Con un passato di castello strategico, Force ha fatto sempre affidamento sulle sue mura e sulle asperità del colle dove sorge.
Insieme a Montelparo e Montefalcone, tra il X e il XII secolo, era uno dei capisaldi difensivi dello stato monastico farfense con al centro l'abbazia di Santa Vittoria in Matenano. Le prime fortificazioni molto probabilmente risalgono a quest'epoca e proteggevano il centro che all'epoca era di dimensioni assai minori. La porzione che si arrampica sopra la rupe occidentale, grazie al gran dislivello, rimarrà l'unica parte delle difese a non subire troppe mutazioni.
Nel 1239 il castello passa sotto il comitato ascolano e tre anni più tardi viene assediato dalle truppe dell'imperatore svevo Federico II, guidate dal figlio, il Re Enzo e Rinaldo d'Acquaviva. Successivamente la popolazione si ribellerà tornando sotto la protezione dei monaci. Da qui e per tutto il Duecento, inizierà una serie di continue occupazioni armate da parte dell'esercito ascolano, che voleva sottomettere il castello ai suoi domini, di sottrazioni da parte della Santa Sede e di tentativi di recupero da parte di Farfa.
Le mura saranno nuovamente messe alla prova durante la tirannia di Francesco Sforza, quando nel 1444 una rivolta dei forcesi viene sedata dalle truppe del fratello Alessandro che, penetrato nel centro, fa prigionieri diversi uomini.
Gli ultimi utilizzi saranno durante il XVI e il XVII secolo, quando queste terre erano infestate da numerosi briganti. Nel 1559 Force si era anche attivata per contrastarli, ma nel 1590 è segnalata ancora una forte presenza tanto che viene evitata dal vescovo durante le visite pastorali.
Nei tempi che ne seguirono sarà mano a mano riutilizzata per edificarvi abitazioni; nel Novecento sarà in parte demolita durante i lavori per la circonvallazione. Oggi ne sopravvive solo qualche tratto ma se ne riconosce l'andamento.
Quello che si vede è l'ultima espansione delle mura, avvenuta probabilmente nel XV - XVI secolo, seguendo i profili e le pendenze della collina. Si può iniziare la visita dalla bella Porta di San Francesco, costruita all'angolo nord della cinta: alla sua destra le mura risalivano lungo la ripida scarpata, dall'altra parte invece lambivano le proprietà del convento francescano e iniziavano a scendere verso la parte bassa del caseggiato.
La costruzione delle abitazioni ed infine della strada, hanno stravolto questo settore, forse correva a monte dell'asse viario per poi scendere ancora in concomitanza con la fila di abitazioni che inizia più avanti sulla sinistra.
Per seguirla bisogna scendere sulla prima scalinata che si incontra sulla sinistra, si passa davanti a una delle fonti del paese fino a tornare su un tratto pianeggiante, all'ombra delle case realizzate sopra le fortificazioni; prima di risalire si nota a sinistra la Porta delle Piagge. Uscendovi si può notare una struttura che sporge più delle altre dove si apre una piccola feritoia, con buona probabilità l'edificio odierno occupa una torre posta a protezione dell'ingresso.
La via prosegue seguendo la linea delle mura fino a ritornare sulla circonvallazione, là dove inizia il marciapiede ci si può affacciare dal parapetto per vedere l'angolo delle mura immerso nella vegetazione, da lì le opere iniziavano a risalire lungo la rupe. Qui si ergeva un tempo una della quattro porte del paese, dedicata a San Pietro, ed ora scomparsa.
La parte occidentale, si è già detto, che non necessitava di grandi opere difensive grazie alla forte acclività , rimangono comunque alcune tracce tra i basamenti delle strutture, gradevoli sono i loggiati aperti in prossimità del Palazzo dei Priori, eretto sul convento farfense. Subito dopo le muraglie scendevano fino a ricongiungersi con Porta San Francesco, chiudendo così il circuito; nell'area in epoca recente sono state erette delle mura a protezione della rupe e per prevenire frane.
Ai loro piedi corre una rampa che dalla porta sale fino alla parte alta, permettendo di meglio vedere le varie opere difensive e architettoniche, godendo anche di un bel panorama.
