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Emidio Lazzarini
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La sua storia è veramente particolare, nasce nel 1915 ad Ascoli, nipote e figlio di artigiani della calzatura.
Le attività famigliari in città esistevano già dal 1886. Fin da piccolo lavora duramente nella bottega di famiglia, riposandosi durante le lezioni scolastiche, suo padre Pasquale già ad otto anni gli insegna i primi rudimenti del mestiere, che il genitore aveva appreso anni prima dalle maestranze del nord Italia, a Vigevano. Lascia gli studi già all'età di nove anni e successivamente si dedica anche allo sport, frequenta la palestra Malaspina, dove si appassiona alla lotta, sperando di crescere fisicamente data l'esile corporatura. Notano la sua determinazione e dopo pochi anni inizia a praticare il pugilato, poi ritorna alla lotta libera; nel 1932 arriva alle finali nazionali di pugilato che si svolgono in Sardegna. Nonostante Ii suo avversario sia più possente, Lazzarini domina sul ring, ma vince il contendente in quanto originario dell'isola, furioso del risultato colpisce l'arbitro, venendo squalificato a vita. Rientra ad Ascoli stavolta dedicandosi alla lotta, intanto lavora anche in un bar vicino alla bottega di famiglia, diventa una asso con il bigliardo guadagnando qualche soldo. Nel 1937 emigra in Germania dove trova un impiego a Berchtesgaden in Alta Baviera, Dove lavora c'è un collega corpulento prende di mira sia lui che gli altri manovali, dopo poche settimane lo affronta e lo mette a tappeto tra i festeggiamenti degli operai. Il titolare invece di licenziarlo gli fa allenare i suoi figli alle discipline sportive destinandolo alla mensa del "Nido dell'Aquila", il rifugio alpino di Hitler, dove si ritrovavano le dirigenze del partito nazista. Tornato ad Ascoli nel 1940, diventa campione nazionale di lotta greco-romana. DA bravo calzolaio realizza da solo i suoi scarpini per l'allenamento e per le gare, calzature di estrema qualità che brevetta con il nome di Pantofola d'Oro, chiamandovi in seguito anche la sua azienda. Nella lotta però gli atleti sono pochi e non conosciuti, tenta quindi a produrre scarpe da calcio e tramite conoscenze del nord Italia, riesce a contattare l'italo-argentino Omar Sivori, uno dei più grandi "artisti" del pallone tra gli anni Cinquanta e i Sessanta del Novecento, all'epoca giocatore della Juventus. Riesce a convincere anche alcuni compagni di squadra come Boniperti e John Charles. Da qui in poi le Pantofole d'Oro saranno ai piedi di grandi giocatori: Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskas, Lev Jascin, Garrincha, Jose Altafini, Gianni Rivera, Sandro Mazzola, Luigi Riva, Helmut Haller, Luis Suarez, Fabio Capello, Dino Zoff, Roberto Bettega e Johan Cruijff. Quest'ultimo diventa un suo partner commerciale, con una linea del prodotto destinata al nord Europa. L'azienda ormai è conosciuta in tutto il mondo, Lazzarini partecipa ai vari ritiri delle squadre dei Mondiali di Calcio in Spagna nel 1982, poi vinto dall'Italia, tra i suoi clienti Bruno Conti, e i brasiliani Paulo Roberto Falcao, Toninho Cerezo e Josè Dirceu. Negli anni novanta rifornisce calciatori di spicco come Roberto Mancini, Ciro Ferrara e Paolo Di Canio, Jurgen Klismann, Roger Milla scalzavano scarpini Pantofola d'Oro. Oggi la famiglia Lazzarini non è più proprietaria del marchio, rilevato da investitori esteri ma anche ascolani.

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