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La parrocchiale di Tossicia, dedicata Santa Sinforosa martire patrona del paese, detta anche in passato di Santa Maria Assunta.
Si trova all'interno del centro storico sulla piazza dedicata a Sant'Emidio, nel corso degli anni si sono susseguiti diversi lavori di ristrutturazione che ne hanno modificato l'aspetto originario, sebbene conservi ancora buona parte delle sue forme medievali. Viene consacrata nel 1438, lo stemma degli Orsini sul portale principale potrebbe significare il loro patronato alla chiesa, a partire dal 1599 vi è presente la confraternita del Rosario. Nel 1949 viene sciolta la diocesi di Atri-Penne della quale la parrocchia aveva sempre fatto parte, viene accorpata alla nuova diocesi di Teramo-Atri; lesionata durante il terremoto del 2009 è stata dichiarata inagibile.
Sulla facciata principale si apre il portale in pietra che viene attribuito a Nicola da Penne dalla firma sull'architrave, probabilmente commissionato dagli Orsini, all'epoca signori della Valle Siciliana ed infatti campeggia il loro stemma sulla parte superiore. Due mensole sorreggono l'architrave dove sono scolpiti alcuni simboli come un labirinto, una croce realizzata da nodi, due figure animali ed altri raffigurazioni e ornamenti floreali dal significato di varia attribuzione. Ai lati, utilizzate come basamenti per la lunetta un tempo affrescata, vi sono due sculture provenienti da un edificio medievale precedente, ritraggono l'Arcangelo Gabriele a destra e la Madonna a sinistra, di foggia tardo trecentesca.
Molto interessante è il portale laterale, realizzato verso la fine del quattrocento in stile veneto, attribuito forse a Matteo da Napoli. Circondato da una cornice, mostra due colonne tortili salgono dai basamenti ai lati del portale, le mensole sorreggono il semplice architrave. Si notano alla base del lunotto, come sul portale principale, due statue raffiguranti l'annunciazione della madonna, sopra invece è accompagnato alla cuspide da due festoni in pietra che formano un arco inflesso, richiudendosi sopra lo stemma del probabile committente, lo stesso affisso sul vicino palazzo Gaudiosi. Tre finestre sono state aperte col tempo nella parte alta della facciata mentre altre due se ne aprono nella facciata laterale, l'esterno mostra tracce di intonaco consunto a coprire le pietre con il quale è eretta la struttura.
L'interno di pianta rettangolare, è diviso in una navata maggiore corrispondente al primitivo allestimento, si conclude con l'abside sul fondo, una seconda navata di minore dimensione si apre sulla sinistra è frutto di un ampliamento, forse cinquecentesco. Le decorazioni interne sono riferibili ad uno stile barocco, le pareti sono dipinte di bianco mentre i fregi ed i particolari in ocra. A sovrastare l'ingresso c'è il loggiato della cantoria, chiuso da una cancellata, sulla piattaforma superiore c'è l'organo a canne. L'altare centrale si alza nella zona absidale, realizzato in pietra scolpita e con stile simile al pulpito in pietra che gli si trova sul fianco, presso l'incrocio delle navate. Sul retro mostra un trono composto di elementi in pietra lavorata e laterizio, appoggiato su un muro dove spuntano due pietre lavorate a formare una conchiglia, motivo ricorrente in altre opere nell'edificio.
Sulla navata laterale si trovano diversi altari, molti in stile barocco, sulla parte alta alla sinistra del pulpito, se ne trova uno in legno dorato con colonne tortili contenente un'altra opera lignea, un tabernacolo a forma di chiesa con le statue dei Santi Pietro e Paolo in basso ed in alto di Cristo Risorto. Al centro c'è quello dedicato al Santissimo Rosario dove è custodita la tela della Madonna con Bambino ed i Santi Domenico, Caterina e Antonio da Padova. Intorno sono dipinti altri quindici piccoli quadri che ritraggono le scene della vita di Gesù, sopra l'altare un lunotto contiene una raffigurazione di Dio Benedicente.
In fondo alla navata laterale si trovano ad angolo altri due interessanti altari, quello dedicato alla patrona cittadina, realizzato in legni dipinti e dorati, contiene un quadro della santa e dei suoi sette figli, martirizzati sotto l'imperatore Adriano. L'altro, racchiuso da una cancellata, è invece di epoca rinascimentale e realizzato in pietra e risalente al 1587, due colonne ricche di festoni si dispongono ad i lati di una nicchia vuota che termina con una conchiglia.
La chiesa custodiva in una teca collocata nel tramezzo che divide le due navate, la singolare statua della Madonna della Provvidenza detta anche "Madonna Sdraiata" a causa della sua posizione insolita rispetto alle iconografie classiche. Forse facente parte di un complesso scultoreo della natività, risalente al periodo a cavallo tra il XIV ed il XV, la vergine è sdraiata sul fianco destro con il braccio appoggiato su un cuscino, ammantata da una veste blu e oro dove appaiono anche alcune stelle. La statua venne rubata nel 1978 e se ne persero le tracce fino a quando non compare in un programma televisivo, durante un intervista ad un pittore straniero che l'aveva in mostra nel suo ufficio. Un abitante di Tossicia la riconobbe denunciandola alle autorità, il pittore che l'aveva acquistata in buona fede, come opera spagnola de XVII secolo, la rivendette alla comunità. Oggi l'opera è stata trasferita presso il Santuario di San Gabriele a causa dell'inagibilità della chiesa.

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