Santa Caterina
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Luogo di culto tra i più antichi di Santa Vittoria in Matenano.
Tra i primi monasteri costruiti dopo la fondazione del castello dovuta ai monaci farfensi, le prime notizie risalgono al X secolo. Si legge infatti, che nel 990 esisteva già un istituto femminile benedettino dipendente dall'abbazia di Farfa, al quale rimarrà sempre legato. Fino alla soppressione dell'ordine farfense, avvenuta nel 1747, era tradizione che il Priore consegnasse la ""Veste di Santa Vittoria"" alle nuove monache che entravano nella comunità. La cerimonia avveniva davanti all'altare dedicato alla Santa patrona, eretto all'interno della chiesa. Viene ristrutturata nel 1368, quando era priore Paolo Andreoli, ricostruita ancora nel 1411 grazie ai finanziamenti del notaio Federico Bongiovanni. Sono note altre donazioni da parte dei fedeli: nel 1412 il monastero riceve alcuni lasciti testamentari da parte di Orsolina, moglie di Cola di Pietro Malisca. Risulta da vari documenti del XV secolo che il monastero pagava una tassa annuale al priorato del matenano, inoltre il capitolo dei monaci aveva anche il compito di eleggerne la Badessa.
Nella seconda metà del XV secolo, viene qui dipinto l'affresco della Madonna del Latte, forse da pittori locali, secondo alcuni riconducibili alla bottega di tale Cola e di Giacomo di Cola. Le opere che le daranno l'aspetto esteriore attuale, risalgono invece al 1635, sotto l'Abate Commendatario di Farfa: Francesco Barberini. L'anno seguente l'abate concede i benefici della chiesa di Santa Caterina, al milanese Giovanni Battista Leonardi, stessa cosa avviene nel 1696 quando saranno invece concessi a Giambattista Colucci. Nel 1793 vi transita il corteo con le reliquie di Santa Vittoria, durante il trasferimento dalla scomparsa chiesa di Santa Maria della Valle, al nuovo santuario eretto per la Santa. La processione passa all'interno della chiesa per rendersi visibile alle monache in clausura, da qui continuerà fino alla nuova sede. Con l'arrivo di Napoleone e la soppressione degli istituti religiosi nel 1809, il monastero sarà incamerato nei beni demaniali e le opere d'arte confiscate. Si salverà un gruppo scultoreo quattrocentesco raffigurante la Pietà, probabilmente sotterrato in questo periodo nell'orto delle monache. Negli ultimi anni del settecento, per interessamento di Maria Vittoria Perfetti, la chiesa sarà dotata di nuovi altari lignei dal falegname Domenico Brunetti.
Sarà ritrovato nel 1820, quando l'opera della restaurazione aveva ristabilito la presenza delle religiose. Gli interni saranno riallestiti nel 1845, dieci anni più tardi il pittore Mariano Bianchini, il decoratore Raffaele Petrarca e l'argentiere Ariodante Brinci, completano la decorazione della volta.
Sopravvive alle soppressioni dell'Unità d'Italia e nel secondo dopoguerra viene istituito nei suoi ambienti un collegio femminile, in seguito chiuso.
Oggi la comunità benedettina è ancora presente ed attiva, lo si raggiunge salendo per Via Roma da Piazza della Repubblica, dove si trova la torre dell'Abate Oderisio. La facciata del complesso occupa una buona porzione della strada, si distingue subito la chiesa nell'angolo in basso del complesso. Seguono l'ingresso al convento le sue preziose lapidi, in alto ospita anche il modesto campanile, conclude l'opera la massiccia struttura che segue la salita. Si nota subito l'incompiutezza della facciata della chiesa, il basamento con il portale incorniciato, come il lunotto superiore che mostra elementi barocchi ed una targa datata 1765. Ai lati si alzano due lesene fino ad una fila di mattoni sporgenti, segnando l'interruzione dell'allestimento. Più in alto si notano alcuni elementi della facciata precedente, con i mattoni più arrossati: la ghiera di un archetto ed altre quattro lesene di differente spessore. Si continua fino al tetto con la parte incompiuta, con le tipiche fasce in laterizio dove si sarebbe dovuta montare la facciata.
Sulla sinistra della chiesa si trova l'ingresso al monastero ed al parlatorio, ricavati su di una porzione più decorata rispetto al resto del complesso. Il grande portale è contornato da una sobria cornice ottocentesca, al fianco un'altra porta più piccola; spoglie le finestre, protette da inferriate. Si trovano sparse per il pianterreno diverse lapidi, di materiale ed epoca varia, interessanti quelle scolpite in caratteri gotici. Una lunga fascia lavorata anticipa il tetto, dove si scorge il più architettonicamente elaborato campanile a vela, con i due alloggi per le campane. Essenziale è il lungo blocco delle residenze delle monache, con una lunga fascia marcapiano ed una cornice nel sottotetto, si conclude più in alto, con dimensioni più ridotte. Una cancellata in legno colma lo spazio con un adiacente palazzo, dove si intravede il muraglione che protegge e circonda il monastero.
Entrando nella chiesa, si è accolti da un vestibolo realizzato sotto la cantoria, separato con un arco dal resto della struttura. Qui, in una nicchia si trova l'immagine della quattrocentesca Madonna del Latte, affiancata da due angeli che sorreggono dei candelabri. La navata è scandita da una fila di semipilastri che sporgono dal profilo del muro, dove sono installati tre altari in legno dipinto, impreziositi da colonnine tortili ed elementi dorati. L'altare maggiore mostra un dipinto della Vergine in Gloria con Santa Scolastica e San Benedetto, tramite un meccanismo è possibile farlo scendere rivelando una nicchia con la bella statua cinquecentesca del fondatore dei benedettini. In quello di sinistra invece, si trova il quadro della Trinità con Santa Caterina, Santa Vittoria ed altri santi; sul lato opposto un'altra tela con la Madonna Bambina, Sant'Anna e San Gioacchino. Un cornicione decorato preannuncia la volta a botte con stucchi e dorature, al centro sono dipinte le immagini della Madonna Divina Pastora, di Santa Caterina e San Benedetto. Sopra l'altare maggiore, ai lati della navata e nello spazio della cantoria, si notano le grate in legno, che permettevano alle monache di partecipare alle celebrazioni senza essere riconosciute.
Il retro del complesso è caratterizzato da un'alta sagoma che va coprire le altezze tra gli orti ed il piano stradale del paese, le coltivazioni e qualche allevamento contribuiscono all'economia monastica. Oltre alla cucina e alla produzione di conserve, le altre attività artigiane si dividono tra il ricamo ed il confezionamento dei tessuti. In passato erano dedite anche all'imbalsamazione, alla vinificazione e alla produzione del vino cotto. Attiva è la foresteria dove è possibile il soggiorno anche a gruppi numerosi, che vogliono condividere con le religiose gli attimi della vita nel monastero.

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