Mulino di Tofe
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Grande mulino alimentato dal fiume Aso, ai piedi della frazione Tofe di Montemonaco.
Tra i più interessanti beni di questo tipo nell'area, non si hanno molte notizie del bene, che viene datato in un arco di tempo che va dal XIII al XVI secolo. Si ha notizia che nel XV secolo, il comune avvia grandi lavori pubblici, tra questi il rifacimento della cinta muraria e la sistemazione dei mulini. Nel 1931 appartiene alla ditta Ciotti Domenico, quando avviene un piccolo contenzioso con La SOE, società elettrica, che col suo operato, aveva tolto gran parte delle acque al mulino. Queste sono deviate per alimentare la vecchia centrale elettrica di Gerosa, precedente alla costruzione della diga e quindi al noto lago. Nel 1937 Il ricorso viene risolto ed il mulino, si vede ripristinare il contratto di prelievo delle acque, inoltre confermato per i successivi trenta anni. Durante la Seconda Guerra Mondiale è coinvolto nel 1944 in un violento scontro tra partigiani e truppe dell'Asse, nei pressi è stato eretto un monumento a memoria dei caduti.Rimasto in stato di abbandono nella seconda parte del XX secolo, viene danneggiato durante lo sciame sismico del 2016 e le abbondanti nevicate dell'invernata, hanno distrutto parte del tetto. Nel 2023 è stato donato al Comune di Montemonaco e se ne attende il restauro.
Raggiungibile dalla strada principale, imboccando un percorso sterrato nei pressi del monumento ai caduti. Subito si vede l'ampio tetto del mulino, che si sviluppa in altezza nel lato che da verso il fiume, elevandosi per due piani. Realizzato in pietra arenacea locale, non mancano però interventi in mattoni, o con le più povere e tondeggianti pietre di fiume. Dal versante verso la strada l'edificio sembra più modesto. Una piccola porticina stretta dal bordo del tetto, piuttosto basso, permette di accedere direttamente al secondo piano. Da questa posizione se ne osserva anche il perimetro irregolare, frutto di adattamento ai piccoli e pochi spazi utilizzabili, ricavati lungo il corso del fiume. Sulla parte destra si trovano le bocche di ingresso delle acque oggi non più attive, che attraverso degli scivoli, alimentavano le ruote idrauliche. Ancora a destra dell'edificio ed in parte addossato al mulino, c'è un laghetto di accumulo avvolto dalla vegetazione. Quindi dal monumento ai caduti si scende per una ripida strada, che raggiunge il greto del fiume costeggiando il mulino sul lato orientale. Una volta arrivati in basso, si può osservarne meglio l'aspetto esteriore. Si notano varie fasi costruttive e numerosi rimaneggiamenti, atti al renderlo sempre più efficiente, in quanto perno dell'economia locale. Ne deriva un edificio piuttosto complesso, dove al corpo centrale probabilmente il più antico, si vanno ad addossare altre strutture successive. Ad iniziare dalla facciata, che presenta l'ala a destra inclinata rispetto al fronte principale, davanti all'angolo che si va a creare, rimangono i ruderi di un'annesso distrutto. In questa porzione di edificio c'è l'ingresso principale, con un ambiente che collega il piano stradale e le sale di macinatura, ancora visibile è l'antico portale del primitivo mulino. Sul basamento del corpo centrale si trovano gli organi idraulici, contenuti dentro i due ambienti voltati aperti al pianterreno, comunicanti tra di loro all'interno. Se ci si affaccia si può vedere che la camera si restringe mano a mano che raggiunge il fondo, dove sono istallati i resti delle ruote, privi ormai di pale. Rimane solo l'albero che forniva energia alle macine, in parte conservati sono gli scivoli ed i meccanismi per regimentare il flusso delle acque. Si riscontra la presenza anche di una terza sede in seguito murata, se ne scorge ancora la cornice dell'arcata lungo il basamento. L'unico accesso dalla parte del fiume si trova sulla parte sinistra del complesso, realizzato più in alto rispetto al piano stradale e mancante di una scalinata, forse rimossa, che permetteva di salire direttamente al primo piano. Ai suoi lati si trovano due finestroni con cornice in pietra, protetti da un'inferriata e molto ampi per una migliore illuminazione degli interni. Più piccole sono le finestre del secondo piano, livello probabilmente dedicato all'abitazione del mugnaio, una fila di buche fa pensare l'esistenza di un ballatoio esterno, che corre lungo quasi tutta la facciata.

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