Sito dello scomparso castello di Valle, nel comune di Amandola presso il confine con Montefortino.
Dall'alto della sua cima controllava i sottostanti territori, soprattutto le strade che salivano verso i passi montani, una di queste si insinua nella gola del fiume Ambro, raggiungendo il santuario omonimo. Il castello è sede nobiliare dei Conti Giberti, dinastia discendente dai Mainardi, i primi signori dell'area nel XI secolo e vassalli del vescovo di Fermo. Probabilmente il fortilizio prende vita intorno a questo secolo, come residenza di parte della dinastia. Ne parla spesso lo storico amandolese Ferranti, che rintraccia un documento del 1157 dove è registrata una ribellione della popolazione, scoppiata contro la tirannia del Conte Ruggiero degli Adalberti. Da qui si perdono le tracce per ricomparire un secolo più tardi, possesso stavolta dei Conti Giberti che nel castello aveva la propria sede. I nobili sono anche in possesso di tutto il castello di Marrabbione ed insieme ai conti di Falerone, possiedono anche parte del castello di Agello, Questi due centri unendosi insieme al vicino Castel Leone, formano nel 1248 l'attuale cittadina amandolese. In quel momento la famiglia dei Giberti è retta da Arpinello di Valle, in seguito abbandona il suo castello per costruire una nuova dimora, nell'appena nato centro di Amandola. Quindi nel 1268 con un atto registrato, vende al comune la giurisdizione su Valle pur mantenendo ancora diverse proprietà nell'area. Nello stesso documento liquida anche altri suoi possedimenti: i castelli di Scolca e Ferro con i loro feudi e parte di Vetice. In cambio ottiene diversi terreni in Amandola, una casa nel quartiere Agello, un mulino, vari sgravi fiscali, il diritto di ricoprire la carica di Podestà per un anno ed infine, il patronato sulle chiese castellane. Sebbene il fortilizio passi sotto l'amministrazione comunale, questa continua a stipendiare Arpinello per mantenerne attive le difese, come dimostra un documento del 1276, in quanto vicina al confine con Montefortino. Un'altro atto dello stesso anno documenta che anche i signori di Falerone, altro ramo nobile dei Mainardi, nelle persone di Pietro e Uffreduccio, vantavano dei diritti sul castello. Questi infatti rivendono le loro quote a Montefortino, insieme ad una parte di Castel Manardo, alimentando le già esistenti tensioni tra i due centri montani. Va a finire che i fortinesi riescono presto a conquistare il castello, causando una forte reazione degli amandolesi, che con 75 armati lo recuperano. Gli sconfitti si danno quindi al saccheggio ed alla devastazione delle campagne. Si va quindi a processo e tra le due parti la spunta Amandola, con una sentenza a suo favore emessa a Santa Vittoria nel 1275, da parte di un giudice farfense. Documenti del 1284 dichiarano che i fortinesi, utilizzavano metodi poco ortodossi per assoggettare la popolazione amandolese. Ancora scontri si hanno nel 1294 e si concludono sempre con la vittoria di Amandola, per poi arrivare ad una breve pace finita nel 1317. In questa data infatti, la popolazione castellana si ribella giurando fedeltà a Montefortino, causando un riaccendersi dei conflitti tra le due parti. Per fermare la guerra si ricorre ai tribunali, che sanciscono nel 1318 il ritorno all'amministrazione amandolese su Valle ed altri castelli ribelli. Da qui il fortilizio probabilmente decade, lo ritroviamo qualche secolo dopo durante una guerra sempre contro Montefortino, scoppiata per la fonte del Faggio, occupata proprio dalla popolazione di Valle. Intanto entra a far parte del comitato dei castelli amandolesi, nella contrada di Sant'Anastasio, che prende il nome dalla vicina abbazia benedettina. Nel frattempo sotto il vecchio fortilizio, si erano sviluppati tre villaggi: Valle, Capovalle e Piedivalle. Dopo un trattato sui confini del 1524, Capovalle rimane nel comune di Amandola, Valle riunita a Piedivalle passa nei confini di Montefortino.
Probabilmente il fortilizio si trovava a Nord-Est del comprensorio dei due centri, sulla cima più alta detta ancora oggi Monte Rocca. Protetta da rupi rocciose e ripidi declivi, presenta un buon livello di difese naturali su tutti i lati, un sentiero si stacca dalla sottostante strada brecciata, salendo sul versante settentrionale del monte. La parte superiore mostra alcune tracce di livellamento del terreno, sa qui si ha una buona vista sulle vallate circostanti e si tiene sotto controllo il sottostante valico. Si rinviano le altre considerazioni ad una visita più approfondita.
