Iconico fontanile tra i più popolari della città di
Ascoli Piceno.
Si trova nel quartiere di
Santa Maria Intervineas, lungo l'asse viario più importante dell'abitato,
corso Mazzini, antico "Decumano" della città
romana. Appoggiata alla parete laterale della chiesa di
San Cristoforo, in un'area dove sorgono importanti palazzi, come quello dei
Piccolomini, dei
Seghetti e dei
Lenti-Gallo. Chiamata inizialmente "Fontana dei Leoni", assume presto il nomignolo di "Fontana dei Cani" dato che secondo delle testimonianze, vi si abbeverano tutti i cani della città. Altri invece fanno riferimento alle due sculture medievali, raffiguranti due leonesse che fanno sgorgare l'acqua dalle loro fauci, risalenti al XII secolo e forse provenienti dalla chiesa di
Sant'Agostino. La sua realizzazione ha inizio nel 1823, per volontà di Filippo
Pancrazi Grassi, esponente di una delle famiglie nobili della città. In quell'anno il comune risistema la fontana di
piazza Arringo, non più esistente e sostituita poi da due nuove fontane. Il possidente decide quindi di fare richiesta al comune, per ottenere l'utilizzo delle acque pubbliche, che la riattivata fontana scarica. Lo scopo della richiesta è poter usufruire di acqua per irrigare il giardino del suo palazzo, ma promette anche la realizzazione di un nuovo fontanile davanti alla sua dimora. Si discute la proposta che viene approvata, avviando così i lavori che si concludono nel 1824. Dagli elementi stilistici, alcuni attribuiscono il progetto all'architetto
Ignazio Cantalamessa, sebbene non esista alcuna prova documentale che lo colleghi all'opera. Ulteriori modifiche si hanno nel XX secolo, quando per migliorare la viabilità tra corso Mazzini ed il
ponte Nuovo e
Campo Parignano, nel 1927 si decide di creare via Sacconi. Vengono demolite diverse abitazioni, la vicina confraternita concede i locali della sagrestia e dell'oratorio, in cambio di una ricostruzione in altra sede. La fontana si trova così all'angolo del nuovo asse viario, quando nel 1930, vengono terminati i lavori. Perde così la sua centralità, rispetto alla lunga sagoma del complesso di San Cristoforo e per regolarizzare la nuova facciata, si realizzano degli affreschi sulla parete della chiesa. Dopo aver mostrato i segni del tempo, agli inizi degli anni '90 del secolo scorso si avviano opere di restauro. L'opera viene ripulita ed è ripristinata anche la pavimentazione ed il livello originario del piano stradale.
Realizzata interamente in travertino, si compone di una base semicircolare composta da pietre lavorate, tenute insieme da grappe metalliche. Da notare il piano interno inclinato, questo per permettere un tempo, il lavaggio dei panni agli abitanti del circondario. In posizione centrale si alza un piedistallo, dove ai lati sono appollaiati i due felini, sostengono sul dorso una specie di urna, dove è alloggiato il serbatoio per le acque. Queste sgorgano da i due cannelli installati nelle bocche delle leonesse, raccogliendosi poi nella sottostante vasca. Ai lati di quest'ultima un blocco di pietra sul pavimento ed un altro, posizionato come una passerella sopra il bacino di raccolta, permettono di raggiungere con comodità i rubinetti. Nel basamento si possono vedere ancora i ceppi di ferro, necessari per appoggiare i recipienti per l'uso domestico in epoche passate.