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Si trova a metà strada tra Montefortino e Comunanza, svetta su di un colle circondato da vallate boscose, dove il tempo sembra essersi fermato ad ammirare la bellezza delle montagne.
L'abitato si trova al culmine del colle, a capo di un comprensorio di piccoli villaggi ad esso legati. Anticamente, faceva parte del territorio sottoposto al castello scomparso di Colsilvano, conosciuto già dal medioevo, ovviamente prende il nome dalla chiesa che spicca sulla cima del colle, della quale abbiamo notizie solo a partire dal XIV secolo. Probabilmente il castello era stato eretto dai monaci farfensi, possessori di diverse proprietà nell'area, tra i loro vassalli c'erano i signori di Smerillo e di Montepassillo, segnalati nelle cancellerie dei monaci già dalla fine del XII secolo. La dinastia di chiare simpatie filoimperiali, si sottometterà ad Ascoli nel 1249, facendo espandere l'influenza del comitato ascolano nell'area. Nel 1262, questi venderanno alcuni loro castelli al comune di Montefortino, tra questi vi compare anche Consilvano. L'anno dopo però, i signori si troveranno in contrasto col comune e pretenderanno di riavere indietro i possedimenti. Gli scontri saranno aspri e si concluderanno con una pace nel 1267, dove vengono riconfermati i patti iniziali, il castello così diventa stabilmente parte del territorio montefortinese. I "da Montepassillo" continueranno comunque ad avere proprietà in zona, infatti nel 1291 il castello è annoverato nella divisione dei beni di Giorgio di Montepassillo, patrocinata dal papa ascolano Niccolò IV e dal rettore della Marca Anconetana, Agapito Colonna. Il castello ormai nell'orbita di Montefortino, cadrà in disuso e scomparirà, rimane oggi solo il toponimo a ricordare la sua antica presenza. La chiesa di Santa Lucia è presumibilmente nata intorno al XIV secolo, intorno ad essa si addenseranno gli abitanti. Nel 1318 il territorio finisce sotto la protezione del comitato fermano, passando sotto il controllo del governo pontificio con il Cardinale Albornoz nel 1357. Tornata in mano fermana sul finire del secolo, sarà venduta ai da Varano nel 1405, che non voluti dalla popolazione, saranno costretti ad inviare un esercito per prendere possesso dei feudi, per l'occasione saranno saccheggiate le campagne. Nel 1434 saranno sostituiti da Francesco Sforza fino al 1446, quando torna in mano a Fermo. Montefortino viene compresa col suo territorio nel Presidiato Sistino, istituito per volontà di Papa Sisto V nel 1586, rimanendovi fino agli sconvolgimenti sul finire del XVIII secolo. Con la Repubblica Romana del 1798, si pone brevemente fine al secolare ordinamento pontificio, il comune verrà compreso nel nuovo Dipartimento del Tronto, nel Distretto di Ascoli e sotto il Cantone di Amandola, stessa cosa accadrà durante la parentesi napoleonica del Regno d'Italia. Durante la restaurazione del 1816, il comune passerà sotto la delegazione apostolica di Ascoli, nel distretto di Montalto e sotto il governo di Montefortino, dopo il 1833 finirà col capoluogo nel governo di Amandola. Con l'unità d'Italia, diventa parte della provincia di Ascoli Piceno fino al 2004, quando il comune entra nella ricostituita provincia di Fermo. Sembra essere piuttosto popoloso fino alla seconda guerra mondiale, infatti nella frazione vi si trova sia un servizio di collettoria postale che la "Cassa depositi e Prestiti" con sede nella casa parrocchiale; nel dopoguerra viene anche installata una delle prime antenne per la trasmissione televisiva.
Da questo periodo in poi però, inizia un progressivo spopolamento, che porterà quasi al totale abbandono del centro e degli altri insediamenti della zona, che mano a mano diventeranno ruderi. Vi si arriva percorrendo una strada che si distacca all'incrocio davanti alla chiesa della Madonna del Soccorso, nella località di Teglia - Baldoni. Si attraversano nell'ordine le località del comprensorio di Consilvano: Reame, Colle e Paglieroni, fino ad arrivare alla sommità del colle, dove svetta la chiesa di Santa Lucia. Composta da poche abitazioni, quasi tutte risalenti al XX secolo, la casa canonica è incastrata tra il luogo sacro ed un edificio rurale, con le finestre in mattoni dell'inizio del secolo; gradevole è il villino recintato da una fila di alberi. Dopo il sagrato di Santa Lucia, la strada inizia a scendere dolcemente fino ad uscire dal paese, percorrendo il crinale ed inoltrandosi nei boschi, verso le frazioni di Lontignano e la scomparsa Cornacchioni. Poco prima delle ultime case, sotto un albero, si trova il fontanile del borgo; tutt'intorno i campi coltivati, che presto lasciano spazio alle macchie boscose.

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