Madonna Bruna
Dettaglio Madonna Bruna Dettaglio Madonna Bruna Dettaglio Madonna Bruna Dettaglio Madonna Bruna
Chiesa nelle campagne di Lapedona, ai confini settentrionali col comune di Fermo.
Sorta su un trafficato punto di passaggio, è sede di una nota e sentita festività religiosa dove si venera l'effige della Madonna, scura in volto e quindi "Bruna". La scarsità di notizie storiche non permette di ricostruire le vicende della struttura. L'area dove si trova è già citata nel 1032 col nome di "Trivio di Cuti", compreso nei beni donati dalla badessa Ramberga all'abbazia di Montecassino. Forse per questo motivo la chiesa non compare tra i possessi del vescovo fermano o nei registri dei monaci farfensi. Nonostante la scarsità di documenti, secondo alcune fonti una primitiva struttura risalirebbe al IX secolo. Altre datano il complesso addirittura all'epoca romana, come testimonierebbero alcuni resti murari nelle fondamenta. Alcune murature residue confermano l'esistenza del complesso anche nel medioevo, con una fase di decadenza tra XIV e XV secolo. Viene ristrutturata nel corso del XVII secolo, con la costruzione di un romitorio e della attuale chiesa, che molto probabilmente ospitano una piccola comunità monastica. Nel settecento le confraternite di Lapedona organizzavano la festa, tra le più sentite della popolazione, sopravvissuta fino ai giorni nostri. Viene menzionata dal religioso lapedonese Antonio Brandimarte, che ne parla agli inizi del XIX secolo. Riferisce che in origine, l'effige della Madonna era un'edicola dipinta in un vicino orto che ritenuta miracolosa, viene quindi prelevata con tutto il muro e collocata nell'altare principale. Lo studioso descrive la chiesa con tre altari e riccamente decorata, paragonandola ad una di città. Inoltre aggiunge che era affiancata da un romitorio e da un casino, possesso dei conti Savini di Fermo, proprietaria di diversi terreni in zona. Nel XX secolo nel complesso è ospitata anche una scuola rurale, nello stesso periodo si rinnova la tradizionale festa, caduta in disuso. Questa si svolge la domenica dopo Pasqua, consiste in una processione solenne che parte da Lapedona ed arriva alla Madonna Bruna dove si celebra la messa. A mezzogiorno sui prati intorno alla chiesa, si pranzava con pane, uovo lesso e vino, offerti dalle confraternite. Spesso per il troppo alcol, la situazione degenerava e difficilmente, si riusciva a ricomporre la processione per tornare al paese alla sera. Nel 1937 il parroco don Pietro Venturini decide di riportare l'evento su canoni più religiosi, portando in processione l'effige della Madonna del Rosario, donata da Giuseppe Capotosti.
Si trova lungo la strada che da Lapedona scende fino alla vallata dell'Ete, verso la frazione Sacri Cuori di Fermo. Il luogo sacro è ancora compreso nell'aggregato di edilizia rurale, nel lato occidentale del complesso e rialzato rispetto al piano stradale. A pianta rettangolare e costruito per la gran parte in mattoni, con alcuni cordoli di pietra orizzontali, visibili soprattutto nella navata esterna, dove formano una serie di fasce. La facciata è raggiungibile attraverso una scalinata, il portale spicca sul resto, nonostante la sua semplicità si fregia di un timpano spezzato. Ai lati due piccole finestrelle mentre agli angoli si vedono due semipilastri leggermente accennati, un'altra finestra più recente si apre sopra l'ingresso. Ancora in alto una apertura rotonda campeggia all'interno del timpano della facciata, contornato da una cornice in mattoni con la parte orizzontale, riproposta anche sul muro laterale. Per la descrizione degli interni, si attende un'apertura della chiesa dopo i restauri, in quanto è stata inagibile per diverso tempo.