Molto portato all'apprendimento, i suoi genitori lo iscrissero al Seminario Vescovile della cittadina, eccellente luogo di formazione culturale con una buona qualità degli insegnati. Dotato di una memoria straordinaria, iniziò a declamare le Odi di Ovidio e numerosi canti della Divina Commedia, diventando per i suoi meriti l'allievo prediletto del latinista e dantistica Don Carmine Galanti. All'età di diciotto anni lascia il Seminario per gli studi musicali, già avviati come seminarista con il celebre organista Pietro Amedei, da poco pensionato dalla Pontificia Basilica della Santa Casa di Loreto, trasferitosi a Ripatransone come Maestro di Cappella. Dopo avergli impartito nozioni di armonia, gli suggerì di perfezionarsi in composizione, Emidio a Napoli studiò anche canto e strumentazione per banda, ottenne infine il titolo di Maestro Compositore. Fu un periodo molto proficuo, riusce ad ottenere giudizi lusinghieri per la sua produzione sia vocale che strumentale, collaborò con il suo mentore, l'Amedei quando questi era direttore del teatro di Macerata, tra il 1880 e il 1881. Già nel 1882 compose una "Messa di Gloria" per commemorare il centenario della Madonna di San Giovanni di Ripatransone, la stessa opera fu poi eseguita l'anno successivo nel napoletano, a Piedigrotta, in occasione dell'annuale festa patronale. Successivamente viene nominato direttore della banda comunale e della Cappella Musicale di Randazzo, in provincia di Catania, ma la nostalgia della sua terra era molto forte. Accettò nel 1887 la direzione della Cappella Musicale della
Realizza inoltre "Il Finimondo" eseguito a Napoli nel 1882, il poema sinfonico dal "Sabato del Villaggio" del Leopardi, esecuzione per orchestra e coro nel 1911, le sue ultime opere furono "Canto Patriottico" per cori ed orchestra e "Il Canto d'Italia per Fiume"m del 1918.
Si spegnerà a Cupra Marittima dove si era ritirato nel novembre del 1920.