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Villaggio ormai quasi abbandonato, si trova lungo la strada che da San Vito risale lungo le pendici della Montagna dei Fiori, fino ad arrivare a Macchia da Sole, entrambe le località si trovano oggi nel comune di Valle Castellana.
Un tempo questa zona rientrava nelle pertinenze dell'abbazia eremo di Sant'Angelo in Volturino, collocata su di uno sperone di roccia sulla montagna ascolana e di dipendenza farfense, nominata insieme alla corte di Valle Veneria, già a partire dal X secolo occupava questi territori.
Il centro nasce proprio ai piedi del centro monastico e lungo un importante asse viario, che da Ascoli saliva sulle montagne fino all'alta valle del Salinello, un tempo era più popoloso e probabilmente godeva di qualche particolare forma di autonomia, sempre sottoposta al Feudo di Macchia ed ai monaci.
Nel 1234 secolo nei pressi del paese, viene fondato per volontà del feudatario Giacomo della Macchia, un monastero chiamato Santa Maria di Cerro, retto dalle monache cistercensi.
Nel 1447 rientrerà all'interno dei territori, che per volontà del Re Alfonso V d'Aragona, passano alla contea di Montorio, retta all'epoca dalla famiglia dei Camponeschi fino al 1490 quando gli succedono i Carafa della Stadera, nel 1584 e nel 1597 diventa possedimento dei Crescenzi.
Nella montagna era esploso il fenomeno del brigantaggio, si registra la presenza di una banda di briganti in paese capitanata da Bartolomeo Vitelli detto Martello, che nel 1648 commetterà un'incursione a Campli. Sempre della famiglia dei Vitelli si ricordano anche i banditi Giovanni Carlo e Tommaso, detti "Da Curano", attivi nella seconda parte del XVII secolo.
Nel 1668, durante la repressione dello Zunica, vengono incendiate per rappresaglia alcune case di sospetti briganti, il governo di Civitella verrà anche incaricato di controllare che queste, non vengano ricostruite senza specifiche autorizzazioni.
Dalle devastazioni non si riprese più e nel nel 1707 viene annessa a San Vito come villa, con l'arrivo delle truppe napoleoniche un secolo più tardi, decade la feudalità e quindi anche la Contea di Montorio, il paese finisce sotto Civitella del Tronto. Nel frattempo, riesplode il brigantaggio in funzione antifrancese, in queste zone si segnala la presenza della banda di Sciabolone, nel 1813 con San Vito entra nel nuovo comune di Valle Castellana.
Nel 1861 sicuramente assisterà durante l'Unità d'Italia, agli episodi del brigantaggio a sostegno del morente regno borbonico e dei vicini Stati Pontifici, nel secolo successivo l'area verrà progressivamente abbandonata.
A Corano di Sopra rimane molto poco delle strutture antiche, le poche case rimaste si dispongono in un unico blocco e sono addossate le une alle altre, dai diversi restauri se ne distingue la diversa proprietà, staccati dal resto del blocco sono una casetta ed un grande edificio più in basso. Raggiungibile scendendo dalla fonte, è ben restaurato e probabilmente fa parte di una struttura ricettiva, i campi lavorati tutto intorno mantengono in vita il centro ormai popolato solo d'estate.
Poco più in basso si trova l'altra parte del centro: Corano di Sotto.

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