Nasce nel Picenum, molto probabilmente nell'area della campagna fermana nel 135 a.C.
Riesce ad elevarsi alla carica di Senatore della repubblica romana, nonostante la forte avversione dei nobili cittadini contro gli esponenti delle ricche famiglie rurali, nel 104 ottene il suo primo incarico in Sicilia come Questore. Dimostrando grandi capacità militari, scalando velocemente i vertici della politica e già durante la ""Guerra Sociale"" contro gli italici, nel 89 a.C., diventa Console. Guida l'esercito con successo anche contro gli italici nel nord Italia, grazie alle sue vittorie, una città di origine celtica situata presumibilmente nei pressi dell'odierna Lodi, viene rinominata ""Lais Pompeiana"" in suo onore. Sempre nello stesso anno combatte anche nella sua terra, il Piceno, assediando la città di Ascoli, dove stanziavano parte della truppe della ""Lega Italica"" guidate da Caio Vidacilio. Dopo due anni riesce a farla capitolare, morti i capi della rivolta ed esiliata parte della popolazione, ritorna a Roma vittorioso; vuole la tradizione che abbia portato con sé, come bottino di guerra, il giovane Ventidio Basso. Concesse inoltre la cittadinanza ai cavalieri iberici che schierati sotto il suo comando, si erano distinti durante la guerra, iscrivendoli nella varie tribù romane, ovvero i raggruppamenti sociali in cui erano suddivisi i cittadini di Roma, evento celebrato in una nota epigrafe bronzea giunta fino ad oggi.
Nel 88 a.C. promosse in senato la ""Lex Pompeia Transpadanis"", che concede i diritti anche alle popolazioni italiche a nord del fiume Po ed ai liguri, che si erano alleati con le truppe romane. Ritiratosi nel piceno infine con i veterani al suo servizio, gli fu imposto dal senato di consegnare l'esercito al console che lo aveva succeduto: Quinto Pompeo Rufo, divenuto senatore insieme a Lucio Cornelio Silla, all'epoca eletto dittatore per combattere le guerre contro Mitridate. Strabone riconsegnò le armate ma prima, irritato dalla richiesta fa uccidere Rufo senza che Silla, in viaggio verso la Grecia, potesse fare nulla.
Costretto a mobilitarsi nuovamente nel maggio del 87 a.C. quando Lucio Cornelio Cinna: patrizio, politico, console, capo della fazione popolare al senato e suocero di Giulio Cesare, fu cacciato da Roma dal suo avversario Gneo Ottavio, rappresentante del partito degli aristocratici. Strabone percorse con l'esercito la Strada Salaria in direzione di Roma, senza aver ancora deciso da quale parte schierarsi, giunto alle porte della città prese posizione con gli aristocratici, il partito degli ""Ottimati"" di chiaro stampo conservatore. Si scontrò quindi contro le truppe di Cinna e Quinto Sertorio, anch'egli un abile politico ed ottimo combattente, ma la battaglia non fu risolutiva, nonostante ciò Cinna cercò comunque di farlo uccidere, senza però riuscirci.
Strabone morirà lo stesso anno, probabilmente a causa di una pestilenza, ne approfitto la fazione avversaria devastando le sue proprietà a Roma. Lo sostituirà suo figlio Gneo Pompeo che ancora giovane, si mise a capo delle legioni del padre riportandole nel piceno.
Riesce ad elevarsi alla carica di Senatore della repubblica romana, nonostante la forte avversione dei nobili cittadini contro gli esponenti delle ricche famiglie rurali, nel 104 ottene il suo primo incarico in Sicilia come Questore. Dimostrando grandi capacità militari, scalando velocemente i vertici della politica e già durante la ""Guerra Sociale"" contro gli italici, nel 89 a.C., diventa Console. Guida l'esercito con successo anche contro gli italici nel nord Italia, grazie alle sue vittorie, una città di origine celtica situata presumibilmente nei pressi dell'odierna Lodi, viene rinominata ""Lais Pompeiana"" in suo onore. Sempre nello stesso anno combatte anche nella sua terra, il Piceno, assediando la città di Ascoli, dove stanziavano parte della truppe della ""Lega Italica"" guidate da Caio Vidacilio. Dopo due anni riesce a farla capitolare, morti i capi della rivolta ed esiliata parte della popolazione, ritorna a Roma vittorioso; vuole la tradizione che abbia portato con sé, come bottino di guerra, il giovane Ventidio Basso. Concesse inoltre la cittadinanza ai cavalieri iberici che schierati sotto il suo comando, si erano distinti durante la guerra, iscrivendoli nella varie tribù romane, ovvero i raggruppamenti sociali in cui erano suddivisi i cittadini di Roma, evento celebrato in una nota epigrafe bronzea giunta fino ad oggi.
Nel 88 a.C. promosse in senato la ""Lex Pompeia Transpadanis"", che concede i diritti anche alle popolazioni italiche a nord del fiume Po ed ai liguri, che si erano alleati con le truppe romane. Ritiratosi nel piceno infine con i veterani al suo servizio, gli fu imposto dal senato di consegnare l'esercito al console che lo aveva succeduto: Quinto Pompeo Rufo, divenuto senatore insieme a Lucio Cornelio Silla, all'epoca eletto dittatore per combattere le guerre contro Mitridate. Strabone riconsegnò le armate ma prima, irritato dalla richiesta fa uccidere Rufo senza che Silla, in viaggio verso la Grecia, potesse fare nulla.
Costretto a mobilitarsi nuovamente nel maggio del 87 a.C. quando Lucio Cornelio Cinna: patrizio, politico, console, capo della fazione popolare al senato e suocero di Giulio Cesare, fu cacciato da Roma dal suo avversario Gneo Ottavio, rappresentante del partito degli aristocratici. Strabone percorse con l'esercito la Strada Salaria in direzione di Roma, senza aver ancora deciso da quale parte schierarsi, giunto alle porte della città prese posizione con gli aristocratici, il partito degli ""Ottimati"" di chiaro stampo conservatore. Si scontrò quindi contro le truppe di Cinna e Quinto Sertorio, anch'egli un abile politico ed ottimo combattente, ma la battaglia non fu risolutiva, nonostante ciò Cinna cercò comunque di farlo uccidere, senza però riuscirci.
Strabone morirà lo stesso anno, probabilmente a causa di una pestilenza, ne approfitto la fazione avversaria devastando le sue proprietà a Roma. Lo sostituirà suo figlio Gneo Pompeo che ancora giovane, si mise a capo delle legioni del padre riportandole nel piceno.
Bibliografia e fonti
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