Oggi è il teatro montaltese, ma un tempo è stata la più importante chiesa del centro storico e prima cattedrale della diocesi sistina.
Ingnoto è l'anno di fondazione, era posizionata tra due castelli, dalla cui unione durante il medioevo, nascerà il centro di Montalto; probabilmente ad erigerla saranno i monaci farfensi. Si ricorda che qui nel 1452, il Commissario Apostolico decretava che i montaltesi, che avevano usurpato i beni delle chiese di Santa Lucia di Porchia e da quella dello scomparso castello di Mortula, dovevano renderle a Porchia altrimenti sarebbero stati scomunicati. Nel cinquecento è la chiesa parrocchiale più importante del paese, lo confermano anche le prime visite apostoliche. Quella del 1573 effettuata da Monsignor Maremonti, riporta che era molto ricca e possedeva nove altari, dove vi celebravano due parroci. Una svolta nella sua storia è l'elezione del cardinale Peretti a pontefice, col nome di Sisto V. Originario di una famiglia montaltese, il Papa ricoprirà di doni la sua terra ed anche questa chiesa: nel 1585 la innalza al grado di Collegiata, dove celebravano ben dieci canonici, concedendogli inoltre, le rendite del monastero di San Biagio nei pressi di Sarnano. Al suo sostentamento contribuivano, come patroni, i comuni di Montedinove, Patrignone e Porchia, oltre ovviamente a quello montaltese. Inoltre, il pontefice dona alla comunità un prezioso reliquiario, ammirabile oggi nel museo diocesano, un tempo alloggiato in una cappella eretta in questa chiesa. L'anno successivo Sisto V eleva a diocesi la sua patria, nasce quindi la necessità di trovare una cattedrale. Il Papa premeva per la costruzione di una nuova e maestosa struttura mentre il primo vescovo, Paolo Emilio Giovannini, sosteneva l'ampliamento della vecchia Santa Maria. Ovviamente sarà il primo a prevalere, ordinando la costruzione di Santa Maria Assunta, i lavori iniziati nel 1589 si protrassero per parecchi anni, nel frattempo si continua ad utilizzare la vecchia chiesa. Nella visita pastorale del 1590 viene trovata in buone condizioni; nel controllo del 1674 la nuova cattedrale non era ancora ultimata e si continua a celebrare nella chiesa di Santa Maria. Mano a mano che si completava la nuova cattedrale, Santa Maria verrà abbandonata, già nel 1591 viene demolito l'altare di Santa Croce, nel 1706 si registra anche la fine di quello di Santa Lucia. Il campanile è abbattuto nel 1817, dopo aver spostato le campane nella nuova cattedrale; anche il prezioso reliquiario sarà trasferito nel 1822, decretando la demolizione della cappella che lo conteneva. Nel 1823 a Montalto si trova Gaspare del Bufalo, fatto santo nel XX secolo. Grazie al suo operato la cittadinanza istituisce la congregazione di San Francesco Saverio, santo al quale Gaspare era molto legato. Viene scelta come sede la chiesa di Santa Maria, descritta come abbandonata e malridotta e da qui, l'edificio inizierà a prendere il nome della congregazione. Per renderla agibile se ne decide un radicale restauro: si progetta di demolire la vecchia facciata, lesionata della perdite d'acqua, e di arretrare la nuova facciata per evitare ulteriori danni alla struttura. Il problema non sarà risolto ed infatti, nella visita apostolica del 1880, si relaziona ancora lo stato decadente e danni da infiltrazione d'acqua. Nel 1888 si concordano i lavori con le maestranze e si procede a rifare il tetto e le coperture, vengono demolite le tombe e si abbassa il pavimento, che viene sostituito. Risistemata, continuerà le sue funzioni fino al XX secolo, ma durante il secondo dopoguerra, non risulterà più nelle visite pastorali. Ormai sconsacrata, nel 1953 viene recuperata da Don Settimio Vallorani ed allestita a sala cinematografica, con duecento posti a sedere. I lavori di adeguamento si concluderanno nel 1955, con la sistemazione della copertura. L'attività si protrarrà fino agli anni '80, per poi venire nuovamente chiusa. Nel 2002 se ne interessa il comune, l'acquista risistemandola, facendone il nuovo teatro cittadino, inaugurato nel 2013 e tuttora sede di spettacoli al chiuso. A poca distanza contribuisce con gli spettacoli all'aperto il teatro ""Della Rocca"", col belvedere sulla piazza principale del paese.
