellico che avvenne in località Piane di Montegiorgio, per il papa parteggiavano, oltre che il Legato, Girolamo Brancadoro, il Nicolizza e Carlo Baroncelli, capitano abile ed esperto con ai suoi ordini 100 soldati ben armati e addestrati, in arrivo pure un plotone di cavalleggeri di Paolo Ciasca, capitano agli ordini della famiglia dei Medici. Eufreducci con Simeoni poteva contare su circa 1500 fanti e 200 cavalieri, era il 20 di marzo 1520. Lo scontro fu violentissimo le truppe al comando di Euffreducci attaccarono con veemenza, ma le sorti che erano in pareggio, furono stravolte dalla cavalleria di Ciasca che sbucò improvvisamente dalla vicina boscaglia, i ribelli colti di sorpresa furono travolti, Ludovico raggiunto da un colpo alla testa fu stordito, poi un soldato fiorentino lo afferrò per il collo, lo gettò da cavallo e lo trapassò con la spada, il fatto procurò la rotta delle truppe che si diedero alla fuga, ma ancora Simeoni continuò strenuamente a combattere, inutilmente addirittura fino a tarda sera. Due giorni dopo vi fu il ritorno trionfale dei vincitori a Fermo, il popolo che prima omaggiava una parte politica si unì al carro dei vincitori, i nemici degli Euffreducci. Alessandro da ""Carnasciale"" e gli altri prigionieri furono esposti come trofeo di guerra al pubblico ludibrio, il 24 marzo furono condotti sul Girfalco e qui impiccati.
Bibliografia e fonti
Libri
- Personaggi Piceni Vol. IV - Mario Antonelli - Settimio Virgili
- Vita di Niccolò Bonafede vescovo di Chiusi... - Monaldo Leopardi
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