NULL Rocca di Scalelle - Habitual Tourist
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Scomparse ormai del tutto sono le tracce di questa rocca che un tempo faceva la guardia alle splendide valli che circondano Scalelle. Probabilmente la sua origine è attribuibile a un insediamento feudale, a poca distanza si stagliavano i possedimenti farfensi, ma le prime notizie certe saltano fuori quando i signori della rocca vendono al Vescovo di Ascoli tra il 1052 e il 1055. L'imperatore tedesco Enrico III conferma il possesso al porporato e fino al 1208 i successori imperiali non mancheranno di riconfermalo, ma con la fine del potere vescovile e l'avvento dello stato comunale il castello tornerà in mano ai signorotti locali. A tal riguardo lo storico Marcucci parla di un fatto avvenuto nel 1276 quando insieme ai castelli di Force e di Castiglione si rifiutò di pagare le tasse agli ascolani che reagirono assaltando le comunità e per tale gesto furono richiamati dal Collegio Cardinalizio. Durante la redazione delle Costituzioni Egidiane, volute dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz, risulta che il castello di Scalelle fosse in possesso dei nobili di Scalelle. In poco meno di un secolo la rocca era ritornata sotto l'amministrazione ascolana e nei catasti la comunità verrà censita come sindacato autonomo, dotato del proprio stemma e legata al podestà del vicino castello di Rocca Rionile per le questioni legali.
Un atto notarile del XV secolo descrive la rocca come una fortificazione condominiale ad uso privato delle tre famiglie più ricche ed importanti della zona come i Falconieri di Castiglione che possedevano una porzione della rocca. Già in questo periodo si nota che il fortilizio aveva perso la sua rilevanza strategica e militare, i signori trascurarono dunque le opere difensive che mano a mano caddero in malora e in seguito vennero smantellate per edificare la più comoda villa di Scalelle che si andava formando sotto l'antico castello. A sancirne la fine definitiva fu il fenomeno delle migrazioni di massa misto al brigantaggio tipico di queste zone tra il XV e il XVI secolo, ciò portò gran parte della nobiltà rurale a insediarsi nella città di Ascoli e nella più comoda e sicura piana del Tronto, lasciando rovinare i loro ormai obsoleti castelli ridotti a cave di pietra. Ultime menzioni del potere delle famiglie che occupavano il fortilizio si trovane agli inizi del '500 quando finanziano alcune opere relative alla chiesa di Santa Maria, una di queste è testimoniata dall'architrave all'ingresso dove vi è scolpita la scala, simbolo della comunità e il nome del committente. Alla fine del secolo è noto che la chiesa aveva sostituito la rocca come presidio contro il brigantaggio.
Oggi non rimane quasi nessuna traccia della rocca che si divideva in due livelli, il più basso ospitava le abitazioni dei signori mentre nel più alto si innalzava un torrione in pietra che in caso di bisogno accoglieva i nobili. Probabilmente unica fortificazione ricavata in muratura dato che la formidabile capacità difensiva dell'altura, permetteva di ottenere buoni risultati anche innalzando palizzate a sostituzione delle mura. Ovviamente non è sopravvissuto nulla ma rimangono le tracce dei fori scavati nella roccia dove venivano ancorate le strutture lignee, simili opere possono essere riscontrate anche nelle rocche di Montecalvo e di Tallacano.

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