Insieme a Montelparo e Montefalcone, tra il X e il XII secolo, era uno dei capisaldi difensivi dello stato monastico farfense con al centro l'abbazia di Santa Vittoria in Matenano. Le prime fortificazioni molto probabilmente risalgono a quest'epoca e proteggevano il centro che all'epoca era di dimensioni assai minori. La porzione che si arrampica sopra la rupe occidentale, grazie al gran dislivello, rimarrà l'unica parte delle difese a non subire troppe mutazioni.
Nel 1239 il castello passa sotto il comitato ascolano e tre anni più tardi viene assediato dalle truppe dell'imperatore svevo Federico II, guidate dal figlio, il Re Enzo e Rinaldo d'Acquaviva. Successivamente la popolazione si ribellerà tornando sotto la protezione dei monaci. Da qui e per tutto il Duecento, inizierà una serie di continue occupazioni armate da parte dell'esercito ascolano, che voleva sottomettere il castello ai suoi domini, di sottrazioni da parte della Santa Sede e di tentativi di recupero da parte di Farfa.
Le mura saranno nuovamente messe alla prova durante la tirannia di Francesco Sforza, quando nel 1444 una rivolta dei forcesi viene sedata dalle truppe del fratello Alessandro che, penetrato nel centro, fa prigionieri diversi uomini.
Gli ultimi utilizzi saranno durante il XVI e il XVII secolo, quando queste terre erano infestate da numerosi briganti. Nel 1559 Force si era anche attivata per contrastarli, ma nel 1590 è segnalata ancora una forte presenza tanto che viene evitata dal vescovo durante le visite pastorali.
Nei tempi che ne seguirono sarà mano a mano riutilizzata per edificarvi abitazioni; nel Novecento sarà in parte demolita durante i lavori per la circonvallazione. Oggi ne sopravvive solo qualche tratto ma se ne riconosce l'andamento.
Quello che si vede è l'ultima espansione delle mura, avvenuta probabilmente nel XV - XVI secolo, seguendo i profili e le pendenze della collina. Si può iniziare la visita dalla bella Porta di San Francesco, costruita all'angolo nord della cinta: alla sua destra le mura risalivano lungo la ripida scarpata, dall'altra parte invece lambivano le proprietà del convento francescano e iniziavano a scendere verso la parte bassa del caseggiato.
La costruzione delle abitazioni ed infine della strada, hanno stravolto questo settore, forse correva a monte dell'asse viario per poi scendere ancora in concomitanza con la fila di abitazioni che inizia più avanti sulla sinistra.
Per seguirla bisogna scendere sulla prima scalinata che si incontra sulla sinistra, si passa davanti a una delle fonti del paese fino a tornare su un tratto pianeggiante, all'ombra delle case realizzate sopra le fortificazioni; prima di risalire si nota a sinistra la Porta delle Piagge. Uscendovi si può notare una struttura che sporge più delle altre dove si apre una piccola feritoia, con buona probabilità l'edificio odierno occupa una torre posta a protezione dell'ingresso.
La via prosegue seguendo la linea delle mura fino a ritornare sulla circonvallazione, là dove inizia il marciapiede ci si può affacciare dal parapetto per vedere l'angolo delle mura immerso nella vegetazione, da lì le opere iniziavano a risalire lungo la rupe. Qui si ergeva un tempo una della quattro porte del paese, dedicata a San Pietro, ed ora scomparsa.
La parte occidentale, si è già detto, che non necessitava di grandi opere difensive grazie alla forte acclività , rimangono comunque alcune tracce tra i basamenti delle strutture, gradevoli sono i loggiati aperti in prossimità del Palazzo dei Priori, eretto sul convento farfense. Subito dopo le muraglie scendevano fino a ricongiungersi con Porta San Francesco, chiudendo così il circuito; nell'area in epoca recente sono state erette delle mura a protezione della rupe e per prevenire frane.
Ai loro piedi corre una rampa che dalla porta sale fino alla parte alta, permettendo di meglio vedere le varie opere difensive e architettoniche, godendo anche di un bel panorama.
Bibliografia e fonti
Libri
- Castelli: Rocche torri cinte fortificate delle Marche (I castelli dello Stato di Ascoli) Vol.IV - Maurizio Mauro - Istituto italiano dei castelli, 1998
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