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Palazzo governativo montaltese dove un tempo vi erano gli uffici del Presidato Sistino, oggi ospita il municipio.
Già in precedenza la cittadina era stata utilizzata come sede delle riunioni del presidato Farfense, che si svolgevano nella chiesa di Sant'Agostino. Con l'elezione a pontefice di Sisto V nel 1585, membro di una famiglia cittadina, darà il via ad una serie di rinnovamenti. Tra le varie opere si vede la creazione nel 1586 del Presidato Sistino, o Stato di Montalto, che avrebbe in parte ripristinato il precedente presidato farfense. Dopo questa data, si comincerà a cercare una sistemazione per il futuro palazzo, dove ospitare gli organi di governo e la residenza dei governatori pontifici. Nel frattempo, il milanese Giulio Sclafenato era stato scelto come primo governatore, con l'ordine di agire contro il brigantaggio, missione che affronterà con eccessiva violenza, procurandosi i rimproveri del pontificato. Intanto, verranno scelti una serie di edifici di origine medievale nei pressi della chiesa di San Nicolò, inizialmente si pensa di incorporare l'edificio sacro nel palazzo, ma il parere contrario del governatore bloccherà la proposta. Il progetto viene realizzato da un architetto e militare maceratese, tale Pompeo Floriani, ingaggiato da Sisto V per la realizzazione della sua "Addizione Felice", che avrebbe ingrandito la cittadina montaltese innalzandola a più elevati ranghi. Già nello stesso anno dell'erezione, si iniziano a stipulare i primi contratti con le manovalanze edili, i lavori proseguiranno tutto l'anno successivo e molto probabilmente finiranno agli inizi del 1588. Si rendeva inoltre necessaria una nuova sede per la prigione, nel 1606 le precedenti carceri montaltesi, individuate tra la cinta muraria ed il palazzo dei Priori, verranno trasferite in un'ala del palazzo dei Presidi, che ospiterà oltre alle celle, le residenze della guardia ed una cappella. Esiste un'immagine nel catasto montaltese del 1772, che raffigura lo stabile al centro della cittadina. La rivoluzione filofrancese del 1798 destituisce il pontefice e le sue amministrazioni, si proclamerà la breve Repubblica Romana che durerà solo qualche mese, ma i cambiamenti amministrativi sconvolgeranno lo stato. Montalto diventerà sede di Cantone, parte del Distretto di Ascoli nel Dipartimento del Tronto con sede a Fermo; nel 1799 tornerà il Papa e si ripristineranno gli antichi ordinamenti. Ma il ritorno dei francesi con Napoleone, farà sì che nel 1808 gli Stati Pontifici vengano annessi al nuovo Regno d'Italia, ricostituendo le istituzioni della scomparsa Repubblica Romana. Cacciati i governatori, viene poi istituita nella cittadina "la Giudicatura di Pace" che nel 1809, trova posto nel palazzo dei Priori; nel 1810 l'ufficio si trasferirà nel palazzo dei Presidi, attraverso la stipula di un contratto d'affitto con il comune. Intanto nello stabile funzionavano ancora le prigioni, definite però non idonee al contenimento dei detenuti, così nel 1809 si richiederà al comune un'opera di ammodernamento. L'anno seguente si darà il via ai lavori, che si concluderanno nel 1811. Ma gli interventi non miglioreranno la situazione, già qualche mese dopo si riscontreranno infiltrazioni d'acqua che costringeranno alla chiusura di alcune celle chiamate "Limbo, Purgatorio ed Inferno". Nel 1813, altre carenze strutturali daranno il via ad ulteriori lavori, infine l'anno dopo si segnalerà l'inefficienza delle serrature e degli infissi. Contemporaneamente, anche la gendarmeria comunale troverà sede nel palazzo. Passata la parentesi napoleonica ci sarà la Restaurazione, nel 1816 il presidato sarà sostituito dalla nuova Delegazione Apostolica, la cittadina diventerà così capoluogo distrettuale e sede di governo della delegazione ascolana. La proprietà del palazzo quindi passerà alla Camera Apostolica e verrà per l'appunto chiamato "Palazzo Apostolico", con la sede del Governatore Distrettuale. Questo distretto comprendeva i Governi di: Castignano, Cossignano, Force, Montefiore, Montefortino, Montegallo, Montelparo, Monterubbiano, Offida, Ripatransone, Rotella, Santa Vittoria e le