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Originario di Abetito di Montegallo dove nasce nel 1898, qui vive l'infanzia aiutando i suoi genitori che di mestiere facevano gli agricoltori. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, viene chiamato alle armi a soli diciannove anni, destinato al 3° Artiglieria di Montagna. Dopo pochi mesi di servizio viene ricoverato all'Ospedale Militare di Bergamo, per una broncopolmonite grave; all'epoca era una malattia pericolosa, in molti casi portava alla morte a causa dell'assenza di cure per contrastarla. Nel nosocomio prestava servizio come cappellano militare: Don Angelo Roncalli, futuro papa con il nome di Giovanni XXIII, subito si instaurò un rapporto tra i due molto stretto. Il futuro pontefice scrive di lui nel suo diario personale: "Umile contadino, ha l'anima pura come un angelo, gli traluce dagli occhi intelligenti dal sorriso buono". Il giovane si rende conto con il passare dei giorni che purtroppo la sua vita è agli sgoccioli, ma incredibilmente non si angoscia e racconta a Don Angelo che per lui morire non è doloroso, pregandolo affinché possa spegnersi tra le braccia del cappellano militare. Roncalli lo conforterà facendo di tutto pur di rimanere accanto al giovane che muore a seguito di un operazione chirurgica il giorno di Pasqua del 1917, sepolto presso il Cimitero Militare di Bergamo. Dopo oltre sette decenni i parenti di Domenico richiedono il trasferimento della salma al cimitero di Abetito. Una delegazione di circa cinquanta persone ,tra parenti autorità civili e religiose, si sono recate in Lombardia dove insieme a Monsignor Loris Capovilla, segretario personale di Giovanni XXIII, per celebrare una messa per il giovane Artigliere. In seguito i resti di Domenico Orazi contenuti in un urna sono giunti nel suo luogo natio. Nel piazzale antistante la chiesa dei Santi Pietro e Paolo si radunò una notevole folla per omaggiare il suo ritorno, dopo le esequie l'urna portata da un picchetto di militari seguita da tutte le autorità nel piccolo cimitero di Abetito. Qui la banda del Corpo dei Bersaglieri sottolineava il momento della deposizione delle ceneri in una tomba monumentale, realizzata dallo scultore corropolese Dino Di Bernardino, a lui dedicata.

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