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Conosciuto anche come Franciscus Rebeus (Francesco il Rosso), o de Asculo, o anche della Marchia, nacque ad Appignano verso il 1290.
Da fonti attendibili emerge una personalità estroversa e perspicace, dalla viva genialità paragonabile a quella del celebre religioso e teologo inglese Guglielmo da Ockham, assieme al quale viene di frequente citato. Entrambi, infatti, erano discepoli del grande teologo scozzese Giovanni Duns Scoto, che frequentarono a Parigi.
Già molto giovane entrò nell'ordine francescano, distinguendosi nell'ambito dello studio della teologia. In quegli anni Francesco frequentò per brevi periodi anche la corte napoletana di Re Roberto I d'Angiò.
Durante il periodo avignonese il suo ordine, che era stato fondato da Francesco d'Assisi, era sconvolto dalle diatribe religiose tra gli spiritualisti e i Conventuali. Egli si schierò con il suo Ministro Generale Michele da Cesena, in netta contrapposizione al pontefice Giovanni XXII.
Il frate piceno divenne uno dei più attivi e preparati sostenitori della causa dei Michelisti, come venivano denominati i seguaci di Michele da Cesena, al punto che si recò anche alla corte francese per cercare di convincere i reali transalpini della validità delle idee promulgate dal suo ordine.La fama e il prestigio di Francesco erano senza alcun dubbio notevoli, visto che veniva convocato e ricevuto dal re di Francia.
La situazione però precipitò e il 13 maggio del 1331 il Capitolo Generale dell'ordine Francescano decretava la sua scomunica di Michele da Cesena, di Francesco e di altri 5 frati.
La loro attività, comunque, non conobbe tramonto, come attestano fonti che confermano un viaggio di Francesco in Germania, a Monaco di Baviera.
Egli fu comunque arrestato il 6 febbraio del 1341; sullo svolgimento e sulle conclusioni del processo gli studiosi sono discordi, ma la maggiore parte di loro concorda che nel 1344 ritrattò ciò che aveva dichiarato. Dopo questa data non abbiamo più sue notizie; si ignora dove visse e la data della sua morte.
Le sue opere purtroppo sono andate perdute o restano sconosciute, ma la memoria di Francesco Rossi viene ripresa in una figura in un affresco gotico della fine del 1400 nella chiesa francescana di Bolzano dove, nella parte posteriore di sinistra a tre metri d'altezza, vi è un lungo affresco “a fascia” che imprime molti rappresentanti dell'ordine, come pontefici, cardinali, vescovi e dottori della chiesa. Tra questi c'è anche Francesco d'Appignano, che viene definito “Doctor Succinctus”.

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