NULL Capodirigo - Habitual Tourist
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Steso sopra un crinale roccioso, al centro di un piccolo lembo di terra coltivabile strappato alla montagna.
Situato sopra le gole del Tronto, presso la sorgente del torrente Rigo dal quale prende il nome, si raggiunge da una strada che sale dalla Salaria, poco lontano dai confini con Arquata, i primi documenti che ne parlano risalgono al medioevo quando era parte del sindacato di Quintodecimo. A partire dal XI secolo il territorio era sottomesso al vescovo di Ascoli, per poi tornare indipendente nel XIV secolo, nella tavola dei castelli ascolani del tardo quattrocento, compare sottoposta ancora al sindacato.
Il XVI secolo sarà ricco di avvenimenti per Capodirgo, il secolo inizierà con pestilenze e carestie che si sentirono anche qua dato che sarà eretto un'altare a san Sebastiano all'interno della chiesa di Santa Caterina dove intanto andava sviluppandosi la confraternita del Santissimo Rosario che verso la metà del secolo sarà tra le più attive del territorio. Singolare è una faida che scoppia con la vicina villa di Peracchia che in epoche dove si era soliti scatenare interminabili guerre, le due comunità al terzo omicidio decidono di comune accordo di fare la pace. Nel 1547 si registra la presenza di un "Passo", luogo per il controllo e la riscossione delle tasse sulle merci, sulle vie dirette verso il versante meridionale del Fluvione. In contemporanea esplodeva anche nell'acquasantano il brigantaggio, che proprio in queste montagne trovava i suoi ripari preferiti, il borgo si troverà nel bel mezzo degli eventi, verrà ricordato quando nel 1591 giura al Legato Pontificio, il Cardinale Giustiniani, di non fornire scorte ai briganti.
Con l'arrivo della rivoluzione francese e la nascita della Repubblica Romana nel 1798, vengono modificate anche le istituzioni; il comune di Quintodecimo con le sue frazioni e gli altri comuni della montagna, vengono annessi ad Acquasanta, divenuta anche capoluogo di Cantone nel nuovo Dipartimento del Tronto. Ciò causò grandi proteste vista la grande riluttanza del territorio a sottomettersi agli acquasantani, saranno comunque costretti a questa convivenza e ciò fece aumentare il malcontento della popolazione, che esploderà nelle rivolte del 1799. Nel 1808 arriva Napoleone che rinnova le amministrazioni fondendo il municipio di Quintodecimo con quello acquasantano ma senza Montecalvo e Montacuto che faranno municipio a parte, durante la Restaurazione Quintodecimo tornerà indipendente ma appodiato ad Acquasanta; il territorio sarà uno dei paesi più colpiti dall'epidemia di colera del 1855.
Intanto arriva lo scontro per l'Unità d'Italia nel 1860 che investe anche queste terre sebbene si manterranno sostanzialmente a favore dei piemontesi, nel 1866 i comuni della montagna vengono riuniti nel nuovo municipio di Acquasanta.
Nell'incerto periodo postunitario fu difficile la convivenza degli antichi comuni uniti nella nuova amministrazione, nel 1879 Capodirigo aveva fatto domanda, insieme a Peracchia e Favalanciata, per distaccarsi dal comune di Acquasanta e mettersi con Arquata sebbene poi la faccenda non andò mai in porto. La strada che lo collega, partendo dalla contrada Casa Virgili, lungo la salaria fu costruita solo agli inizi del secolo ed ancora oggi collega il borgo arrampicandosi sinuosa per il versante di una montagna, dove si possono ancora osservare case coloniche costruite su i grandi massi di arenaria.
Molto scenografico è l'arrivo al paese dopo una lunga salita, quando nei pressi del cimitero con la vicina edicola, si apre la vista sui prati di una verde vallata circondata dalle rocce, dove nel mezzo si dispongono le case del paese. La bella chiesa di Santa Caterina D'Alessandria, si alza all'inizio dell'abitato, sopra la strada principale che lo attraversa. Fin da subito si notano gli interessanti edifici che si susseguono, a cominciare dalla una casa cinquecentesca con una nicchia affrescata, dirimpetto un'altra casa mostra le cornici delle finestre scolpite. Continuando a scendere si arriva ad un tratto pianeggiante dove sulla sinistra, si nota un lungo palazzo settecentesco, uno degli edifici più grandi del paese, poco più in giù si innalza una suggestiva casa torre in pietra. Si continua a scendere nelle parte bassa, dove ci sono alcune interessanti architravi scolpite, qui la strada si divide in altre due, la prima termina poco dopo, davanti all'ultima abitazione eretta sopra lo sperone roccioso, l'altra scende fra due agglomerati abitativi composti da strutture di varie epoche. Arrivati alla fine del paese si ritorna sui propri passi risalendo verso la chiesa, molto bello e caratteristico, il borgo merita più di una visita superficiale.

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