Il castello belmontese si dispone lungo uno stretto crinale, parallelo al corso del sottostante fiume Tenna.
Data la limitatezza territoriale del sito non ha subito grandi espansioni e la sua cinta muraria, si è limitata a cingere le poche case in corrispondenza delle già buone difese naturali. Le prime opere fortificate si devono ai monaci farfensi, fondatori del castello, presenti nel complesso monastico di Santa Maria in Muris, di cui oggi sopravvive solo la chiesa. Inizialmente le mura dovevano cingere solo la parte più alta dell'abitato, dove oggi è la piazza principale e si affacciano la chiesa di San Salvatore e l'oratorio del Santissimo Sacramento. A seguito della crescita del castello dopo l'entrata nel comitato fermano, arriva alle forme attuali espandendosi anche verso sud, circondando con nuove mura gli edifici sorti a ridosso delle vecchie. Probabilmente il grande dislivello che intercorre tra le due vie parallele del centro, sarebbe una traccia di questa espansione.
Sappiamo che nel 1407, quando era signore di Fermo Ludovico Migliorati, le mura sono assaltate dall'esercito pontificio, inviato a contrastarlo. Gli armati erano guidati dal famoso condottiero Braccio da Montone e da Rodolfo da Varano; altri assedi avvengono da parte dei soldati dei Malatesta nel 1413, ancora contro il Migliorati. Le difese Rimangono in uso fino al XVI secolo quando iniziano, un po' ovunque, ad essere vendute a privati che vi espandono le loro proprietà . Grandi mutilazioni avvengono però nel XVIII secolo, quando si provvede ad una generale sistemazione del paese, nel 1768 distrutta la porta meridionale. Nel 1771 anche una parte della muraglia viene distrutta per espandere la chiesa di San Salvatore, sempre nello stesso periodo durante la sistemazione della piazza principale, viene distrutta anche la porta che si volgeva ad occidente. Nel 1777 è edificata la casa che incorpora il resto di torre sul lato meridionale, da parte della famiglia del pievano Don Nicola Urbani. Dopo l'Unità d'Italia sono costruiti i muraglioni che si trovano oggi ai piedi delle mura, datati 1866, altri tratti sono stati modificati da ristrutturazioni novecentesche.
Non rimane molto di osservabile, mancano le porte e le estremità del tracciato, che un tempo aveva forma rettangolare, piuttosto allungata e che si allargava in prossimità della piazza centrale. Probabilmente qui aveva sede la rocca o un eventuale fortificazione maggiore, oggi non più esistente. Il circuito murario è ben visibile percorrendo le vie che costeggiano l'abitato, meno interessante il lato nord, dove i resti sono più confusi. Alla loro base sono stati realizzate aree verdi, si notano solo antiche muraglie alla base degli edifici e qualche torre piuttosto rimaneggiata. Più interessante è il versante meridionale, a partire dalle mura scarpate alla base di palazzo Ciotti, affacciate sulla rampa che esce dal paese ad oriente e davanti alla chiesa della Madonna del Rosario. Qui si risale tenendo l'occhio alla mole compatta delle case, dove si scorge un probabile resto di una torre perimetrale, seguita da un'altra che si è mantenuta meglio. Questa caratterizza in pratica tutte le mura belmontesi, nonostante sia stata modificata con nuove finestre ed una vistosa porta alla base, mostra ancora alcune caratteristiche originali. Oltre le due fasce con mattoni a denti di lupo che marcano il piano centrale, si nota in alto la sagoma dei merli, alcuni con le sedi per installare gli stemmi dei potenti di turno. Al di sotto si notano i resti di una finestra ad arco dell'epoca.
Data la limitatezza territoriale del sito non ha subito grandi espansioni e la sua cinta muraria, si è limitata a cingere le poche case in corrispondenza delle già buone difese naturali. Le prime opere fortificate si devono ai monaci farfensi, fondatori del castello, presenti nel complesso monastico di Santa Maria in Muris, di cui oggi sopravvive solo la chiesa. Inizialmente le mura dovevano cingere solo la parte più alta dell'abitato, dove oggi è la piazza principale e si affacciano la chiesa di San Salvatore e l'oratorio del Santissimo Sacramento. A seguito della crescita del castello dopo l'entrata nel comitato fermano, arriva alle forme attuali espandendosi anche verso sud, circondando con nuove mura gli edifici sorti a ridosso delle vecchie. Probabilmente il grande dislivello che intercorre tra le due vie parallele del centro, sarebbe una traccia di questa espansione.
Sappiamo che nel 1407, quando era signore di Fermo Ludovico Migliorati, le mura sono assaltate dall'esercito pontificio, inviato a contrastarlo. Gli armati erano guidati dal famoso condottiero Braccio da Montone e da Rodolfo da Varano; altri assedi avvengono da parte dei soldati dei Malatesta nel 1413, ancora contro il Migliorati. Le difese Rimangono in uso fino al XVI secolo quando iniziano, un po' ovunque, ad essere vendute a privati che vi espandono le loro proprietà . Grandi mutilazioni avvengono però nel XVIII secolo, quando si provvede ad una generale sistemazione del paese, nel 1768 distrutta la porta meridionale. Nel 1771 anche una parte della muraglia viene distrutta per espandere la chiesa di San Salvatore, sempre nello stesso periodo durante la sistemazione della piazza principale, viene distrutta anche la porta che si volgeva ad occidente. Nel 1777 è edificata la casa che incorpora il resto di torre sul lato meridionale, da parte della famiglia del pievano Don Nicola Urbani. Dopo l'Unità d'Italia sono costruiti i muraglioni che si trovano oggi ai piedi delle mura, datati 1866, altri tratti sono stati modificati da ristrutturazioni novecentesche.
Non rimane molto di osservabile, mancano le porte e le estremità del tracciato, che un tempo aveva forma rettangolare, piuttosto allungata e che si allargava in prossimità della piazza centrale. Probabilmente qui aveva sede la rocca o un eventuale fortificazione maggiore, oggi non più esistente. Il circuito murario è ben visibile percorrendo le vie che costeggiano l'abitato, meno interessante il lato nord, dove i resti sono più confusi. Alla loro base sono stati realizzate aree verdi, si notano solo antiche muraglie alla base degli edifici e qualche torre piuttosto rimaneggiata. Più interessante è il versante meridionale, a partire dalle mura scarpate alla base di palazzo Ciotti, affacciate sulla rampa che esce dal paese ad oriente e davanti alla chiesa della Madonna del Rosario. Qui si risale tenendo l'occhio alla mole compatta delle case, dove si scorge un probabile resto di una torre perimetrale, seguita da un'altra che si è mantenuta meglio. Questa caratterizza in pratica tutte le mura belmontesi, nonostante sia stata modificata con nuove finestre ed una vistosa porta alla base, mostra ancora alcune caratteristiche originali. Oltre le due fasce con mattoni a denti di lupo che marcano il piano centrale, si nota in alto la sagoma dei merli, alcuni con le sedi per installare gli stemmi dei potenti di turno. Al di sotto si notano i resti di una finestra ad arco dell'epoca.
Bibliografia e fonti
Libri
- Castelli: Rocche torri cinte fortificate delle Marche (Fermo e i suoi castelli) Vol.IV - Maurizio Mauro - Istituto italiano dei castelli, 1998
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