Le suggestive colline di Spinetoli sono state per secoli, mete di villeggiatura molto ambite da parte dei facoltosi cittadini ascolani.
Vicine alla strada Salaria, a metà strada tra la città ed il mare e ricche di acqua, le rendevano ideali anche per le coltivazioni, sorge nei pressi dell'attuale contrada di Villa Ciarulli, dove nel medioevo fece la sua breve comparsa il castello di Monte Vecchio del Tronto. La costruzione si deve ai Conti: Nicola, Vincenzo ed Elisabetta della famiglia ascolana degli Sgariglia, che avevano vaste proprietà nella vallata, che qui edificarono una piccola casa di villeggiatura estiva, che viene infine messa in vendita. Se ne interessa Alessandro Piccinini, esponente di un'altra nobile famiglia, originaria della frazione ascolana di Mozzano che, lavorando a Roma, desiderava un luogo nel piceno dove potersi riposare. La acquista nel 1850 apportandogli alcune modifiche, la struttura comprendeva anche un'oratorio privato, sarà lo stesso Alessandro che per spartirlo coi suoi nipoti avvierà dei dei lavori per meglio equilibrare le parti, ad oggi è ancora abitata dai suoi eredi che hanno conservato gran parte della struttura.
La villa ha ancora il suo ingresso monumentale lungo la Salaria, a poca distanza da Pagliare, composto da quattro pilastri in pietra che si alzano sugli estremi un muretto, le due all'esterno sono più basse e sopra il capitello vi sono appollaiate due aquile scolpite che guardano l'ingresso. Nelle due più interne e più alte si alza lo stemma della famiglia, recano il motto latino: ""OTIA ET STUDIO ET SIBI ET AMICIS"", scolpito in parti sotto ogni capitello, mentre in quelle esterne è scolpito l'anno di erezione.
Oltrepassato l'ingresso ci si ritrova in un lungo viale in salita contornato all'inizio da un'alta siepe, la vegetazione poi varia più avanti, giunti alla fine ci si ritrova al cospetto del terrapieno in mattoni, dove si intravvede la facciata della Villa. La struttura ha una pianta rettangolare, tinteggiata con toni ambrati, è suddivisa in un corpo centrale e due alee laterali, tra queste si apre sul davanti, il gradevole loggiato in pietra con le cinque arcate a tutto sesto che sorreggono la balconata superiore. Una serie di semicolonne sorreggono la ringhiera in ferro, nella porzione centrale vi è il grande stemma di famiglia sempre realizzato in metallo, ornato da una serie di ricci e volute, sulla terrazza si aprono le ampie porte finestre che illuminano l'interno della villa. Davanti al loggiato inizia l'elegante scalinata a doppia rampa, che prosegue scendendo fino al giardino ricavato sulla terrazza sopra al viale d'accesso, si notano due alte palme e percorsi disegnati dalle siepi; su una nicchia dello scalone è presente una statua.
Il resto dell'edificio non presenta note architettoniche di rilievo, vi si aprono semplici ed ampie finestre, la facciata posteriore però presenta un portale in marmo. All'interno vi è un grande atrio dove un tempo si trovava la cappella della villa, in sua memoria rimane anche il piccolo campanile a vela che si trova sul tetto della struttura.
Un muro la separa su due lati, dall'adiacente Villa Ciarulli-Montori col suo grande parco alberato, mentre nella parte orientale il giardino cede il passo ad un uliveto ed ai campi coltivati.
Vicine alla strada Salaria, a metà strada tra la città ed il mare e ricche di acqua, le rendevano ideali anche per le coltivazioni, sorge nei pressi dell'attuale contrada di Villa Ciarulli, dove nel medioevo fece la sua breve comparsa il castello di Monte Vecchio del Tronto. La costruzione si deve ai Conti: Nicola, Vincenzo ed Elisabetta della famiglia ascolana degli Sgariglia, che avevano vaste proprietà nella vallata, che qui edificarono una piccola casa di villeggiatura estiva, che viene infine messa in vendita. Se ne interessa Alessandro Piccinini, esponente di un'altra nobile famiglia, originaria della frazione ascolana di Mozzano che, lavorando a Roma, desiderava un luogo nel piceno dove potersi riposare. La acquista nel 1850 apportandogli alcune modifiche, la struttura comprendeva anche un'oratorio privato, sarà lo stesso Alessandro che per spartirlo coi suoi nipoti avvierà dei dei lavori per meglio equilibrare le parti, ad oggi è ancora abitata dai suoi eredi che hanno conservato gran parte della struttura.
La villa ha ancora il suo ingresso monumentale lungo la Salaria, a poca distanza da Pagliare, composto da quattro pilastri in pietra che si alzano sugli estremi un muretto, le due all'esterno sono più basse e sopra il capitello vi sono appollaiate due aquile scolpite che guardano l'ingresso. Nelle due più interne e più alte si alza lo stemma della famiglia, recano il motto latino: ""OTIA ET STUDIO ET SIBI ET AMICIS"", scolpito in parti sotto ogni capitello, mentre in quelle esterne è scolpito l'anno di erezione.
Oltrepassato l'ingresso ci si ritrova in un lungo viale in salita contornato all'inizio da un'alta siepe, la vegetazione poi varia più avanti, giunti alla fine ci si ritrova al cospetto del terrapieno in mattoni, dove si intravvede la facciata della Villa. La struttura ha una pianta rettangolare, tinteggiata con toni ambrati, è suddivisa in un corpo centrale e due alee laterali, tra queste si apre sul davanti, il gradevole loggiato in pietra con le cinque arcate a tutto sesto che sorreggono la balconata superiore. Una serie di semicolonne sorreggono la ringhiera in ferro, nella porzione centrale vi è il grande stemma di famiglia sempre realizzato in metallo, ornato da una serie di ricci e volute, sulla terrazza si aprono le ampie porte finestre che illuminano l'interno della villa. Davanti al loggiato inizia l'elegante scalinata a doppia rampa, che prosegue scendendo fino al giardino ricavato sulla terrazza sopra al viale d'accesso, si notano due alte palme e percorsi disegnati dalle siepi; su una nicchia dello scalone è presente una statua.
Il resto dell'edificio non presenta note architettoniche di rilievo, vi si aprono semplici ed ampie finestre, la facciata posteriore però presenta un portale in marmo. All'interno vi è un grande atrio dove un tempo si trovava la cappella della villa, in sua memoria rimane anche il piccolo campanile a vela che si trova sul tetto della struttura.
Un muro la separa su due lati, dall'adiacente Villa Ciarulli-Montori col suo grande parco alberato, mentre nella parte orientale il giardino cede il passo ad un uliveto ed ai campi coltivati.
Bibliografia e fonti
Libri
- Castellum Spinetulo - Gabriella Piccioni, Monica De Giorgis
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