Presbitero fu uno dei vescovi di Fermo più religiosi e ligi alla dottrina tra la fine del XII e gli inizi del secolo successivo.
Si definiva nei suoi scritti ""peccatore e indegno servo di Dio"" ma non fu però solo un uomo di preghiera, infatti univa alle sue convinzioni religiose, anche una capacità politica ed amministrativa molto accorta. Successe a Pietro III, il quale si spense nel viaggio di ritorno dalla Germania, dove si era recato per incontrare l'Imperatore svevo Federico Barbarossa, al quale aveva inoltrato numerose istanze riguardanti la sua diocesi, nella Pasqua del 1184 Presbitero fu consacrato Vescovo dal pontefice Lucio III.
Durante gli anni successivi ebbe una controversia con l'Abate Berardo di Sant'Apollinare in Classe, i motivi riguardarono alcune proprietà e la diatriba fu tanto accesa che furono addirittura chiamati a far da paciere: il Vescovo di Jesi e l'Abate di Santa Croce, dopo molte trattative alla diocesi fermana fu assegnata la giurisdizione del Castello di Casale, mentre all'Abate furono riconosciute terre adiacenti.
Nel corso della sua reggenza Presbitero riuscì ad allargare i confini dei possessi fermani, continuò ad avere degli ottimi rapporti con l'Imperatore ma si scontrò con i podestà dei castelli limitrofi, che insistevano ad avere una certa libertà in materie fiscali e politiche. Nel 1185 ebbe un incontro con il Barbarossa per perorare la sua causa e l'Imperatore oltre a riconfermare i precedenti privilegi, dispose con un privilegio a favore di Fermo che nessun podestà , feudatario o nobile potesse interferire nei poteri vescovili, esigendo tasse dai cittadini o istituendo processi giudiziari per proprio conto. L'Imperatore inoltre ribadì che solo il Legato imperiale era autorizzato a riscuotere i tributi ed a gestire la cause, stabilì che chiunque si arrogasse tali diritti e si appropriasse dei beni della diocesi, sarebbe stato perseguitato dalla giustizia imperiale.
Forte di questo accordo Presbitero incominciò a tessere una fitta rete diplomatica e si riconciliò con molti signori locali, nel 1191 stipulò patti con Civitanova e Sant'Elpidio. Molto significativa fu la trattativa con Marano di Cupra Marittima che nel 1200 passò sotto la giurisdizione di Fermo, in cambio Presbitero concesse al castello di servirsi del forno vescovile utilizzando la legna propria e la facoltà di dibattere nello stesso territorio i procedimenti penali che non trattassero reati gravi. Con queste lungimiranti iniziative, molti cittadini furono indotti dal rispetto e stima per il vescovo ad elargire donazioni e lasciti in favore della diocesi.
Uomo di singolare pietà si prodigò anche per la realizzazione di ospedali, collaborò attivamente con i principali ordini cavallereschi dell'epoca come gli Ospedalieri e i Templari, Papa Celestino III gli concesse di poter usufruire di parte dei lasciti testamentari fatti alla Chiesa.
Dopo il 1195 i rapporti tra il Papa e il nuovo Imperatore Enrico VI, figlio del Barbarossa, si deteriorarono e tra le iniziative intraprese per contrastare lo Stato della Chiesa, nomina un nuovo Legato imperiale scegliendo Marcovaldo di Annweiller, uomo di azione e molto combattivo, quindi .le truppe imperiali portarono la distruzione e il saccheggio nell'Italia centrale sopratutto nel basso Lazio e nella Marca. Presbitero dopo aver pensato di trasferirsi in Dalmazia per evitare scontri con Marcovaldo, ormai padrone incontrastato del territorio, cerca insieme all'aiuto del pontefice Celestino III e dell'abate di Farfa, di esigere dai loro sudditi un atto di fedeltà verso la Chiesa nel tentativo isolare l'impero che accampava sempre nuove pretese. Ma il Legato imperterrito continuò nelle sue micidiali azioni di guerra, assediò e inflisse perdite e danni a molti castelli fermani non facendosi scrupolo di nulla, neanche la scomunica comminatagli nel corso del 1198 da Innocenzo III; nel 1199 infine allentò la presa sui territori della Marca e si spostò in Sicilia dove continuò la sua dura azione repressiva.
Presbitero quindi fu anche un abile politico e si circondò di capaci collaboratori come Adenolfo della famiglia dei Bonifaci, che nel 1192 fu nominato Vicario della Chiesa Fermana, stipulò un accordo con Montegiorgio che prevedeva un patto di non belligeranza e di collaborazione.
Con la morte di Enrico VI, la consorte Costanza d'Altavilla decise di sostituire Marcovaldo segnando la distensione dei rapporti con la Chiesa, quindi vi fu quindi un periodo di pace, Papa Innocenzo III infine riconfermò tutti i diritti e benefici alla diocesi di Fermo e Presbitero si adoperò, insieme ai nuovi Legati imperiali a mantenere la pace. Si spense dopo il 1204, gli successe come era prevedibile Adenolfo, che aveva dato ampia dimostrazione di raccogliere il suo incarico e di essere all'altezza del compito.
A presbitero era appartenuta la preziosa casula conservata oggi al Museo Diocesano di Fermo, tradizione vuole che Presbitero la ricevette dall'Arcivescovo di Canterbury: San Tommaso Becket, alcune fonti sostengono che i due avevano una salda amicizia iniziata durante gli studi Bologna. Il manufatto di straordinaria bellezza, fu ricamato nella Spagna araba, precisamente in Almeria, intorno al 1116 e costituisce il più antico ed importante ricamo moresco conosciuto.
