NULL Monte Vidon Combatte - Habitual Tourist
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Singolare castello che ancora presidia la vallata dove ancora si respira l'aria del passato.
Circola una leggenda sull'origine del particolare nome del paese: nel medioevo era signore un tale Guidone che, entrato in guerra con il feudatario della dirimpettaia rocca di Montevarmine, manda un suo servo dal fratello Corrado che governava un castello vicino. Il servo giunto al cospetto di Corrado gli disse "Corri Corrado che Guidon combatte" e lui si mosse in soccorso del fratello: da quel giorno i due castelli presero il nome di Monte Vidon Combatte e Monte Vidon Corrado. Allora era semplicemente chiamato Castello di Monte Guidone, forse l'ipotesi più plausibile riguarda sempre un personaggio che a partire dal XII secolo rintracciamo nei documenti, Combatte di Monte Guidone. Divenuto castellano del paese insedierà qui la sua dinastia che spunterà fuori qualche anno dopo in alcuni atti notarili. Le origini storiche del castello invece possono probabilmente risalire all'epoca dei monaci farfensi che, prima del XI secolo, dominavano sui castelli lungo la valle dell'Aso, spesso retti da feudatari a loro fedeli. Nel 1063 viene citato insieme ad altre località limitrofe, tra le quali le frazioni di San Procolo e Collina, quando Longino di Suppone dona alcuni possedimenti siti in questi territori al vescovo di Fermo Ulderico che cominciava a espandere i propri domini a scapito dei monaci farfensi. Nel 1141 altre donazioni di parti del territorio montevidonese affluiscono al tesoro del vescovado, il castello ormai iniziava a gravitare intorno alla città ed infatti nel XIII secolo, passerà tra i suoi castelli direttamente controllati. Proseguendo nella storia si legge in alcuni documenti del 1251 che all'epoca era un piccolo castello di 13 famiglie dove soggiornava saltuariamente anche un notaio da Fermo. Si vuole che nel medioevo la famiglia Pelagallo, che in seguito diverrà tra le più influenti del territorio fermano, abbia origine da questo luogo. Si susseguono signorie e scalate al potere nel comitato fermano che investiranno i castelli in esso compresi: nel 1331 sale al potere Mercenario da Monteverde ma viene presto cacciato, qualche tempo dopo tenta la signoria Gentile da Mogliano che inizia nel 1352, qui viene assediato e preso dagli ascolani guidati da Galeotto Malatesta e occupato per qualche tempo. La signoria di Gentile finisce con l'arrivo del Cardinale Albornoz, volto a pacificare i bollenti animi che dopo il trasferimento della sede papale ad Avignone si erano infiammati negli stati pontifici, anche Monte Vidone viene chiamato dal prelato a giurare fedeltà e rispetto dei patti verso la città di Fermo. Nel 1375 ritornano i Monteverde con il dominio di Rinaldo, poi nel 1393 cade sotto la signoria degli Aceti che dura tre anni, seguita nel 1407 da quella del Migliorati. Durante questo periodo il castello viene assediato e occupato dalle truppe di Carlo Malatesta. Viene liberato dopo quasi un anno da Berardo di Giorgio e ritorna nei territori dominati dal Migliorati fino al 1428. Durante il 1433 a Fermo si insedia il potente Francesco Sforza che sottometterà il comitato ad una feroce dittatura finita con la sua cacciata nel 1445. Il XVI secolo inizia con la salita al potere degli Euffreducci con Oliverotto prima e Ludovico poi, dal 1537 si susseguiranno dieci anni di governo dei nipoti di Papa Paolo III Farnese. Verso la fine del secolo si vide anche nel paese esplodere il fenomeno del brigantaggio: riecheggiano ancora le gesta di Battistella, malvivente originario del paese che divenne famoso in quanto luogotenente del famigerato Marco Sciarra, che tradì favorendone l'uccisione e ottenendo il perdono di tutti i suoi reati nel 1593. Ormai ci si avvivava verso un lungo periodo di stabilità politica che durò fino all'arrivo dei francesi nel 1799, nonostante questo la carestia e le catastrofi non risparmiarono il paese, furioso sarà il terremoto all'inizio del XVIII secolo che causò gravi danni alla vicina Collina.
L'arrivo delle truppe napoleoniche diede una riorganizzata al territorio che fu suddiviso in grandi dipartimenti: Monte Vidon Combatte passa in quello del Tronto con capoluogo a Fermo, sottoposto al Cantone di Petritoli che fu centro politico della zona per alcuni anni. La fine di Napoleone vede il ritorno delle antiche istituzioni, con le riforme del 1847 il vicino piccolo comune di Collina con la sua frazione San Procolo vengono annesse prima amministrativamente al comune poi, a seguito dell'Unità d'Italia, vengono definitivamente incorporate al territorio.
Tra XIX e XX secolo il paese come molti andò spopolandosi a seguito di un lungo processo di emigrazione che nel secondo dopoguerra ebbe il suo picco massimo e ridusse di un terzo la popolazione oggi ridotta a qualche centinaia di persone.
Il quieto castello è facilmente raggiungibile dalla sottostante strada Valdaso, inizialmente accolti da abitazioni contemporanee fino a raggiungere il medievale centro storico, arroccato sopra un'altura. Una lunga muraglia racchiude il casino di caccia dei Pelagallo, seguita da una compatta fila di case che termina col Municipio. Queste strutture costeggiano la cinta muraria e introducono alla porta del paese, realizzata all'angolo delle mura dove una rampa si stacca dalla strada e penetra nel suggestivo incasato. Sotto l'ingresso fortificato si trova anche la pubblica fontana mentre un'altro palazzo nobiliare si affaccia sul prospetto opposto all'ingresso, la rampa continua uscendo dal bastione svoltando verso destra, continuando fino ad una seconda porta, ultima difesa del borgo. L'interno si compone di piccole vie strette, quasi assenti sono le piazze se si esclude quella davanti alla chiesa parrocchiale di San Biagio, che è poco più di un'allargamento della via principale del paese se si esclude un piccolo spazio ricavato demolendo un'abitazione.
La mole del palazzo dei Pelagallo domina gran parte della porzione meridionale mentre nel lato opposto si accalcano case più popolari, un piccolo sguardo all'angolo nord-ovest del paese, suggerisce l'assenza di un torrione demolito ed è l'unico squarcio di campagna che penetra dal fitto caseggiato.
Una meta da rivalutare e da visitare.

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