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Struttura medievale piuttosto rimaneggiata che si affaccia su Largo Rosati, al centro dell'abitato di Civitella.
Lo si vede proseguendo oltre la chiesa di San Francesco ed è tra i palazzi più singolari del centro storico, edificato nella prima metà del XIV secolo, probabilmente prima del 1338, sotto il dominio di Roberto d'Angiò, come sede del Capitano del Popolo.
Il suo apparato decorativo è simile alla chiesa di Sant'Antonio di Teramo, eretta sempre nello stesso periodo, si suppone dagli stessi autori.
Successivamente, viene impiegata come palazzo dell'Università, tipica istituzione simile al comune creata nel Regno di Napoli, viene ristrutturato nel XVI secolo ed in quello successivo cadrà in disuso, rendendo necessario un ulteriore rimaneggiamento degli interni nel 1644.
Pesanti interventi saranno eseguiti durante il ventennio fascista, dove saranno aggregate nuove strutture in stile razionalista, divenne anche sede della scuola elementare che qui rimase fino a pochi anni fa, oggi è utilizzato come spazio pubblico e sede del circolo cittadino.
L'edificio è realizzato in travertino locale con una colorazione in parte tendente al giallastro, la parte antica è accompagnata ai lati dalle strutture novecentesche.
La struttura poggia su un basamento di modesta altezza, si notano subito tre ingressi, aperti con buona probabilità durante i rimaneggiamenti rinascimentali, di cui quello centrale risulta più ampio e meglio rifinito, si concludono con un semplice arco a tutto sesto, il maggiore però mostra dei particolari colletti lavorati.
Gli archi ai lati sono sormontati da un'ampia finestra, simmetrica al profilo della porta, sulla sinistra si nota un'altra apertura posta più in alto e murata, con l'arcata leggermente cuspidata. Probabilmente era precedente agli attuali accessi, in quanto nei palazzi pubblici medievali era assai diffuso l'ingresso sopraelevato, raggiungibile tramite una scala esterna.
Molto suggestivo è il piano superiore, che mostra i resti di due cornici marcapiano finemente decorate, con foglie d'acanto che si alternano ai gigli angioini ancora individuabili nelle porzioni meglio conservate, tra queste sono visibili diversi buchi dove possibilmente potevano trovarsi delle strutture lignee esterne.
Richiamano le ristrutturazioni rinascimentali le tre finestre con le mensole in pietra scolpita, queste si appoggiano sulla linea della cornice marcapiano inferiore e forse un tempo di foggia differente, sul lato destro della struttura vi è scolpito lo stemma angioino, parzialmente incorniciato.
Le ali laterali, costruite in stile razionalista nei primi del novecento, sono realizzate in mattoni rossi a seconda del gusto dell'epoca con finestre e porte in pietra, le aperture a piano terra hanno uno stile che a tratti richiama quello neo-romanico, con trifore ai lati del portale ad arco, la parte superiore invece mostra una fitta serie finestroni rettangolari, alti e stretti, raggruppati a gruppi di tre.
Nella parte a sinistra del palazzo, vi sono grandi portali ed alcune grandi finestroni dello stesso stile, al piano superiore vi sono sempre dei finestroni ma dalle forme più quadrangolari.
Tra il palazzo e la struttura a sinistra, è installato il monumento a Matteo Wade, un tempo collocato sulla prima piazza d'armi della fortezza ed in seguito spostato qui.

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