Nasce a Fermo nel 1497 da Tommaso e Celanzia degli Oddi, una nobile perugina.
Ludovico rimase subito orfano di padre, che morì nel 1498 assediando il castello di San Pietro degli Agli (Monte San Pietrangeli), mentre lo zio, il famoso Oliverotto di Fermo, nel 1502 era diventato appunto signore di Fermo. Nel 1503 quest'ultimo venne ucciso a Senigallia da Cesare Borgia e nella città fermana scoppiarono subito le rivolte contro la famiglia Euffreducci, che vide il palazzo assaltato dai nemici di Oliverotto; la madre di Ludovico fu costretta a scappare nella natia Perugia. Nella città umbra il giovane Ludovico si era dato al mestiere delle armi seguendo le truppe del capitano Giampaolo Baglioni, e intanto aspettava il momento propizio per riscattare la sua famiglia e tornare nella patria fermana.
Con la morte di Papa Giulio II nel 1513, approfittando della sede vacante, richiese di essere reintegrato in città al legato della Marca, il cardinale Alessandro Farnese ed al capitano Baglioni, ma Fermo si rifiutò di aprirgli le porte. Ludovico decise così di raggiungere il suo scopo con le armi, conquistando Falerone e iniziando a radunare tutti i nemici di Fermo allo scopo di creare un esercito e prendere la città . Ma l'elezione al soglio pontificio di Leone X, ovvero il cardinale Giovanni de' Medici, amico di Ludovico, fece sì che caddero tutte le accuse ed i bandi; l'Euffreducci potè quindi rientrare in città nel 1514 insieme agli altri fuoriusciti, come Girolamo Brancadoro, Giosia e Cesare Nobili. Ottenuto il perdono e ritornato signore di Fermo, vide accrescere la sua fama partecipando alla guerra con Gualdo contro Sarnano, accompagnò Giuliano de' Medici in Francia alla corte di Luigi XII e nel 1515 prese parte, insieme al fedele Alessandro da Carnassale, alle schiere pontificie e fiorentine che, guidate prima da Giuliano e poi da Lorenzo de' Medici, avrebbero dovuto opporsi ad un'eventuale invasione francese della Lombardia. Ogni volta che l'Euffreducci si allontanava da Fermo, le varie famiglie ostili, capeggiate dai Brancadoro, si riorganizzavano tentando di riconquistare il potere perduto, ma vennero fermati dal Legato della Marca. Nel 1516 si recò a Roma per offrire i suoi servizi nella spedizione guidata da Lorenzo de' Medici contro il ducato di Urbino, retto dai Della Rovere; nel contempo a Fermo, con l'aiuto di un contingente di spagnoli di passaggio, comandati da Muzio Colonna, i nemici di Ludovico assaltarono la città , saccheggiandola. La normalità ritornò fino all'anno successivo, quando Ludovico, con il riaccendersi della guerra contro il Ducato di Urbino, fu costretto a ripartire, ma durante la sua assenza le truppe urbinati dei Della Rovere, alle quali si era unito un gruppo di fuoriusciti capeggiati da Carlo Baglioni, aveva saccheggiato Fermo e battuto le truppe dell'Euffreducci nei pressi di Chiaravalle. Tornato in Patria venne accusato dei danni causati dalla fazione avversaria dei Brancadoro, facendo così riscoppiare la sopita faida per il potere, fino al 1519, quando i capi delle fazioni vennero chiamati dal Papa per stipulare la pace. Durante il viaggio Ludovico fece uccidere il rappresentante della fazione avversa, Bartolomeo Brancadoro, scatenando l'ira di Fermo e del Papa, dai quali venne dichiarato nemico della Chiesa e costretto alla fuga verso il suo castello di Falerone. Da qui saccheggiò Carassai e conquistò San Benedetto e Servigliano, grazie anche all'aiuto del fido Alessandro Simeone; il papato in risposta inviò il Vescovo di Chiusi, Nicolò Bonafede, come commissario con poteri assoluti. Organizzate le truppe sotto al guida di Giovanni de' Medici, cercò di raggiungere un accordo con l'Euffreducci, ma al fallimento delle varie manovre diplomatiche si scese allo scontro nelle piane di Montegiorgio: le truppe ribelli ebbero la peggio e Ludovico rimase ucciso. Il corpo trasportato a Fermo venne sepolto dapprima fuori le mura in segno di sdegno, successivamente venne spostato e finalmente tumulato nelle tombe di famiglia nella chiesa di San Francesco, dove la madre fece erigere un monumento funebre attribuibile al Sansovino.
Si conclude così la storia di uno dei numerosi personaggi che hanno caratterizzato il famoso rinascimento italiano.
