Chiesetta di modeste dimensioni ma di buona fattura, immersa nel centro storico di Santa Vittoria.
La si incontra percorrendo Via Lamponi, dedicata alla famiglia che qui aveva il suo palazzo nobiliare, viene eretta piuttosto di recente rispetto alle altre chiese del paese, fondata infatti nel 1805 come ricostruzione di un altra chiesa omonima. Demolita alla fine del settecento per contribuire, con i suoi materiali, alla costruzione della Collegiata di Santa Vittoria, la precedente si trovava nell'attuale piazza della Repubblica, dava anche uno dei nomi alla porta sovrastata dalla Torre dell'abate Oderisio. Anch'essa era però una ricostruzione di una più antica chiesetta rurale sottoposta al Vescovo di Fermo, che sorgeva nel XII secolo verso la valle del Tenna, nella contrada di Pontariolo. Nel 1229 i suoi abitanti chiesero di trasferirsi entro le mura di Santa Vittoria, portandosi dietro anche il loro luogo di culto che rimarrà sempre dipendente dal vescovo.
Per il nuovo edificio invece saranno utilizzate le pietre prelevate dalla chiesa di Santa Maria della Valle, che fino a poco tempo prima, durante la costruzione della nuova collegiata, aveva ospitato l'arca con le reliquie di Santa Vittoria. Nel 1845 viene fondata la ""Confraternita dell'Addolorata"" da Don Serafino Monti che fa realizzare la statua della Madonna che ancora troneggia sull'altare centrale.
La piccola struttura a pianta rettangolare è piuttosto semplice, si avvale di una sobria facciata che richiama lo stile neoclassico, il portale è ornato da un'architrave in cotto sagomato a formare una cornice sopra all'arco ribassato che contiene l'ingresso. Al di sopra si trova una finestra murata priva di decorazioni mentre concludono ai lati la facciata, le due lesene che terminano con un modesto capitello. La sagrestia e la canonica si trovavo sul retro della struttura, sono accessibili anche dalla più alta via Taccari, dove sono anche visibili: il lunotto che illumina l'interno dell'aula e il piccolo campanile a vela con una sola campana. Sul lato destro della facciata si trova la canonica, a sinistra invece si allarga un piccolo giardino murato, ben visibili da via Taccari.
All'interno cade subito l'occhio sull'altare maggiore, posto in fondo alla navata e compreso nell'abside semicircolare, realizzato in legno dipinto con finti marmi, ospita il tabernacolo sormontato dalla già citata statua dell'Addolorata. All'ingresso si trova una cancellata in metallo e sopra la cantoria con l'organo, sorretta da due colonne e completata da un parapetto, sul lato destro si nota la scala per raggiungerla, mentre un piccolo vano a sinistra, contiene il trespolo che ospita la madonna durante le processioni. Le decorazioni murarie interne non presentano affreschi e sono costituite da stucchi: una cornice avvolge in alto il perimetro della navata, dalla fascia in pietra alla base si alzano le lesene che scandiscono la parete, dipinte sempre con marmi finti, terminando in corrispondenza del cornicione con dei capitelli in stucco dorato. Le pareti laterali ospitano gli altri altari, quello a destra sempre in legno dipinto, conserva la statua di San Valentino, proveniente da un'altra chiesa rurale oggi scomparsa, in quello opposto si trova una tela ad olio del pittore Nicola Antonio Monti da Ascoli.
La si incontra percorrendo Via Lamponi, dedicata alla famiglia che qui aveva il suo palazzo nobiliare, viene eretta piuttosto di recente rispetto alle altre chiese del paese, fondata infatti nel 1805 come ricostruzione di un altra chiesa omonima. Demolita alla fine del settecento per contribuire, con i suoi materiali, alla costruzione della Collegiata di Santa Vittoria, la precedente si trovava nell'attuale piazza della Repubblica, dava anche uno dei nomi alla porta sovrastata dalla Torre dell'abate Oderisio. Anch'essa era però una ricostruzione di una più antica chiesetta rurale sottoposta al Vescovo di Fermo, che sorgeva nel XII secolo verso la valle del Tenna, nella contrada di Pontariolo. Nel 1229 i suoi abitanti chiesero di trasferirsi entro le mura di Santa Vittoria, portandosi dietro anche il loro luogo di culto che rimarrà sempre dipendente dal vescovo.
Per il nuovo edificio invece saranno utilizzate le pietre prelevate dalla chiesa di Santa Maria della Valle, che fino a poco tempo prima, durante la costruzione della nuova collegiata, aveva ospitato l'arca con le reliquie di Santa Vittoria. Nel 1845 viene fondata la ""Confraternita dell'Addolorata"" da Don Serafino Monti che fa realizzare la statua della Madonna che ancora troneggia sull'altare centrale.
La piccola struttura a pianta rettangolare è piuttosto semplice, si avvale di una sobria facciata che richiama lo stile neoclassico, il portale è ornato da un'architrave in cotto sagomato a formare una cornice sopra all'arco ribassato che contiene l'ingresso. Al di sopra si trova una finestra murata priva di decorazioni mentre concludono ai lati la facciata, le due lesene che terminano con un modesto capitello. La sagrestia e la canonica si trovavo sul retro della struttura, sono accessibili anche dalla più alta via Taccari, dove sono anche visibili: il lunotto che illumina l'interno dell'aula e il piccolo campanile a vela con una sola campana. Sul lato destro della facciata si trova la canonica, a sinistra invece si allarga un piccolo giardino murato, ben visibili da via Taccari.
All'interno cade subito l'occhio sull'altare maggiore, posto in fondo alla navata e compreso nell'abside semicircolare, realizzato in legno dipinto con finti marmi, ospita il tabernacolo sormontato dalla già citata statua dell'Addolorata. All'ingresso si trova una cancellata in metallo e sopra la cantoria con l'organo, sorretta da due colonne e completata da un parapetto, sul lato destro si nota la scala per raggiungerla, mentre un piccolo vano a sinistra, contiene il trespolo che ospita la madonna durante le processioni. Le decorazioni murarie interne non presentano affreschi e sono costituite da stucchi: una cornice avvolge in alto il perimetro della navata, dalla fascia in pietra alla base si alzano le lesene che scandiscono la parete, dipinte sempre con marmi finti, terminando in corrispondenza del cornicione con dei capitelli in stucco dorato. Le pareti laterali ospitano gli altri altari, quello a destra sempre in legno dipinto, conserva la statua di San Valentino, proveniente da un'altra chiesa rurale oggi scomparsa, in quello opposto si trova una tela ad olio del pittore Nicola Antonio Monti da Ascoli.
Bibliografia e fonti
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