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Frazione sperduta fra le increspature rocciose ai confini Nord del comune di Acquasanta Terme.
Si colloca a ridosso delle cime del Monte Ceresa, raggiungibile dalle automobili solo passando da una stretta e sinuosa strada, che parte all'incrocio per Scalelle e Sala, quindi necessariamente bisogna attraversare il territorio municipale di Roccafluvione.
Se ne hanno pochissime notizie, risalenti alla fine del XIX secolo, ma pare che il villaggio sia esistito anche in precedenza, si nota che nei ruderi dell'abitato originario, sotto lo sperone di roccia davanti all'attuale paese, presentano resti di abitazioni che potrebbero risalire anche al XVI secolo. La scarsità di notizie rimanda ad indagini più approfondite; sicuramente esisteva nel 1834 entra a far parte del comune di Santa Maria del Tronto, nato da un'attrito tra Acquasanta e le sue frazioni, che abbandoneranno il capoluogo costituendo un nuovo municipio. Verrà infine soppresso sei anni dopo l'Unità d'Italia, tutto il suo territorio entrerà a far parte del nuovo comune di Acquasanta.
Nel 1879 si ha una delle poche citazioni dirette, quando il paese è minacciato dalla frana del grande pezzo di montagna che funge da tetto dell'abitato, su sollecitazione del prefetto di Ascoli e se ne ordina lo sgombero, ma viene segnalato lo scarso interesse dell'amministrazione comunale da parte del Prefetto. Infatti il funzionario pubblico riprendeva il municipio, segnalando che si spendeva di più per la banda cittadina, piuttosto che sulla ricostruzione del paese, al quale l'amministrazione risponde che la banda era utile a tutto il comune e non di una frazione sola.
Nel 1881 il Prefetto quindi si organizza e trova i fondi per la costruzione di nuove abitazioni, in gran parte devoluti dalla Provincia, si avviano i lavori ma grazie alla riluttanza della popolazione a lasciare le grotte, non saranno ancora terminati per il 1883. In quell'anno si legge che ancora qualcuno vi abita e se ne sollecita il trasferimento, ma nel 1887 si legge che il masso non era crollato e sotto di lui, alcuni continuavano ad abitarvi. Secondo alcune fonti le case costruite nell'ottocento sarebbero state distrutte, riedificate poi durante il ventennio fascista.
Attualmente c'è ancora chi lo popola, curando i piccoli orti ricavati dai pochi terreni coltivabili, strappati alle rocciose pendici montane, una volta giunti si incontra per primo quel che rimane del paese vecchio, ancora in parte incassato nelle sue grotte, aperte su una ripida parete rocciosa. La strada termina davanti al sagrato della chiesa della Madonna delle Grazie, anch'essa costruita con il nuovo villaggio, dove si apre anche una piccola piazzetta con la fonte pubblica. Le abitazioni si dispongono ordinatamente in fila lungo la strada, piuttosto simili tra di loro sono ben distanziate da ampi spazi tra l'una e l'altra. Le case agli antipodi del borgo nuovo ed alcuni edifici a lato della strada, presentano caratteristiche più tradizionali, con la pietra a vista come nel caso del piccolo edificio davanti alla chiesa, con architrave datato 1908 ma con i canoni stilistici simili a quelli cinquecenteschi.
Dalla piazza la strada, prosegue per i boschi fino a raggiungere Agore e Rocchetta, diventa prima una carraia fino a ridursi ad un sentiero, all'inizio si incontrano le ultime stalle degli abitanti del paese ed un'altra fonte circondata da piccoli orti che presto lasciano spazio al bosco.

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