NULL Rocca di Monte Cretaccio - Habitual Tourist
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Rocca di frontiera tra gli stati ascolano e fermano, sorgeva sopra Porto D'Ascoli, sulla sommità spianata di un colle, tra gli ultimi rilievi collinari che degradano verso il mare sul crinale settentrionale della vallata del Tronto, in corrispondenza della Foce. Documentato negli archivi della diocesi di Fermo a partire dal 1023, quando entra in possesso una porzione del castello ceduta in cambio di altri terreni, dieci anni più tardi gli viene donata un'altra metà del feudo. Nel 1039 l'ultima porzione del possedimento viene però donata all'abbazia farfense di Santa Vittoria in Matenano e questa situazione rimarrà invariata fino all'arrivo di Federico II di Svevia, nel 1239. L'imperatore, dopo aver assaltato Ascoli, si accamperà nei pressi del castello per poi dirigersi verso Fermo e, con la dipartita di Federico II, nella città ritornò presto al potere lo sconfitto partito Guelfo, sostenitore del papato. Fu così che nel 1242, per punire la città, il luogotenente dell'imperato Antonio Cicala assediò nuovamente Ascoli, che venne data alle fiamme. Tornati al potere i ghibellini nel capoluogo ascolano, come indennizzo dei danni subiti, ricevono da Federico II i diritti sul tratto di costa tra San Benedetto e la foce del Tronto ed il castello di Monte Cretaccio, nel 1245. La cosa non piacque molto agli abitanti del castello, che da sempre preferivano il governo farfense, dunque contrastarono in ogni modo i ghibellini ascolani che stanchi delle continue insurrezioni, decisero di intervenire distruggendo il castello nel 1249, dopo che si era schierato insieme a Force, altro ex possedimento farfense, nella ribellione contro Ascoli. Il castello sarà ricostruito dagli ascolani e nelle vicinanze, sul colle di Santa Maria di Sculcula, dove all'epoca emergevano ancora i ruderi della chiesa farfense, costruirono una rocca a controllo e difesa dell'abitato. L'abbazia farfense che non era rimasta a guardare inerme le azioni degli ascolani, aveva denunciato la città alla santa sede ed aveva vinto riottenendo i diritti sul castello nel 1279; poco più tardi, nel 1290, i farfensi oberati dai debiti, decisero di rivendere Montecretaccio, la Rocca di Sculcula ed il sottostante porto alla santa sede. Il Rettore della Marca, per volontà di Niccolò IV, papa francescano ed ascolano, prese possesso del castello e fece giurare fedeltà alla popolazione che poco dopo dovette, sempre sollecitata dal Papa, sebbene controvoglia, rinnovare i patti di fedeltà con il governo di Ascoli, nel 1297. Nonostante i giuramenti ed i trattati Ascoli, decise di occupare militarmente i castelli che gli si erano precedentemente ribellati: oltre a Montecretaccio, anche Force e Montepassillo subirono la stessa sorte, richiamandosi le ire di Papa Bonifacio VIII, che pretese la restituzione delle città. I fermani, che avevano sempre ostacolato l'accesso al mare di Ascoli e che la vedevano sempre più avvicinarsi a San Benedetto, sollecitarono il papato, che fece prendere con la forza il castello dal Rettore della Marca. Intanto la situazione del confine sul Tronto con il regno di Napoli era mutata, si era creata l'esigenza di rafforzare le difese e di potenziare il porto e quindi la santa sede favorì Ascoli, che trasformò Montecretaccio in una fortezza, destinando gli abitanti ad altri castelli del comitato. Papa Giovanni XXII, soddisfatto dell'operato ascolano, soprattutto durante la ribellione di Fermo, ricompensò con il diritto perpetuo del feudo di Montecretaccio e della spiaggia tra Tronto e Ragnola. Prima della fine del XIV secolo la Rocca e lo scacchiere di fortificazioni attorno al porto ascolano erano tra i meglio difesi del comitato, ma ben presto la situazione al confine si stabilizzò e cominciò la decadenza del sito che già nel XV secolo era stato annesso a Monteprandone. Rimarrà legato a quest'ultima fino al 1935 quando verrà scorporato e annesso insieme a Porto d'Ascoli al comune di San Benedetto del Tronto. Attualmente non rimane molto dell'antico castello se non i resti del poderoso torrione, fulcro della rocca, circondati da una gradevole pineta: si vedono ancora le spianate dove sorgevano la rocca ed il borgo che da lì scrutavano l'orizzonte marino ed oltre il confine.

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