Si raggiunge percorrendo Corso Vittorio Emanuele III, lungo la salita che precede piazza Umberto I, dove si trova il palazzo dei Presidi col municipio. La troviamo sulla destra, dirimpetto al convento delle clarisse ed all'elegante mole di palazzo Pasqualini. Sulla facciata si notano ancora i segni del suo passato da edificio religioso, due coppie di lesene si staccano da un basamento ed affiancano il portale centrale, tra queste si aprono anche due semplici finestre. In alto, spicca una cornice che precede i quattro capitelli delle lesene, che continuano fino a terminare sul piano orizzontale, anch'esso ornato da una cornice, che conclude la facciata. Il portale sempre in mattoni a vista, in stile vagamente neoclassico, si mantiene piuttosto sobrio con un cornicione lavorato sopra l'architrave, il resto della facciata è intonacato. Sulla sinistra una rampa sale, protetta da un parapetto, fino alla biglietteria; l'ala che si affianca all'antica navata è stata costruita nel periodo postbellico con uno stile che richiama il razionalismo italiano. L'ingresso in pietra è sormontato dall'insegna dello stesso materiale. L'interno è caratterizzato dalla presenza dei resti della chiesa, come le file di colonne in stucco con capitelli in stile corinzio; si vedono ancora le aperture delle precedenti finestre, oggi chiuse. Il palco si trova là dove era l'altare centrale, dove rimane anche qualche traccia degli affreschi scomparsi.
Ingnoto è l'anno di fondazione, era posizionata tra due castelli, dalla cui unione durante il medioevo, nascerà il centro di Montalto; probabilmente ad erigerla saranno i monaci farfensi. Si ricorda che qui nel 1452, il Commissario Apostolico decretava che i montaltesi, che avevano usurpato i beni delle chiese di Santa Lucia di Porchia e da quella dello scomparso castello di Mortula, dovevano renderle a Porchia altrimenti sarebbero stati scomunicati. Nel cinquecento è la chiesa parrocchiale più importante del paese, lo confermano anche le prime visite apostoliche. Quella del 1573 effettuata da Monsignor Maremonti, riporta che era molto ricca e possedeva nove altari, dove vi celebravano due parroci. Una svolta nella sua storia è l'elezione del cardinale Peretti a pontefice, col nome di Sisto V. Originario di una famiglia montaltese, il Papa ricoprirà di doni la sua terra ed anche questa chiesa: nel 1585 la innalza al grado di Collegiata, dove celebravano ben dieci canonici, concedendogli inoltre, le rendite del monastero di San Biagio nei pressi di Sarnano. Al suo sostentamento contribuivano, come patroni, i comuni di Montedinove, Patrignone e Porchia, oltre ovviamente a quello montaltese. Inoltre, il pontefice dona alla comunità un prezioso reliquiario, ammirabile oggi nel museo diocesano, un tempo alloggiato in una cappella eretta in questa chiesa. L'anno successivo Sisto V eleva a diocesi la sua patria, nasce quindi la necessità di trovare una cattedrale. Il Papa premeva per la costruzione di una nuova e maestosa struttura mentre il primo vescovo, Paolo Emilio Giovannini, sosteneva l'ampliamento della vecchia Santa Maria. Ovviamente sarà il primo a prevalere, ordinando la costruzione di Santa Maria Assunta, i lavori iniziati nel 1589 si protrassero per parecchi anni, nel frattempo si continua ad utilizzare la vecchia chiesa. Nella visita pastorale del 1590 viene trovata in buone condizioni; nel controllo del 1674 la nuova cattedrale non era ancora ultimata e si continua a celebrare nella chiesa di Santa Maria. Mano a mano che si completava