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Nasce a Guardia di Vomano di Notaresco nel marzo del 1895 ma passerà la maggior parte della vita a Teramo.
Si forma artisticamente nello studio di Pietro Lagalla, pittore e fotografo di origine marchigiana, trapiantato in Abruzzo sul finire del'Ottocento, a partire dal 1925, quando per vivere lavorava come rappresentante, iniziò in proprio l'attività fotografica. Singolare e poliedrico personaggio, probabilmente può essere considerato uno degli ultimi uomini fotografi ambulanti, attivo per quasi cinque decenni, fu presente alle più importanti manifestazioni pubbliche tenute in città e provincia.
In bicicletta e con la macchina fotografica sempre al fianco, percorreva incessantemente il territorio, si appoggiava agli studi fotografici dei suoi amici per lo sviluppo e la stampa dei negativi, che eseguiva sempre personalmente. Conosciuto e apprezzato sopratutto come fotografo di cerimonie, era chiamato per il suo lavoro sia dalla nobiltà come dalla borghesia e dal popolo, lavorò anche per numerosi giornali locali, come L'Araldo Abruzzese, che per le testate nazionali quali Il Messaggero ed Il Tempo.
Si impegnò anche nel lavoro in "camera oscura" come stampatore per conti di terzi, fu un pioniere nel settore delle "cartoline" ed in seguito sarà anche editore. Una rilevante attività fu la sua documentazione capillare su tutto il territorio teramano, ritrasse anche molte piccole frazioni, per alcune sono le uniche immagini storiche esistenti, la passione per la documentazione lo spinse inoltre ad una ricerca approfondita delle immagini storiche della città del suo territorio. Partecipò direttamente alla raccolta del materiale per le iniziative di "Italia 61", nell'ambito delle celebrazioni del centenario dell'Unità italiana, riscoprì e diffuse alcune immagini di Teramo scattate da Gianfrancesco Nardi, pioniere della fotografia in Abruzzo, raffiguranti la Piazza dell'Olmo e il gruppo della Guardia Nazionale cittadina in posa. Si impegnò anche sul fronte della fotografia industriale e pubblicitaria, realizzò cartoline e reportage per numerosissimi esercizi commerciali ed industrie abruzzesi, fu tra i primi ad effettuare il trattamento e lo sviluppo delle lastre radiografiche.
Si spense nella sua città nel giugno del 1979, gli eredi donarono l'intera collezione delle fotografie e delle cartoline con le prove di stampa, alla Biblioteca provinciale "Melchiorre Delfico" che gli ha intitolato il proprio Archivio fotografico.
La sua figura è stata recentemente riscoperta e valorizzata da una serie di pubblicazioni dedicate al suo lavoro: un saggio all'interno dei volumi di fotografia della Storia d'Italia, edita dalla prestigiosa casa editrice Einaudi.

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