NULL Porchia - Habitual Tourist
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Incastonata sopra una lingua di terra scavata dalle profonde vallate dove nasce e scorre il torrente Menocchia, tra le sue mura contiene ancora importanti tracce del suo nobile passato.
Incerta è l'origine del nome che secondo alcuni deriva da "porca", ossia solco, oppure direttamente da maiale, data la forma della zona simile al piede dell'animale. Nei documenti medievali viene chiamata Porcula, ed incerte sono le origini. Donato insieme ad altre terre al Monastero di Farfa nel XI secolo, ottiene l'autonomia comunale nel 1291 per mezzo di Niccolò IV, il Papa ascolano, iniziando ad orbitare intorno alla città picena e al suo comitato, del quale entra a far parte. Nonostante Porchia rimase diocesi della nemica Fermo fino al 1586, per poi passare con Ripatransone e quindi Montalto, rimarranno sempre fortissimi i legami con Ascoli, fino ai giorni nostri, e di questo status la frazione reca ancora traccia, con la partecipazione della sua rappresentanza alla Quintana di Ascoli Piceno.
Nei pressi di Porchia sorgeva il castello di Mortula, che patteggiava per la nemica Fermo, ed erano nati numerosi contenziosi tra le due. Nel 1404 Porchia si alleò con altri centri locali filoascolani e fu rasa al suolo. Solo nel 1411 il papato riconosceva il possesso di Porchia a Ludovico Migliorati, signore di Fermo.
Nel 1586, con l'istituzione della nuova diocesi di Montalto, e per volontà di un concittadino divenuto Papa Sisto V, Porchia diventa subito parte integrante della nuova diocesi, ed il primo vescovo sarà Paolo Emilio Giovannini, nativo della frazione. Con l'unità d'Italia verrà annessa al comune di Montalto.
Porchia ci accoglie con la grande piazza del mercato, all'ombra del severo torrione circondato ancora dai resti della cinta muraria, che si collegavano alla scomparsa porta posta all'inizio del corso principale. Da qui si può scendere dritti verso la piazza centrale, dove sorgono la splendida chiesa di Santa Lucia ed una terrazza panoramica costruita sui ruderi dell'antico palazzo comunale.
Vale la pena di percorrere la ripida via Antamori, che scende poco prima della piazza fino alla seconda porta scomparsa del castello, circondata dalle storiche case talvolta impreziosite da ornamenti. Si può risalire per le ripide e strette vie fino alla parte alta, dove tra la piccola chiesa di San Paolo ed il torrione, il parco cittadino assicurerà una tranquilla sosta.

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