Ludovico rimase subito orfano di padre, che morì nel 1498 assediando il castello di San Pietro degli Agli (Monte San Pietrangeli), mentre lo zio, il famoso Oliverotto di Fermo, nel 1502 era diventato appunto signore di Fermo. Nel 1503 quest'ultimo venne ucciso a Senigallia da Cesare Borgia e nella città fermana scoppiarono subito le rivolte contro la famiglia Euffreducci, che vide il palazzo assaltato dai nemici di Oliverotto; la madre di Ludovico fu costretta a scappare nella natia Perugia. Nella città umbra il giovane Ludovico si era dato al mestiere delle armi seguendo le truppe del capitano Giampaolo Baglioni, e intanto aspettava il momento propizio per riscattare la sua famiglia e tornare nella patria fermana.
Con la morte di Papa Giulio II nel 1513, approfittando della sede vacante, richiese di essere reintegrato in città al legato della Marca, il cardinale Alessandro Farnese ed al capitano Baglioni, ma Fermo si rifiutò di aprirgli le porte. Ludovico decise così di raggiungere il suo scopo con le armi, conquistando Falerone e iniziando a radunare tutti i nemici di Fermo allo scopo di creare un esercito e prendere la città . Ma l'elezione al soglio pontificio di Leone X, ovvero il cardinale Giovanni de' Medici, amico di Ludovico, fece sì che caddero tutte le accuse ed i bandi; l'Euffreducci potè quindi rientrare in città nel 1514 insieme agli altri fuoriusciti, come Girolamo Brancadoro, Giosia e Cesare Nobili. Ottenuto il perdono e ritornato signore di Fermo, vide accrescere la sua fama partecipando alla guerra con Gualdo contro Sarnano, accompagnò Giuliano de' Medici in Francia alla corte di Luigi XII e nel 1515 prese parte, insieme al fedele Alessandro da Carnassale, alle schiere pontificie e fiorentine che, guidate prima da Giuliano e poi da Lorenzo de' Medici, avrebbero dovuto opporsi ad un'eventuale invasione francese della Lombardia. Ogni volta che l'Euffreducci si allontanava da Fermo, le varie famiglie ostili, capeggiate dai Brancadoro, si riorganizzavano tentando di riconquistare il potere perduto, ma vennero fermati dal Legato della Marca. Nel 1516 si recò a Roma per offrire i suoi servizi nella spedizione guidata da Lorenzo de' Medici contro il ducato di Urbino, retto dai Della Rovere; nel contempo a Fermo, con l'aiuto di un contingente di spagnoli di passaggio, comandati da Muzio Colonna, i nemici di Ludovico assaltarono la città , saccheggiandola. La normalità ritornò fino all'anno successivo, quando Ludovico, con il riaccendersi della guerra contro il Ducato di Urbino, fu costretto a ripartire, ma durante la sua assenza le truppe urbinati dei Della Rovere, alle quali si era unito un gruppo di fuoriusciti capeggiati da Carlo Baglioni, aveva saccheggiato Fermo e battuto le truppe dell'Euffreducci nei pressi di Chiaravalle. Tornato in Patria venne accusato dei danni causati dalla fazione avversaria dei Brancadoro, facendo così riscoppiare la sopita faida per il potere, fino al 1519, quando i capi delle fazioni vennero chiamati dal Papa per stipulare la pace. Durante il viaggio Ludovico fece uccidere il rappresentante della fazione avversa, Bartolomeo Brancadoro, scatenando l'ira di Fermo e del Papa, dai quali venne dichiarato nemico della Chiesa e costretto alla fuga verso il suo castello di Falerone. Da qui saccheggiò Carassai e conquistò San Benedetto e Servigliano, grazie anche all'aiuto del fido Alessandro Simeone; il papato in risposta inviò il Vescovo di Chiusi, Nicolò Bonafede, come commissario con poteri assoluti. Organizzate le truppe sotto al guida di Giovanni de' Medici, cercò di raggiungere un accordo con l'Euffreducci, ma al fallimento delle varie manovre diplomatiche si scese allo scontro nelle piane di Montegiorgio: le truppe ribelli ebbero la peggio e Ludovico rimase ucciso. Il corpo trasportato a Fermo venne sepolto dapprima fuori le mura in segno di sdegno, successivamente venne spostato e finalmente tumulato nelle tombe di famiglia nella chiesa di San Francesco, dove la madre fece erigere un monumento funebre attribuibile al Sansovino.
Si conclude così la storia di uno dei numerosi personaggi che hanno caratterizzato il famoso rinascimento italiano.
Bibliografia e fonti
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