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Occupa la cima del colle Matenano, punto più alto del paese di Santa Vittoria.
Insieme all'Oratorio degli innocenti, è uno degli ultimi rimasugli della grande abbazia farfense che occupava si estendeva nell'area ora occupata dal Parco della Rimembranza, costruita a partire dal 890 e che nel 934 ospiterà le reliquie di Santa Vittoria. Per l'occasione la chiesa viene ingrandita per adeguarla al crescente culto della Santa, andando ad occupare gran parte del colle con le sue tre navate sovrastate dalla torre fortezza, che fungeva anche da campanile.
Nel XIV secolo viene allungata la navata verso la rupe, forse per aumentare la disponibilità di fosse sepolcrali della primitiva chiesa, infatti viene definita "Seppelitio Mortis", a partire da quel momento e per tutto il quattrocento, vi vennero aggiunti diversi monumenti funebri.
Nei secoli successivi il torrione era divenuto pericolante, si decide di ruotare la disposizione interna della chiesa spostando l'altare maggiore dalla parte opposta, verso la rupe dove si allungava la precedente area cimiteriale, i lavori inizieranno il 1645 per concludersi dieci anni più tardi. Quello che oggi vediamo nella cappella era quindi l'altare maggiore della vecchia chiesa, nel suo ultimo allestimento barocco. Nel 1770 si decide di non restaurare più la chiesa ormai cadente, costruendone una nuova in un'altra posizione più favorevole, utilizzando i materiali ricavati dall'antico edifico. Nel 1771 il reliquiario con le spoglie della santa viene trasferito solennemente nella sua sede temporanea, nella chiesa di Santa Maria della Valle, al completamento della collegiata di Santa Vittoria nel 1795, il sarcofago sarà trasferito nella sua nuova sede. A salvare i pochi resti che vediamo oggi sarà Maria Vittoria Perfetti, con la sua generosità farà preservare la sezione che dava verso la rupe, contente l'Oratorio degli Innocenti, parte della navata laterale ed il presbiterio, che verrà chiuso da una nuova facciata. Durante i restauri nel 1983 vengo riscoperte le pitture medievali; la chiesa è stata danneggiata durante il terremoto del 2016.
Il Cappellone ha una pianta rettangolare e mostra sul davanti la neoclassica facciata mentre sul retro, nella parte a strapiombo sopra la rupe, porta ancora le tracce del suo passato medievale. Infatti mostra sul cornicione superiore una serie di archetti pensili che corrono insieme a numerose lesene lungo la parete, sulla facciata posteriore inoltre si aprono due finestre murate ai lati di una bifora in pietra, scolpita con gusto gotico. Differenti sono le linee della ricostruzione settecentesca, sulla facciata l'ingresso è preceduto da una scalinata a pianta rettangolare, il semplice portale termina con un'architrave sormontato da una cornice, un'altra più vistosa corre più in alto in corrispondenza della grande finestra aperta al centro. Interessante è la fascia sotto di essa, dove si alternano file di mattoni di diversa colorazione a formare dei riquadri, in quelli centrali sono murate alcune formelle, modellate con figure di uccelli ed armi, che affiancano una testa di leone in pietra. Una cornice curvilinea invece si allunga sopra la finestra, mentre l'opera si conclude con il timpano triangolare, munito anch'esso di una cornice lavorata; agli angoli della facciata si alzano due lesene fino alla cima, altre due appaiono in posizione più centrale scendono attraversando il timpano, fino a fermarsi all'altezza del portale.
All'interno ci si ritrova subito concentrati sugli stucchi del grande altare barocco, che un tempo dominava su una chiesa assai più vasta, vengono realizzati da Domenico Malpiedi di San Ginesio, al centro spicca la statua in gesso del Cristo Risorgente. Ai suoi piedi si trova l'unico altare della chiesa in legno dipinto, mentre ai suoi lati si alzano due fila di colonne tortili decorate che raggiungono un cornicione curvo, dove si distendono due angeli che affiancano il Padre Eterno. Sulla parte superiore vi sono le cornici che contengono dipinti realizzati da Francesco Braschi, raffiguranti scene dell'eucarestia, tranne un riquadro che appare eccessivamente deteriorato.
Ai lati dell'altare si trovano due tombe ad arcosolio, risalenti alla fase di cappella cimiteriale, a sinistra si trova una Deposizione di Cristo mentre nell'altra si trova la Discesa al Limbo, entrambe attribuite al pittore Cola da Santa Vittoria. Un'altro resto delle architetture medievali è una nicchia decorata, contenuta in una cornice barocca, un grande arco decorato divide la parte della vecchia chiesa con quella ricostruita dopo la demolizione.

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