Palazzo dei Vescovi
Dettaglio Palazzo dei Vescovi Dettaglio Palazzo dei Vescovi Dettaglio Palazzo dei Vescovi Dettaglio Palazzo dei Vescovi
Edificio di importanza storica che sorge al centro di Ancarano.
Dalle vicende travagliate, nel corso dei tempi è stato spesso danneggiato ed infine, demolito totalmente. Quella che si vede oggi infatti è l'ultima ricostruzione del palazzo, avvenuta in epoca piuttosto recente, sopra le vestigia di quello più antico. Da sempre residenza del vescovo di Ascoli, rappresentava il secolare legame tra il castello ancaranese e la diocesi del capoluogo piceno. Infatti i suoi reggenti sono anche investiti della Baronia di Ancarano, diventando nel corso dei tempi la residenza estiva del vescovo. Fronteggiava la chiesa antica di Santa Maria della Pace, una delle parrocchie che avevano come rettore il vescovo in persona, che poi nominava un suo vicario per la cura delle anime. Subisce le nefaste vicende che hanno investito il castello ancaranese, è probabilmente saccheggiato nel 1557, durante le devastazioni dell'esercito spagnolo guidato del Duca d'Alba. Sono noti i lavori voluti nel 1569 dal vescovo Camaiani, che dotano il palazzo di un nuovo scalone d'accesso. Interessante è la storia legata ad una lapide che attestava il termine dei lavori, dopo la demolizione del palazzo nel XX secolo, questa viene trafugata e ritrovata nel 2020. Continuano i danneggiamenti nel 1585, quando il paese viene occupato dai briganti per un certo periodo di tempo, anche il Papa arriva a sollecitarne la liberazione, alle autorità ascolane. Viene ingrandito durante il vescovado di Monsignor Niccolò Aragona, nella seconda metà del XVI secolo e nel settecento, si legge ancora di alcuni interventi edili. Nel catasto gregoriano degli inizi del XIX la porzione attualmente visibile, è segnalata come casa del parroco. Con le soppressioni dell'unità d'Italia passa fra i beni demaniali, nel 1867 diventa sede di un asilo infantile, fondato per volontà di Alessandro Spalazzi. Secondo gli scritti dello storico ancaranese Francesco Rampini, sarebbe il secondo, in ordine di tempo, del neonato Regno d'Italia. Viene abbandonato nel 1927, gran parte infine è demolita negli anni quaranta, in seguito ricostruito è stato recentemente risistemato.
Si trova nella parte alta del paese, di fronte alla demolita chiesa di Santa Maria della Pace, affiancando anche lo storico palazzo del podestà, inoltre si affaccia sulle pubbliche strade da ogni lato. Di pianta rettangolare, monta ancora le cornici delle finestre dell'antica struttura, elevandosi per due piani. Possiamo definire la facciata principale quella rivolta ad oriente, verso la piazza e la torre campanaria. Ma in generale le caratteristiche architettoniche delle facciate, tendono ad omologarsi. Vi sono alcuni ampi accessi al pianterreno, utilizzato oggi a fini commerciali, che mostrano un contorno in mattoni e sono di recente realizzazione. Parzialmente elaborate sono le finestre dei piani superiori, tutte realizzate in travertino, con alcune risalenti alla struttura cinquecentesca. Un parte infatti è interamente ricostruita oppure colmata dei pezzi mancanti, alcune sono realizzate con semplici pietre squadrate. La facciata mostra solo tre finestre a piano mancando di simmetria orizzontale, al primo piano si vedono due finestroni con balconcino, solo quello a sinistra però sembra originale. Insieme alla finestra al centro, montano pietre lavorate con una fascia bombata nella parte superiore con sopra una cornice sporgente. Meno raffinate sono quelle del piano superiori e delle due facciate laterali, meglio quelle della facciata posteriore, anch'esse in pietra lavorata. Quello che vediamo oggi, è una parte del grande complesso, che collegava l'attuale stabile alla vicina chiesa, occupando l'area sopra la cinta muraria. Si legge che avesse trentuno stanze, fastosi saloni affrescati e soffitti a cassettoni.