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Importante municipio posto al centro della Val Vibrata, data questa posizione privilegiata ha subito un notevole sviluppo nel corso dell'epoca moderna: da modesto castello sorto sulle alture al limite delle pianure del fondovalle è diventato oggi grande centro economico e residenziale. Nereto deriverebbe dal greco "neros", che vuol dire luogo basso ed umido; altre interpretazioni lo attribuiscono ad epoche più antiche, collegando comunque il significato del nome all'acqua. Interessante è la sua storia che si snoda a partire dall'alto medioevo, quando per motivi di sicurezza le popolazioni delle campagne dell'ex impero romano decisero di racchiudersi in più sicuri centri fortificati: in questi tempi sorse il casale di Nereto. Probabilmente nata dalle ceneri di Vicus Gallianus, un insediamento più antico situato nei pressi della chiesa di San Martino, che i monaci benedettini del monastero di Sant'Atto, dipendente dalla grande abbazia di Montecassino, avevano edificato sulle sue rovine. Già all'epoca della conquista del sud Italia da parte dei normanni, nel XI secolo, faceva parte dei castelli del Vescovo-conte ascolano, come anche il vicino scomparso castello di Corata; durante la reggenza degli imperatori svevi sul regno di Napoli e il conseguente scontro con il papato, Nereto si schierò con quest'ultimo come citava un'iscrizione perduta che un tempo campeggiava sulle mura. Con la vittoria di Carlo I d'Angiò sugli Svevi e col conseguente rafforzamento del suo potere, nel 1279 il feudo di Nereto, insieme a Colonnella e ad altri castelli, come Torre a Tronto, Gabbiano e Montorio a Mare, viene donato ad Amelio de Agoto Courban, fedele vassallo degli Angioini. Ma nel 1383 Carlo III di Durazzo decide di rivendere il feudo agli ascolani, desiderosi di ritornare in possesso dei territori perduti a sud del Tronto e disposti a pagare al re la cifra di 14.000 fiorini; si reinsediarono a Nereto due anni più tardi, mentre dopo il 1408, con la conquista di Ascoli da parte di Ladislao I d'Angiò, vengono ricostruite le fortificazioni. Col 1413 lo stato ascolano diviene possesso dei Da Carrara che lo terranno fino al 1426; poco dopo, nel 1433, cadrà in mano allo Sforza fino al 1442. Durante la guerra tra Angioini e Aragonesi cade nelle mire del duca d'Atri: Giosia Acquaviva, dapprima sostenitore della causa Aragonese, nel 1458 si rivolterà alla causa spagnola conquistando Colonnella, mentre poco dopo altri simpatizzanti del duca occuperanno Nereto e la rocca di Morro. La risposta degli Aragonesi non si fece attendere e, sconfitto l'Acquaviva a San Flaviano, scongiurerà la minaccia degli Acquaviva per Nereto, che ritornerà ad Ascoli. Sul finire del XVII secolo sarà ancora parte dello stato ascolano, infatti nel 1680 è ancora segnato sulle mappe come "Baronia" di Ascoli; successivamente tornerà a far parte del Regno di Napoli in circostanze e date ancora oscure, probabilmente nel secolo successivo, quando si registra una grande espansione territoriale e demografica. Durante le guerre rivoluzionarie francesi in Italia, allo scopo di difendere i confini, Nereto divenne quartier generale del generale Pignatelli-Cerchiara e sede per lo stazionamento di diversi reggimenti di truppe napoletane, terminate con la caduta del Regno nelle mani degli eserciti guidati da Napoleone. In questo periodo, nel 1798, a seguito dell'uccisione di alcuni soldati di una retroguardia francese, il paese stava per essere punito per rappresaglia da un grande contingente militare che misteriosamente arretrò appena arrivato nell'abitato: l'evento fu attribuito come miracolo della Madonna della Consolazione, molto venerata dalla popolazione. Ma l'arrivo dell'amministrazione francese farà sì che Nereto si elevi a importante centro amministrativo della Vibrata: troveranno qui residenza il giudice e la sede del Circondario che amministrava i territori di Corropoli, Torano Nuovo, Controguerra e Sant'Omero. Rimasta fedele alla causa rivoluzionara, darà il suo contributo al processo di unificazione del regno d'Italia; nel 1860 scoppiò anche una rivolta congiunta tra diversi paesi del circondario contro il regno borbonico, terminata con l'arrivo degli eserciti piemontesi guidati dal generale Cialdini. Sotto il nuovo regno il paese continuò a crescere, diventando uno dei più prosperosi della zona; oltre a varie sedi di diversi enti amministrativi e di pubblica sicurezza che servivano il territorio circostante, nel 1871 viene anche fondata una cassa di risparmio ed un credito cooperativo, insieme a numerose industrie ed attività spesso legate al settore tessile. Questa enorme espansione fece sì che il piccolo castello fosse ormai sostituto come centro delle attività, favorendo i nuovi quartieri cresciuti tra XIX e XX secolo; la trascuratezza del vecchio castello si protrarrà fino ai giorni nostri, cancellando una grande parte di esso.
Partendo appunto dal centro storico, dove la grande piazza tra la chiesa della Madonna della Consolazione ed il palazzo comunale fa da fulcro centrale del paese, si estende verso sud-ovest, e quindi verso la piana del Vibrata. Dalla piazza ci si può addentrare in ciò che rimane dell'incasato medievale, che è stato in parte sostituito da un gradevole parco e da un teatro all'aperto; i pochi edifici storici comunque mantengono una certa dimensione, suggerendo ciò che poteva essere all'epoca Nereto. Sempre dalla piazza centrale parte via Roma, corso principale dei quartieri otto-novecenteschi; proseguendo lungo questa strada si arriva all'ampia Piazza Cavour dove la chiesa della Madonna del Suffragio, l'interessante facciata di Palazzo Masi e la grande fontana centrale, eleggono a salotto cittadino questo spazio.

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