NULL Forcella - Habitual Tourist
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Castello nel comune di Teramo, prende il nome da "Forca" ovvero passaggio tra due alture, forse perché posta a guardia di un passo lungo le strade che collegavano la città alla val Vomano.
Si inizia a parlare del castello a partire dal 1128, sebbene le sue origini siano ovviamente più antiche, in quella data era uno dei feudi del Vescovo di Teramo e veniva concesso a Leonio di Leonio, che poteva scambiarlo con il feudo di Morro d'Oro, col benestare degli eredi di Trasmondo. Nel 1153 si ristabiliscono i confini della diocesi aprutina che comprendono anche Forcella, sempre in mano al vescovo anche durante l'invasione normanna della regione, come documenta il "Catalogus Baronum" redatto tra 1150 e 1168. Forse rimarrà sempre in concessione ai Leoni, infatti si legge che nel 1195 l'Imperatore Svevo Enrico VI ne concede i feudi anche agli Acquaviva, a seguito dei matrimoni tra Riccardo e Fortebraccio con Foresta e Sconfitta, figlie di Leone d'Atri. Nel frattempo si legge anche della famiglia dei Da Forcella, con la quale gli Acquaviva probabilmente condividevano quote del feudo, nel 1258 compare in alcuni atti del preposto della diocesi teramana tale Rainaldo di Forcella.
Iniziava nel Regno nel 1266 il periodo angioino e tre anni più tardi il feudo è chiamato a pagarne le tasse. Nel 1273 Re Carlo d'Angiò ordina al "Giustiziere d'Abruzzo" di riscuoterle nel castello ed a Gentile di Attone di Forcella, che al tempo lo governava e forse era ancora simpatizzante della dinastia sveva, infatti tarderà a fornire il servizio militare nel due anni più tardi. Continua anche la presenza degli Acquaviva che tra 1276 e 1277, si servono del Re per ridividere le loro proprietà nel castello, un anno dopo Riccardo d'Acquaviva è signore del feudo. Nei registri angioini del 1279 abbiamo una più chiara visione delle divisioni del castello, per la metà è proprietà di Gentile di Attone da Forcella e dei suoi fratelli Berardo e Guastaldo, un quarto è in mano a Riccardo Acquaviva, l'altro quarto non è riportato. Contemporaneamente si parla spesso nelle cronache teramane della famiglia Da Forcella, nel 1282 va in causa con i frati del convento francescano cittadino, per una questione di confini, nel 1289 partecipano al servizio militare per conto del Re e Pietro da Forcella è nel Capitolo della Cattedrale. Nello stesso anno Matteo Acquaviva eredita la quota dei feudi del padre Gualtieri, nei quali è compresa una parte del castello forcellese, nel 1303 si legge anche di Francesco d'Acquaviva che cercava di acquistare altre quote del feudo. Nei registri del 1316 anche Matteo da Canzano risulta padrone di una piccola parte di Forcella, nel 1318 il Duca di Calabria chiede il Giuramento di Fedeltà al vescovo di Teramo e ad i suoi vassali, dove si legge che anche il porporato possedeva un dodicesimo del paese. Nel 1324 si registra la presenza di alcune chiese nel territorio del castello: Santa Maria e San Martino, sottoposte alla pieve di Santa Maria de Predis, verso Campli, durante una pestilenza nel 1348 viene edificata la chiesa di Santa Maria della Misericordia. Per il resto del secolo non si registrano altri eventi degni di nota, compaiono spesso nelle documentazioni vari esponenti della famiglia dei Da Forcella. Nel 1424 passa ad Andrea Matteo II Acquaviva e tre anni più tardi il castello riceve sgravi fiscali, tra il 1438 ed il 1443 i possedimenti dei duchi d'Atri a Nord del Vomano, cadono sotto il potere di Francesco Sforza, che aveva sconfitto le truppe guidate da Giosia Acquaviva. Tre anni dopo Giosia viene elevato a Duca da Alfonso d'Aragona, dopo aver riconquistato le terre al ribelle Andrea Matteo II, ma entrato in contrasto col regnante, morirà di peste nel 1462 assediato dalle truppe aragonesi nel castello di Cellino. Il ducato di Atri passa così in mano al nobile Roberto di Capua fino al 1467, quando ritorneranno gli Acquaviva, nel frattempo compare ancora la famiglia dei Da Forcella, stavolta chiamata a pagare le tasse nel 1469. Da qui in poi sarà la famiglia ducale a farla da padrone sul castello, con fortune alterne a causa delle simpatie filofrancesi della dinastia, causando più volte attriti con la corona. Nel 1480 il ducato passa da Giulio Antonio al figlio Andrea Matteo III, cinque anni più tardi è tra gli organizzatori della "Congiura dei Baroni" a scapito del Re spagnolo, alla fine viene scoperto ma il nobile riesce ad ottenere il perdono, sebbene si vede sottratti i suoi territori. Ne viene reintegrato nel 1506 a seguito della Pace di Blois tra francesi e spagnoli, intanto nel 1528 si costruisce a Forcella la chiesa di San Rocco. L'anno seguente i feudi acquavivani vengono nuovamente confiscati dopo che la famiglia, aveva appoggiato l'assedio di Napoli da parte di Odett de Foix conte di Lautrec, perdonati ancora nel 1530. Il ducato si avviava dopo questo periodo a vivere un lungo momento di pace, tra XVI e XVII secolo si registra la presenza in paese delle confraternite del Santissimo Sacramento e quella Rosario. Nel 1760 si estingue la dinastia degli Acquaviva ed i loro territori vengono direttamente amministrati dal Re fino al 1806, quando l'arrivo delle truppe napoleoniche porrà fine ai privilegi feudali. Nel 1807 l'antica Università di Forcella viene sottoposta al governo di Notaresco e nel 1811 entra a far parte del comune di Teramo, di cui oggi è una delle frazioni.
Guardando bene il centro storico si può scorgere ciò che rimane del suo passato, nella parte più alta si trovava il castello cinto da mura delle quali resta qualche traccia, le piccole vie strette che lo attraversano salgono fino alla piazza alta. Lungo la via che si arrampica ad est del castello, si trova la piccola chiesa dell'Annunziata, fuori dalle mura invece le abitazioni più recenti si dispongono lungo due strade, che si incrociano ai piedi del centro storico. La più lunga attraversa interamente il paese scendendo fino alla chiesa parrocchiale della Madonna della Misericordia, preceduta dal cinquecentesco Palazzo Salvatore, altre abitazioni si mostrano con interessanti loggiati. Nonostante sia un po' lasciata a se stessa, Forcella contiene ancora spazi e scorci evocativi, in più si circonda dei panorami tipici della campagna teramana.

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