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Uno degli ultimi edifici, che ancora svettano all'interno dei ruderi della cinta muraria di Cerreto.
Già esistente nel 961, quando viene donata ai monaci farfensi; dell'edificio medievale poco rimane in quanto è stata modificata nel corso dei secoli, la canonica sembrerebbe realizzata sfruttando una torre appartenete alle mura dello scomparso castello ed infatti veniva appunto chiamata "Torrione".
Alla Vigilia di Natale del 1485, viene donata alla chiesa una tavola dipinta da Pietro Alemanno, rappresentante una Madonna con Bambino in trono tra il Cristo Salvatore e San Sebastiano, nella parte superiore vi è l'immagine del Cristo che si alza dal sepolcro. Le due piccole figure ai lati sono Marino di Pasquale, i due committenti originari e probabilmente abitanti del castello, oggi l'opera è custodita nel museo diocesano di Ascoli.
La prima ristrutturazione nota, che ha contribuito a darle l'aspetto attuale, risale alla prima parte del XVI secolo, probabilmente viene ampliata aggiungendo la navata destra, dove oggi si trova la facciata, nel 1569 viene anche costruito l'altare in pietra, ancora esistente.
Dalle visite pastorali del 1580, si legge che la chiesa aveva una pianta quadrata e vi erano nel pavimento due fosse sepolcrali, inoltre era fornita di beni patrimoniali che costituivano la sua rendita di mantenimento. Possedeva un campanile con due campane di cui una lesionata perché, essendo la zona infestata da briganti, era stata percossa a martello per segnalarne l'arrivo causandone così la rottura. Nel XVIII secolo si hanno altre notizie sulla sostituzione delle campane, nel 1714 viene fusa la campana maggiore e nel 1731 vengono sostituite le precedenti, ma il loro grande peso causerà dei problemi e nel 1833 si provvederà a cambiarle nuovamente.
Altre notizie vengono da un inventario del 1833 dove si rimanda al X secolo, si narra che a quei tempi la chiesa di Cerreto ed un'altra nella vicina Portella era una sola, si trovava fuori dal paese in un appezzamento detto "Morrone", posseduto ancora dal parroco dell'epoca della cronaca. Questa era dedicata, oltre che al Santissimo Salvatore, anche a San Silvestro, sarà sostituita da Santa Maria in Portella agli inizi del XVI secolo, probabilmente perché rovinate, la cronaca inoltre sostiene che contemporaneamente fosse stata eretta anche San Salvatore.
Un'importante ristrutturazione avviene a partire dagli anni '60 e '70 del secolo scorso, quando si avviano diverse opere di restauro su tutto il complesso, si interviene sostituendo il tetto in capriate lignee con uno nuovo in cemento armato. Viene intonacato ed anche rifatto il pavimento, svuotate le fosse sepolcrali ed aperte nuove finestre lungo le navate; è rimosso un altare dedicato a San Fortunato ed anche una nicchia dove era ospitata la statua della Madonna Addolorata, tra le altre si restaura anche la canonica. Viene danneggiata durante il terremoto di Marche ed Umbria del 1997, due anni più tardi si procede al restauro che si concluderà nel 2000, l'opera sarà consolidata, fornita di miglioramenti antisismici e viene migliorata anche la facciata. Nonostante gli interventi, viene danneggiata nuovamente durante il terremoto del 2016.
Si arriva alla chiesa salendo per l'unica strada che attraversa il castello e che termina proprio davanti all'edificio sacro, realizzato in arenaria locale e limitato tra due edifici, quello più vicino alla rupe è la canonica che nonostante le origini antiche, mostra pesanti tracce dei restauri novecenteschi.
La facciata, piuttosto semplice, si affaccia lungo la via e mostra un portale cinquecentesco in pietra, con un architrave, cornice lavorata e due finestre rettangolari disposte ai suoi lati, dal giardino posto sul retro si possono ancora vedere, sebbene murate, le precedenti finestre costituite da strette monofore. Il campanile a vela si alza sul davanti, sopra lo spesso muraglione che divide la chiesa dalla canonica, composto da due arcate per ospitare le campane.
L'interno è a doppia navata, una minore adiacente all'ingresso e l'altra di maggiori dimensioni, separate da due grandi arcate in pietra che poggiano su un pilastro al centro, è totalmente imbiancata e priva di affreschi. L'altare principale in pietra arenaria è ancora quello risalente all'epoca rinascimentale, mostra due semipilastri scolpiti ai lati con un'arcata al centro, che ospita una copia dell'opera di Pietro Alemanno, nella parte inferiore spicca il tabernacolo al centro affiancato da due volti di angeli scolpiti. Nella parte superiore invece, vi è incisa l'iscrizione "Christi Corporis Sacellum", la data e le lettere "T.D.A.M." sono forse riferibili ad i realizzatori, un timpano triangolare conclude in alto l'opera. Altro monumento degno di menzione, è il fonte battesimale antico, non più in uso in quanto rimpiazzato da uno di gusto contemporaneo.

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