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Nata nel 1621, figlia di Ippolita della famiglia notarile acquasantana dei Castelli e del caporale Pietrosante che faceva parte del contingente dei militi còrsi che risiedevano ad Acquasanta per contenere il diffuso banditismo dell'area. Si cominciano ad avere tracce scritte dell'intraprendente Lucilla nel 1645 quando, in un'epoca piuttosto turbolenta, dopo aver forse partecipato ad un omicidio, viene perdonata dai parenti dell'assassinato, della famiglia dei Pasqualini. Andrà in sposa ad un militare, còrso come il padre, ed essendo possidente da parte di madre, aveva anche dei terreni che vendette alla morte del genitore. Presto il marito scomparirà nelle nebbie della storia e non è vi sono tracce di eventuali figli. Nel frattempo Lucilla faceva vita piuttosto sopra le righe per una donna dell'epoca, partecipava infatti alle gare di appalto per la gestione della taverna, del forno o di altri beni municipali. Divenuta personaggio di spicco ad Acquasanta si inimica anche il vescovo che nel 1677 gli proibisce di gestire le osterie, lei non scoraggiandosi utilizza dei prestanome o crea alleanze con altri personaggi influenti.
Travagliato sarà anche il testamento, che modifichirà diverse volte fino alla morte avvenuta nel 1693, lasciando tutto alla sorella Maria.
Maria detta la "Zoppa" che partecipava alle attività della sorella, viene anche ricordata per essere stata accusata di aver realizzato dei bagni termali abusivi nella sua osteria, prelevando l'acqua dalle terme suscitando le ire di coloro che pagavano per usufruire delle acque terapeutiche. Ma Maria, scaltra come la sorella, riuscì a continuare l'attività facendosi scrivere una lettera dispensatoria dal governo ascolano.

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