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Prende il nome dal termine che veniva utilizzato per definire le aree disboscate, legato quindi all'economia del legname da sempre tra le principali attività dell'area.
Sviluppatosi nel corso del medioevo all'ombra della Rocca Santa Maria, situata sulle cime del crinale di Riano, centro più sviluppato al quale Cesa sarà sottoposto. I primi documenti che ne parlano risalgono al 1178, quando era tra i castelli posseduti dal Vescovo di Teramo.
Nel 1526 si registra la presenza della chiesa di San Lorenzo, totalmente ricostruita nelle forme attuali nel XIX secolo.
In questo secolo il territorio montano si caratterizza per l'attività di numerosi briganti, dure saranno le repressioni da parte della giustizia nel tentativo di contrastare un fenomeno che si estinguerà solo dopo l'Unità d'Italia. Infatti, nel 1668 il capitano Giuseppe Zunica, a capo dell'esercito spagnolo, guida un assalto contro i villaggi di Rocca Santa Maria, anche Cesa sarà incendiato e si salverà solo la chiesa. Si darà inoltre disposizione di pattugliare le macerie e di tener lontano chiunque avesse intenzione di ricostruire l'abitazione; le popolazioni saranno costrette a rimanere nei castelli del Vescovo di Teramo, ancora signore di quelle terre, per non farle disperdere altrove.
Qualche anno più tardi, la situazione precipita di nuovo, stavolta il territorio viene occupato da Santuccio da Froscia, nativo del paese e nipote del bandito cinquecentesco più noto dello stivale: Marco Sciarra, originario della vicina contrada di Castiglione.
Nel 1683 si era arroccato in paese, oltre che a Riano, Tevere e Forno ed è costretto alla fuga solo quando i cannoni dell'esercito messo sulle sue tracce, piantano l'assedio in queste località. Risulta ancora annesso a Riano sul finire del settecento, pochi anni prima dei moti legati alla rivoluzione francese, che nel regno sfoceranno nella breve Repubblica Partenopea del 1799.
In questo frangente, si riorganizzava il territorio ed il comprensorio di Rocca Santa Maria, insieme agli altri feudi vescovili dello Stato di Bisegno, eretto a municipio, finiscono nel Cantone di Teramo facente parte del più ampio Dipartimento del Pescara.
Cade la Repubblica e torna il Re per un breve periodo, ma già nel 1806 le truppe napoleoniche invadono il Regno di Napoli, sale al trono Giuseppe Bonaparte, che abolisce subito le pratiche feudali e ripristina l'ordinamento amministrativo repubblicano.
Nel 1813 il comune di Rocca Santa Maria viene annesso al Circondario di Valle Castellana e comprenderà oltre all'antica Università omonima, anche alcuni villaggi di quella della Rocca di Bisegno e di Terra Morricana Montagna.
Concluso il processo unitario, rientra tra i territori dell'attuale Provincia di Teramo.
Si trova all'altitudine di quasi mille metri e borda il rigoglioso Bosco Martese ai piedi della località Ceppo, che per l'appunto un tempo era anche chiamata "Ceppo di Cesa".
Vi arriva tramite un'unica strada che raggiunge il piazzale da capo all'abitato, poco sotto la chiesa di San Lorenzo, iniziando così la visita, la prima abitazione che si incontra è di origine moderna ma conserva sul retro una tradizionale loggiato.
Davanti alla struttura vi è una biforcazione in cui una strada scende nell'abitato, mentre quella in alto arriva fino ad una piazzetta con la fontana, compresa tra un grande agglomerato residenziale che predomina tra gli altri edifici. Esaminandolo possiamo riscontrare la presenza di vari architravi lavorati con datazioni che vanno dal XVII al XX secolo, alcune pietre scolpite fanno riferimento ad un'epoca anche più antica.
Una piccola via si incunea tra le case e si ricollega all'altra strada asfaltata, che scende dal piazzale di arrivo, fino alla parte bassa di Cese dove sono presenti altre moderne abitazioni frammiste a tracce di quelle più antiche.
Le vallate boscose intorno lo collocano in uno scenario particolare, accentuando la bellezza del luogo.

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