Sede del municipio di Tortoreto, ospitato in uno storico edificio d'origine medievale.
In principio è un palazzo nobiliare nel quartiere di Terra Vecchia, che insieme al rione di Terra Nuova, va a comporre il centro storico di Tortoreto. Viene eretto nel settecento a cavallo della cinta muraria, sfruttando architetture preesistenti, è propietà della famiglia De Fabritiis almeno nella prima parte del XX secolo. Nel 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale, il complesso viene scelto come campo di concentramento insieme ad un'altro edificio nell'attuale municipio di Alba Adriatica. L'opera è gestita da alcuni ufficiali di Pubblica Sicurezza, sorvegliato dai carabinieri e visitato dal medico del paese; all'inizio ospita solo ebrei tedeschi. Nonostante la mancanza dell'acqua corrente, la vita dei reclusi è piuttosto tranquilla, possono rifocillarsi alle taverne locali e socializzare con gli abitanti. Nel 1941 in uno slancio propagandistico, i residenti inviano due disegni a Mussolini, grati dell'aumento dei sussidi ai prigionieri. Fin dalla sua apertura però, il campo aveva visto accrescere il numero dei detenuti, fino ad arrivare ad un certo affollamento ma nonostante questo, sono permesse le ispezioni della Croce Rossa e gli aiuti economici dall'esterno. Tra gli internati si ricorda Saul Steinberg, illustratore rumeno ma formatosi nell'università di Milano. Fuggito negli Stati Uniti nel 1942, diventa tra i principali vignettisti del periodico "New Yorker". Con la primavera del 1943 si decide di chiudere il campo, iniziando il trasferimento dei prigionieri in altri campi, ufficialmente chiuso a fine estate, con gli ultimi spostamenti verso il vicino campo di Corropoli. A differenza dell'altra sede nel litorale, quella di Tortoreto Alta viene subito rioccupata da alcuni prigionieri italiani, colpevoli di reati legati alla distribuzioni dei beni. Dopo la fine della guerra l'edificio è riconvertito a caserma dei Carabinieri, dal 1979 è sede del municipio.
Insieme all'adiacente palazzo Liberati, occupa gran parte del fronte meridionale di Terravecchia, con la facciata ben visibile dalla sottostante strada provinciale. Costruita più in alto rispetto al piano stradale, si avvale di una rampa protetta da una ringhiera, per scendere verso la sottostante strada. La struttura del palazzo ha un'andamento irregolare, con la facciata rivolta sul lato meridionale, il più elevato, che gli dona una parvenza di monumentalità. Questa è caratterizzata da una serie di lesene che la suddividono in quattro spazi, dove si aprono le semplici finestre. Una quinta sezione è visibile nell'angolo orientale, di questa c'è solo la parte basamentale ed un muro, che termina all'altezza del primo piano. Vi si apre una finestra, affacciata su un piccolo giardino interno. Forse è parte di un'ala incompiuta del palazzo, con alcuni mattoni sporgenti nelle murature limitrofe, predisposizione per ricollegare le future espansioni. Continuando sulla facciata, si osserva che all'ultimo piano si susseguono alcune balconate, una più grande spostata sulla destra ed altre tre minori distribuite ai lati. Queste si appoggiano su mensole in pietra decorata, così come i profili dei balconi che montano gradevoli ringhiere in ferro battuto. Più in alto in corrispondenza della linea del tetto, corre un vistoso cornicione in mattoni. All'interno un piccolo cortile aperto, raggiungibile attraverso scalinate, mostra i resti del pozzo. Per quanto riguarda la facciata nella piazzetta superiore, all'interno delle mura, il palazzo si mostra con un unico portale, aperto in una struttura ad un solo piano ed affiancato da due finestre. Per gli interni ed altri approfondimenti, si attende una visita più dettagliata del bene.