Dall'alto della sua cima controllava i sottostanti territori, soprattutto le strade che salivano verso i passi montani, una di queste si insinua nella gola del fiume Ambro, raggiungendo il santuario omonimo. Il castello è sede nobiliare dei Conti Giberti, dinastia discendente dai Mainardi, i primi signori dell'area nel XI secolo e vassalli del vescovo di Fermo. Probabilmente il fortilizio prende vita intorno a questo secolo, come residenza di parte della dinastia. Ne parla spesso lo storico amandolese Ferranti, che rintraccia un documento del 1157 dove è registrata una ribellione della popolazione, scoppiata contro la tirannia del Conte Ruggiero degli Adalberti. Da qui si perdono le tracce per ricomparire un secolo più tardi, possesso stavolta dei Conti Giberti che nel castello aveva la propria sede. I nobili sono anche in possesso di tutto il castello di Marrabbione ed insieme ai conti di Falerone, possiedono anche parte del castello di Agello, Questi due centri unendosi insieme al vicino Castel Leone, formano nel 1248 l'attuale cittadina amandolese. In quel momento la famiglia dei Giberti è retta da Arpinello di Valle, in seguito abbandona il suo castello per costruire una nuova dimora, nell'appena nato centro di Amandola. Quindi nel 1268 con un atto registrato, vende al comune la giurisdizione su Valle pur mantenendo ancora diverse proprietà nell'area. Nello stesso documento liquida anche altri suoi possedimenti: i castelli di Scolca e Ferro con i loro feudi e parte di Vetice. In cambio ottiene diversi terreni in Amandola, una casa nel quartiere Agello, un mulino, vari sgravi fiscali, il diritto di ricoprire la carica di Podestà per un anno ed infine, il patronato sulle chiese castellane. Sebbene il fortilizio passi sotto l'amministrazione comunale, questa continua a stipendiare Arpinello per mantenerne attive le difese, come dimostra un documento del 1276, in quanto vicina al confine con Montefortino. Un'altro atto dello stesso anno documenta che anche i signori di Falerone, altro ramo nobile dei Mainardi, nelle persone di Pietro e Uffreduccio, vantavano dei diritti sul castello. Questi infatti rivendono le loro quote a Montefortino, insieme ad una parte di Castel Manardo, alimentando le già esistenti tensioni tra i due centri montani. Va a finire che i fortinesi riescono presto a conquistare il castello, causando una forte reazione degli amandolesi, che con 75 armati lo recuperano. Gli sconfitti si danno quindi al saccheggio ed alla devastazione delle campagne. Si va quindi a processo e tra le due parti la spunta Amandola, con una sentenza a suo favore emessa a Santa Vittoria nel 1275, da parte di un giudice farfense. Documenti del 1284 dichiarano che i fortinesi, utilizzavano metodi poco ortodossi per assoggettare la popolazione amandolese. Ancora scontri si hanno nel 1294 e si concludono sempre con la vittoria di Amandola, per poi arrivare ad una breve pace finita nel 1317. In questa data infatti, la popolazione castellana si ribella giurando fedeltà a Montefortino, causando un riaccendersi dei conflitti tra le due parti. Per fermare la guerra si ricorre ai tribunali, che sanciscono nel 1318 il ritorno all'amministrazione amandolese su Valle ed altri castelli ribelli. Da qui il fortilizio probabilmente decade, lo ritroviamo qualche secolo dopo durante una guerra sempre contro Montefortino, scoppiata per la fonte del Faggio, occupata proprio dalla popolazione di Valle. Intanto entra a far parte del comitato dei castelli amandolesi, nella contrada di Sant'Anastasio, che prende il nome dalla vicina abbazia benedettina. Nel frattempo sotto il vecchio fortilizio, si erano sviluppati tre villaggi: Valle, Capovalle e Piedivalle. Dopo un trattato sui confini del 1524, Capovalle rimane nel comune di Amandola, Valle riunita a Piedivalle passa nei confini di Montefortino.
Probabilmente il fortilizio si trovava a Nord-Est del comprensorio dei due centri, sulla cima più alta detta ancora oggi Monte Rocca. Protetta da rupi rocciose e ripidi declivi, presenta un buon livello di difese naturali su tutti i lati, un sentiero si stacca dalla sottostante strada brecciata, salendo sul versante settentrionale del monte. La parte superiore mostra alcune tracce di livellamento del terreno, sa qui si ha una buona vista sulle vallate circostanti e si tiene sotto controllo il sottostante valico. Si rinviano le altre considerazioni ad una visita più approfondita.
Bibliografia e fonti
Libri
- Castelli scomparsi nelle Marche meridionali - Mario Antonelli, Settimio Virgili
- Memorie storiche della città di Amandola - Pietro Ferranti
Altri monumenti nel comune
Tutti i monumenti di Amandola
Abbadia
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Amandola
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Fontana
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Fonte
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Fonte
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Santa Maria delle Grazie
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Santa Maria delle Grazie
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