comunità a loro sottoposte. Dopo le riforme del 1833 i centri di potere vengono ridotti e il distretto si riduce a controllare quelli di Offida e di San Benedetto. Il fabbricato ormai diventava più vecchio e malmesso, così nel 1839 il Governatore denunciava la condizione precaria ed invocava un restauro, ma non si effettuano alcuni lavori di manutenzione. L'anno seguente anche il comandante della gendarmeria, si lamenterà dello stabile, poco tempo dopo il municipio deliberava l'urgenza di avviare lavori più consistenti per il recupero del palazzo, che poi verranno effettuati poco dopo. Già dato in affitto agli uffici municipali, nel 1857 la Camera propone al comune di acquistare il palazzo per 1000 scudi, mantenendo però in uso le prigioni, ma dato lo stato di conservazione non ottimale, si contratterà per 600 scudi. Inizialmente la Camera rifiuta l'offerta ma grazie alle suppliche rivolte a Papa Pio IX dalla comunità montaltese, si riuscirà nel 1859 ad acquistarlo al prezzo più basso. Seguiranno dei lavori di rinnovamento, in cui verrà sistemata l'aula consigliare. Dopo l'Unità d'Italia nel 1861, decadranno le Delegazioni Apostoliche ed il palazzo diventerà il nuovo municipio, abbandonando il vecchio palazzo dei Priori. Nel 1872 si procederà alle decorazioni della sala consigliare, con la realizzazione dei ritratti dei paesi che avevano composto il Presidato Sistino; la facciata viene restaurata nel 1908 con un progetto di Egidio Egidi di Rotella. Opere di consolidamento avvengono nella seconda metà del XX secolo, a causa delle lesioni del terremoto di Castignano del 1943 e i successivi eventi sismici del 1951 e del 1973. Nel 1988 verranno avviati una nuova serie di importanti lavori, viene risistemato il primo piano, dove hanno sede gli uffici comunali, riconsegnati alla popolazione nel 1990. Tra il 1993 ed il 1995, viene rifatto il tetto e si procede alla sistemazione del piano seminterrato abbandonato e delle relative fondazioni, viene anche risistemato il secondo piano, edificando una sala conferenze. Inoltre, gli spazi saranno attrezzati con nuovi musei, nel seminterrato troverà sede il museo etnografico mentre nel secondo piano, verranno raccolte le collezioni della pinacoteca. Viene danneggiato durante il terremoto del 1997 e si è costretti ad una ulteriore sistemazione del fabbricato; nel 1999 si approva il progetto e si darà il via ai lavori, che vedranno la riapertura del bene solo nel 2002.
Il palazzo domina nel centro storico, la sua facciata in mattoni si presenta abbastanza sobria e simmetrica, reminiscenza della sua origine tardo rinascimentale, ma con poche decorazioni. Le uniche note sono le cornici in bugnato, che ornano le finestre, l'ingresso ed i lati del pianterreno, la porta principale si trova spostata sulla sinistra ed è sovrastata da una nicchia con lo stemma sistino. Sempre sulla facciata, due porte più piccole permettono di accedere agli ambienti del seminterrato e del pianterreno, utilizzati anche per un'attività di ristorazione. Gradevole è l'elaborata buca delle lettere in travertino e le massicce inferriate, a protezione delle finestre. Spostato sulla destra invece, si apre un passaggio voltato, che prosegue raggiungendo la piazzetta sul retro dello stabile, adiacente alla cinta muraria. Questo, separa dal corpo principale l'ala dove si trovano le carceri ed il corpo di guardia con un semplice portale, stemperato da due fiori in travertino sugli angoli e semplici aperture, ovviamente sbarrate. Sulla parete è murata una lapide in parte rovinata, che attesta la costruzione delle carceri sotto il pontefice Paolo V. Sotto le finestre dei piani superiori corre una essenziale cornice marcapiano, un'altra più elaborata segue la linea del tetto. Varcato l'ingresso principale, si percorre il lungo corridoio con lo stemma dei presidi. Notevole è la sala consigliare, dove su tutto campeggia lo stemma di Sisto V, realizzato in legno da Emilio Alessandrini, ai lati le tempere con le terre del Presidato. Oggi ospita ben tre musei: quello etnografico al piano seminterrato, il museo delle carceri e la pinacoteca all'ultimo piano.

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