La grande chiesa parrocchiale della frazione di Piane di Falerone.
Nel corso del XX secolo la zona pianeggiante sotto Falerone, grazie anche alla costruzione della stazione ferroviaria della dismessa tratta Porto San Giorgio - Fermo - Amandola, aveva subito un grande aumento di popolazione. La storia della chiesa inizia dopo la seconda guerra mondiale: nel 1946 era stato ordinato parroco delle Piane Don Elio Iacopini, ex cappellano militare dei Bersaglieri, appena tornato dalle vicende belliche. All'epoca la frazione non possedeva una chiesa ed una casa canonica, viene costretto fin da subito ad erigere un nuovo luogo sacro, più consono e capiente per i numerosi fedeli del circondario.
Aiutato da Don Giulio Remia, artista e parroco della chiesa di Santa Margherita, che un tempo serviva anche l'area delle Piane, Don Elio si affida per la progettazione e realizzazione alla ditta dell'architetto Francesco Speranzini. L'opera viene inaugurata nel 1949 e da allora riveste il suo ruolo di centro religioso della popolosa area delle Piane.
Spicca, tra gli alberi che la circondano lungo la strada Faleriense, adiacente alla grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II. L'edificio è preceduto da una piazza dove risalta il busto di Don Elio Iacopini, una piccola scalinata permette di salire fino al sagrato. La facciata è contenuta da un grande arco trionfale in mattoni scuri e lastre in pietra, dove in alto campeggia la scritta in latino ""Jesu Christo Regi"". All'interno di questa cornice si aprono tre portali, il centrale più ampio dei due laterali protetti da artistiche cancellate in ferro e sormontati da altrettante finestre. Ai lati è riproposta la bicromia dei laterizi, si nota una fila di archi in pietra che conclude il profilo superiore delle navate laterali. Sulla sinistra della facciata, si nota il loggiato che protegge l'ingresso alla casa canonica. Assente è il campanile, forse previsto in origine ma mai realizzato, rimane una specie di abbozzo di qualche metro di altezza sull'angolo esterno della navata destra, dove è sistemata una campana sorretta da una struttura metallica.
L'interno si rifà alle chiese medievali, divisa in tre navate, con quella centrale più alta ed ampia, separate da una serie di archi sorretti da colonne in mattoni scuri. In fondo, il presbiterio è rialzato e termina in fondo con un'abside arrotondata; ad una certa altezza sopra i lati si trovano le due cantorie. Estremamente sobrio è l'apparato decorativo, spiccano le vetrate colorate ed il Cristo Re in ceramica, collocato al centro dell'abside, tra due strette finestre. Le navate laterali mostrano raffigurazioni della Via Crucis, occupa la parete adiacente all'altare una nicchia per ogni lato, con statue al loro interno.
Nel corso del XX secolo la zona pianeggiante sotto Falerone, grazie anche alla costruzione della stazione ferroviaria della dismessa tratta Porto San Giorgio - Fermo - Amandola, aveva subito un grande aumento di popolazione. La storia della chiesa inizia dopo la seconda guerra mondiale: nel 1946 era stato ordinato parroco delle Piane Don Elio Iacopini, ex cappellano militare dei Bersaglieri, appena tornato dalle vicende belliche. All'epoca la frazione non possedeva una chiesa ed una casa canonica, viene costretto fin da subito ad erigere un nuovo luogo sacro, più consono e capiente per i numerosi fedeli del circondario.
Aiutato da Don Giulio Remia, artista e parroco della chiesa di Santa Margherita, che un tempo serviva anche l'area delle Piane, Don Elio si affida per la progettazione e realizzazione alla ditta dell'architetto Francesco Speranzini. L'opera viene inaugurata nel 1949 e da allora riveste il suo ruolo di centro religioso della popolosa area delle Piane.
Spicca, tra gli alberi che la circondano lungo la strada Faleriense, adiacente alla grande piazza dedicata a Giovanni Paolo II. L'edificio è preceduto da una piazza dove risalta il busto di Don Elio Iacopini, una piccola scalinata permette di salire fino al sagrato. La facciata è contenuta da un grande arco trionfale in mattoni scuri e lastre in pietra, dove in alto campeggia la scritta in latino ""Jesu Christo Regi"". All'interno di questa cornice si aprono tre portali, il centrale più ampio dei due laterali protetti da artistiche cancellate in ferro e sormontati da altrettante finestre. Ai lati è riproposta la bicromia dei laterizi, si nota una fila di archi in pietra che conclude il profilo superiore delle navate laterali. Sulla sinistra della facciata, si nota il loggiato che protegge l'ingresso alla casa canonica. Assente è il campanile, forse previsto in origine ma mai realizzato, rimane una specie di abbozzo di qualche metro di altezza sull'angolo esterno della navata destra, dove è sistemata una campana sorretta da una struttura metallica.
L'interno si rifà alle chiese medievali, divisa in tre navate, con quella centrale più alta ed ampia, separate da una serie di archi sorretti da colonne in mattoni scuri. In fondo, il presbiterio è rialzato e termina in fondo con un'abside arrotondata; ad una certa altezza sopra i lati si trovano le due cantorie. Estremamente sobrio è l'apparato decorativo, spiccano le vetrate colorate ed il Cristo Re in ceramica, collocato al centro dell'abside, tra due strette finestre. Le navate laterali mostrano raffigurazioni della Via Crucis, occupa la parete adiacente all'altare una nicchia per ogni lato, con statue al loro interno.
Bibliografia e fonti
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