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Incastonata sopra una lingua di terra scavata dalle profonde vallate dove nasce e scorre il torrente Menocchia, tra le sue mura contiene ancora importanti tracce del suo nobile passato.
Incerta è l'origine del nome che secondo le fantasie di alcuni deriva da "porca", ossia solco, oppure direttamente da maiale, data la forma della zona simile al piede dell'animale. Nei documenti medievali viene chiamata Porcula, ed incerte sono le origini. Donato insieme ad altre terre al Monastero di Farfa nel 1039, da Longino di Azzone, gran possidente terriero forse di stirpe longobarda. Viene ancora ricordata in una concessione del Papa Innocenzo III, che lo riconferma ai farfensi nel 1198.
Ottiene l'autonomia comunale nel 1291 per mezzo di Niccolò IV, il Papa ascolano, iniziando ad orbitare intorno alla città picena e al suo comitato, del quale entra a far parte. Nonostante Porchia rimase diocesi della nemica Fermo fino al 1586, per poi passare con Ripatransone e quindi Montalto, rimarranno sempre fortissimi i legami con Ascoli, fino ai giorni nostri, e di questo status la frazione reca ancora traccia, con la partecipazione della sua rappresentanza alla Quintana di Ascoli Piceno. Nel 1320 il comune elegge l'incaricato per pagare la tassa annuale ai farfensi, da versare al priore del monastero di San Salvatore all'Aso. Viene condannata dal Rettore della Marca nel 1339 insieme ad altri comuni del piceno, per non aver partecipato con i suoi soldati alla spedozione contro il castello di Apiro, saranno in seguito perdonati. Finisce sotto il giogo di Boffo fa Massa a partire dal 1377, quando si era ritagliato una sua piccola signoria, che comprendeva anche i vicini centri di Carassai e Cossignano, dissolta già nel 1387, dopo questa esperienza il castello stringerà patti di sottomissione con Fermo. Nello stesso anno nomina Vanne Cole di Giovannuccio come procuratore per il castello nella trattativa con la città fermana, si farà anche la pace con i fuoriusciti ed i banditi dalla comunità. Nel 1389 Bonifacio IX rimuove un'interdetto che Fermo aveva ricevuto insieme al suo comitato, insieme a questi anche Porchia, Montegiorgio, Monterubbiano e Montefiore.
Nei pressi di Porchia sorgeva il castello di Mortula, che patteggiava per la nemica Fermo, ed erano nati numerosi contenziosi tra le due. Nel 1404 Porchia si alleò con altri centri locali filoascolani e fu rasa al suolo. Solo nel 1411 il papato riconosceva il possesso di Porchia a Ludovico Migliorati, signore di Fermo. Nel 1433 finisce con gran parte del territorio sotto il dominio di Francesco Sforza. Durante le fasi finali della signoria sforzesca, le truppe pontifice presenti anche nel castello, nel 1444 tentano l'assalto a Carassai ma vengono respinte dai suoi difensori, due anni più tardi il tiranno sarà costretto alla fuga dal fermano.
Nel 1586, con l'istituzione della nuova diocesi di Montalto, e per volontà di un concittadino divenuto Papa Sisto V, Porchia diventa subito parte integrante della nuova diocesi, ed il primo vescovo sarà Paolo Emilio Giovannini, nativo della frazione. Con l'unità d'Italia verrà annessa al comune di Montalto.
Porchia ci accoglie con la grande piazza del mercato, all'ombra del severo torrione circondato ancora dai resti della cinta muraria, che si collegavano alla scomparsa porta posta all'inizio del corso principale. Da qui si può scendere dritti verso la piazza centrale, dove sorgono la splendida chiesa di Santa Lucia ed una terrazza panoramica costruita sui ruderi dell'antico palazzo comunale.
Vale la pena di percorrere la ripida via Antamori, che scende poco prima della piazza fino alla seconda porta scomparsa del castello, circondata dalle storiche case talvolta impreziosite da ornamenti. Si può risalire per le ripide e strette vie fino alla parte alta, dove tra la piccola chiesa di San Paolo ed il torrione, il parco cittadino assicurerà una tranquilla sosta.

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