la nuova cattedrale, Santa Maria verrà abbandonata, già nel 1591 viene demolito l'altare di Santa Croce, nel 1706 si registra anche la fine di quello di Santa Lucia. Il campanile è abbattuto nel 1817, dopo aver spostato le campane nella nuova cattedrale; anche il prezioso reliquiario sarà trasferito nel 1822, decretando la demolizione della cappella che lo conteneva. Nel 1823 a Montalto si trova Gaspare del Bufalo, fatto santo nel XX secolo. Grazie al suo operato la cittadinanza istituisce la congregazione di San Francesco Saverio, santo al quale Gaspare era molto legato. Viene scelta come sede la chiesa di Santa Maria, descritta come abbandonata e malridotta e da qui, l'edificio inizierà a prendere il nome della congregazione. Per renderla agibile se ne decide un radicale restauro: si progetta di demolire la vecchia facciata, lesionata della perdite d'acqua, e di arretrare la nuova facciata per evitare ulteriori danni alla struttura. Il problema non sarà risolto ed infatti, nella visita apostolica del 1880, si relaziona ancora lo stato decadente e danni da infiltrazione d'acqua. Nel 1888 si concordano i lavori con le maestranze e si procede a rifare il tetto e le coperture, vengono demolite le tombe e si abbassa il pavimento, che viene sostituito. Risistemata, continuerà le sue funzioni fino al XX secolo, ma durante il secondo dopoguerra, non risulterà più nelle visite pastorali. Ormai sconsacrata, nel 1953 viene recuperata da Don Settimio Vallorani ed allestita a sala cinematografica, con duecento posti a sedere. I lavori di adeguamento si concluderanno nel 1955, con la sistemazione della copertura. L'attività si protrarrà fino agli anni '80, per poi venire nuovamente chiusa. Nel 2002 se ne interessa il comune, l'acquista risistemandola, facendone il nuovo teatro cittadino, inaugurato nel 2013 e tuttora sede di spettacoli al chiuso. A poca distanza contribuisce con gli spettacoli all'aperto il teatro ""Della Rocca"", col belvedere sulla piazza principale del paese.
Si raggiunge percorrendo Corso Vittorio Emanuele III, lungo la salita che precede piazza Umberto I, dove si trova il palazzo dei Presidi col municipio. La troviamo sulla destra, dirimpetto al convento delle clarisse ed all'elegante mole di palazzo Pasqualini. Sulla facciata si notano ancora i segni del suo passato da edificio religioso, due coppie di lesene si staccano da un basamento ed affiancano il portale centrale, tra queste si aprono anche due semplici finestre. In alto, spicca una cornice che precede i quattro capitelli delle lesene, che continuano fino a terminare sul piano orizzontale, anch'esso ornato da una cornice, che conclude la facciata. Il portale sempre in mattoni a vista, in stile vagamente neoclassico, si mantiene piuttosto sobrio con un cornicione lavorato sopra l'architrave, il resto della facciata è intonacato. Sulla sinistra una rampa sale, protetta da un parapetto, fino alla biglietteria; l'ala che si affianca all'antica navata è stata costruita nel periodo postbellico con uno stile che richiama il razionalismo italiano. L'ingresso in pietra è sormontato dall'insegna dello stesso materiale. L'interno è caratterizzato dalla presenza dei resti della chiesa, come le file di colonne in stucco con capitelli in stile corinzio; si vedono ancora le aperture delle precedenti finestre, oggi chiuse. Il palco si trova là dove era l'altare centrale, dove rimane anche qualche traccia degli affreschi scomparsi.
Bibliografia e fonti
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