Si definiva nei suoi scritti ""peccatore e indegno servo di Dio"" ma non fu però solo un uomo di preghiera, infatti univa alle sue convinzioni religiose, anche una capacità politica ed amministrativa molto accorta. Successe a Pietro III, il quale si spense nel viaggio di ritorno dalla Germania, dove si era recato per incontrare l'Imperatore svevo Federico Barbarossa, al quale aveva inoltrato numerose istanze riguardanti la sua diocesi, nella Pasqua del 1184 Presbitero fu consacrato Vescovo dal pontefice Lucio III.
Durante gli anni successivi ebbe una controversia con l'Abate Berardo di Sant'Apollinare in Classe, i motivi riguardarono alcune proprietà e la diatriba fu tanto accesa che furono addirittura chiamati a far da paciere: il Vescovo di Jesi e l'Abate di Santa Croce, dopo molte trattative alla diocesi fermana fu assegnata la giurisdizione del Castello di Casale, mentre all'Abate furono riconosciute terre adiacenti.
Nel corso della sua reggenza Presbitero riuscì ad allargare i confini dei possessi fermani, continuò ad avere degli ottimi rapporti con l'Imperatore ma si scontrò con i podestà dei castelli limitrofi, che insistevano ad avere una certa libertà in materie fiscali e politiche. Nel 1185 ebbe un incontro con il Barbarossa per perorare la sua causa e l'Imperatore oltre a riconfermare i precedenti privilegi, dispose con un privilegio a favore di Fermo che nessun podestà , feudatario o nobile potesse interferire nei poteri vescovili, esigendo tasse dai cittadini o istituendo processi giudiziari per proprio conto. L'Imperatore inoltre ribadì che solo il Legato imperiale era autorizzato a riscuotere i tributi ed a gestire la cause, stabilì che chiunque si arrogasse tali diritti e si appropriasse dei beni della diocesi, sarebbe stato perseguitato dalla giustizia imperiale.
Forte di questo accordo Presbitero incominciò a tessere una fitta rete diplomatica e si riconciliò con molti signori locali, nel 1191 stipulò patti con Civitanova e Sant'Elpidio. Molto significativa fu la trattativa con Marano di Cupra Marittima che nel 1200 passò sotto la giurisdizione di Fermo, in cambio Presbitero concesse al castello di servirsi del forno vescovile utilizzando la legna propria e la facoltà di dibattere nello stesso territorio i procedimenti penali che non trattassero reati gravi. Con queste lungimiranti iniziative, molti cittadini furono indotti dal rispetto e stima per il vescovo ad elargire donazioni e lasciti in favore della diocesi.
Uomo di singolare pietà si prodigò anche per la realizzazione di ospedali, collaborò attivamente con i principali ordini cavallereschi dell'epoca come gli Ospedalieri e i Templari, Papa Celestino III gli concesse di poter usufruire di parte dei lasciti testamentari fatti alla Chiesa.
Dopo il 1195 i rapporti tra il Papa e il nuovo Imperatore Enrico VI, figlio del Barbarossa, si deteriorarono e tra le iniziative intraprese per contrastare lo Stato della Chiesa, nomina un nuovo Legato imperiale scegliendo Marcovaldo di Annweiller, uomo di azione e molto combattivo, quindi .le truppe imperiali portarono la distruzione e il saccheggio nell'Italia centrale sopratutto nel basso Lazio e nella Marca. Presbitero dopo aver pensato di trasferirsi in Dalmazia per evitare scontri con Marcovaldo, ormai padrone incontrastato del territorio, cerca insieme all'aiuto del pontefice Celestino III e dell'abate di Farfa, di esigere dai loro sudditi un atto di fedeltà verso la Chiesa nel tentativo isolare l'impero che accampava sempre nuove pretese. Ma il Legato imperterrito continuò nelle sue micidiali azioni di guerra, assediò e inflisse perdite e danni a molti castelli fermani non facendosi scrupolo di nulla, neanche la scomunica comminatagli nel corso del 1198 da Innocenzo III; nel 1199 infine allentò la presa sui territori della Marca e si spostò in Sicilia dove continuò la sua dura azione repressiva.
Presbitero quindi fu anche un abile politico e si circondò di capaci collaboratori come Adenolfo della famiglia dei Bonifaci, che nel 1192 fu nominato Vicario della Chiesa Fermana, stipulò un accordo con Montegiorgio che prevedeva un patto di non belligeranza e di collaborazione.
Con la morte di Enrico VI, la consorte Costanza d'Altavilla decise di sostituire Marcovaldo segnando la distensione dei rapporti con la Chiesa, quindi vi fu quindi un periodo di pace, Papa Innocenzo III infine riconfermò tutti i diritti e benefici alla diocesi di Fermo e Presbitero si adoperò, insieme ai nuovi Legati imperiali a mantenere la pace. Si spense dopo il 1204, gli successe come era prevedibile Adenolfo, che aveva dato ampia dimostrazione di raccogliere il suo incarico e di essere all'altezza del compito.
A presbitero era appartenuta la preziosa casula conservata oggi al Museo Diocesano di Fermo, tradizione vuole che Presbitero la ricevette dall'Arcivescovo di Canterbury: San Tommaso Becket, alcune fonti sostengono che i due avevano una salda amicizia iniziata durante gli studi Bologna. Il manufatto di straordinaria bellezza, fu ricamato nella Spagna araba, precisamente in Almeria, intorno al 1116 e costituisce il più antico ed importante ricamo moresco conosciuto.
Bibliografia e fonti
Libri
- Personaggi Piceni Vol. III - Antonio Giannetti, Settimio Virgili
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