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Un'atmosfera surreale ammanta questo luogo appollaiato sopra uno sperone argilloso, ed immerso nel meraviglioso mondo dei calanchi.
Nato a controllo dell'antica strada romana che portava al santuario di Monterinaldo, viene spesso citato nelle bolle degli imperatori germanici a partire dal XII secolo come feudo dei vescovi di Ascoli. Lo storico Marcucci cita la famiglia degli Alvitreti come signori di parte del castello.
La crescita economica del borgo subì un brusco arresto ad opera delle truppe del marchese di Lautrec che, nel 1528, durante la sua spedizione in Italia per punire il Re di Napoli, responsabile del sacco di Roma, passarono per Porchiano. Volendo accamparsi nel castello per la notte si videro rifiutata l'ospitalità ed inoltre degli abitanti appesero dei gatti miagolanti sulle mura, cosa che non venne gradita dai francesi che assediarono, presero e bruciarono il castello, facendo strage di chiunque passasse per le loro mani.
Molti vennero gettati dalle alte mura della rocca, compreso il podestà e parecchie furono le donne violentate; da questo evento il paese non riuscì più a tornare agli antichi splendori e per parecchio tempo venne esentato dalle tasse per favorire la ricostruzione della rocca e del borgo distrutti.
Le disavventure continuarono nei secoli soprattutto a causa delle frane che, inesorabilmente, cancellavano tutto quello che era stato pazientemente ricostruito negli anni dell'abitato.
Diviso in due nuclei principali: quello ad est caratterizzato dalla chiesa di San Michele, l'altro che si sviluppa più in alto, verso il monte dell'Ascensione, e che è quasi completamente ridotto a rudere.
I muri degli edifici, composti da materiali di vario tipo e dimensione, testimoniano il burrascoso passato di Porchiano che, nonostante tutto, immerso fra il silenzio e la bellezza surreale dei calanchi, offre uno degli spettacoli più suggestivi del Piceno.

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