Grande palazzo che con la sua facciata occupa una parte di Via Cicada, nel quartiere atriano di San Giovanni.
Nasce come convento benedettino con la chiesa di Sant'Andrea, attorno al XIV secolo, costruito sui resti del teatro romano della città del quale incorpora la cavea nei piani interrati, già all'epoca si occupava della cura dell'Ospedale dei Proietti, come testimonia una donazione nel 1357. Nel secolo successivo, lo si vede ospitare i frati francescani dopo che il loro convento poco distante, era stato devastato da un terremoto. Il Cardinale genovese Giovanbattista Cicada, politico e giurista pontificio, diventa il gestore della chiesa e dell'ospedale fino al 1556, quando rinuncia a questo beneficio.
Papa Paolo IV decide di donare il complesso all'amministrazione della cittadina rimettendolo nelle mani del duca Giovanni Girolamo I, che lo concesse a sua volta al fratello Claudio Acquaviva, religioso dell'ordine dei Gesuiti che vi fa erigere un collegio; nel 1590 viene ristrutturato grazie all'opera dell'architetto Benedetto Romano. Dal 1606 vi operano i Gesuiti che lo trasformano in un importante istituto per lo studio delle materie umanistiche ed anche scientifiche, ben presto divenne piuttosto noto in tutto l'Abruzzo, Stefano Ferrante di Giulianova ed il concittadino Troiano Odazii tra i suoi studenti più famosi.
Con la soppressione dei gesuiti nel 1767, la scuola viene chiusa e trasformata brevemente in orfanotrofio, per essere poi riaperta nel 1860, dopo un restauro eseguito dall'architetto Mezuccelli e con l'istituzione della Scuola di Arti e Mestieri, dove vi insegnerà il pittore Lorenzo Astolfi. Dal 1894 è direttore l'ingegnere Vincenzo Rosati di Ponzano diCivitella, che contribuisce col suo sapere a rendere la scuola tra le più moderne e rinomate della regione fino al 1904, molte opere ancora conservate nel palazzo furono prodotte in quegli anni.
Nel novecento si trasforma in Scuola di Avviamento Professionale fino agli anni '70 quando viene abbandonata, nel 1984 vengono avviati gli scavi che riporteranno alla luce parte del teatro romano, dove sorse successivamente il complesso, nel 2020 si terminano vari restauri e viene riaperto per gli usi pubblici, oggi funziona come plesso scolastico ed anche come spazio per mostre e manifestazioni.
Facilmente riconoscibile dall'esterno per via della sua grande mole, completamente imbiancata ad esclusione della facciata di Sant'Andrea inglobata in un angolo del complesso, si eleva per quattro piani a partire dal seminterrato. Nei piani bassi sono ancora visibili i resti della platea del teatro romano, il giardino sul retro invece, arriva a lambire la cinta muraria della cittadina.
La facciata del complesso è realizzata secondo lo stile armonico del rinascimento, mostra solo una semplice cornice marcapiano tra il pianterreno ed il primo piano, un vistoso cornicione invece racchiude il tetto in alto, mentre le finestre non mostrano particolari abbellimenti. Si entra dal grande portale principale ad arco, realizzato con una cornice in mattoni che richiamano un motivo bugnato, gran parte delle opere in metallo o in legno della struttura furono realizzate nell'ambito della scuola di Arti e Mestiere.
Varcato l'ingresso ci si ritrova nel loggiato che caratterizza due lati del cortile interno, posto a livello più basso e raggiungibile con un'ampia scala con ringhiera in ferro, qui venivano raccolte le acque per la grande cisterna che vi si trova sotto. Sotto l'altro loggiato si arriva ad una maestosa stanza con il soffitto voltato alto oltre sette metri, chiusa da un portale in legno intagliato moderno ma contenuto in un portale di gusto neoclassico, con medaglioni e cariatidi.
L'ala destra presenta un lungo stanzone con una serie di colonne accoppiate, si snodano al centro dell'ambiente, sorreggendo il soffitto voltato, i piani superiori che a seguito delle varie trasformazioni hanno perso la disposizione originaria.
Nasce come convento benedettino con la chiesa di Sant'Andrea, attorno al XIV secolo, costruito sui resti del teatro romano della città del quale incorpora la cavea nei piani interrati, già all'epoca si occupava della cura dell'Ospedale dei Proietti, come testimonia una donazione nel 1357. Nel secolo successivo, lo si vede ospitare i frati francescani dopo che il loro convento poco distante, era stato devastato da un terremoto. Il Cardinale genovese Giovanbattista Cicada, politico e giurista pontificio, diventa il gestore della chiesa e dell'ospedale fino al 1556, quando rinuncia a questo beneficio.
Papa Paolo IV decide di donare il complesso all'amministrazione della cittadina rimettendolo nelle mani del duca Giovanni Girolamo I, che lo concesse a sua volta al fratello Claudio Acquaviva, religioso dell'ordine dei Gesuiti che vi fa erigere un collegio; nel 1590 viene ristrutturato grazie all'opera dell'architetto Benedetto Romano. Dal 1606 vi operano i Gesuiti che lo trasformano in un importante istituto per lo studio delle materie umanistiche ed anche scientifiche, ben presto divenne piuttosto noto in tutto l'Abruzzo, Stefano Ferrante di Giulianova ed il concittadino Troiano Odazii tra i suoi studenti più famosi.
Con la soppressione dei gesuiti nel 1767, la scuola viene chiusa e trasformata brevemente in orfanotrofio, per essere poi riaperta nel 1860, dopo un restauro eseguito dall'architetto Mezuccelli e con l'istituzione della Scuola di Arti e Mestieri, dove vi insegnerà il pittore Lorenzo Astolfi. Dal 1894 è direttore l'ingegnere Vincenzo Rosati di Ponzano diCivitella, che contribuisce col suo sapere a rendere la scuola tra le più moderne e rinomate della regione fino al 1904, molte opere ancora conservate nel palazzo furono prodotte in quegli anni.
Nel novecento si trasforma in Scuola di Avviamento Professionale fino agli anni '70 quando viene abbandonata, nel 1984 vengono avviati gli scavi che riporteranno alla luce parte del teatro romano, dove sorse successivamente il complesso, nel 2020 si terminano vari restauri e viene riaperto per gli usi pubblici, oggi funziona come plesso scolastico ed anche come spazio per mostre e manifestazioni.
Facilmente riconoscibile dall'esterno per via della sua grande mole, completamente imbiancata ad esclusione della facciata di Sant'Andrea inglobata in un angolo del complesso, si eleva per quattro piani a partire dal seminterrato. Nei piani bassi sono ancora visibili i resti della platea del teatro romano, il giardino sul retro invece, arriva a lambire la cinta muraria della cittadina.
La facciata del complesso è realizzata secondo lo stile armonico del rinascimento, mostra solo una semplice cornice marcapiano tra il pianterreno ed il primo piano, un vistoso cornicione invece racchiude il tetto in alto, mentre le finestre non mostrano particolari abbellimenti. Si entra dal grande portale principale ad arco, realizzato con una cornice in mattoni che richiamano un motivo bugnato, gran parte delle opere in metallo o in legno della struttura furono realizzate nell'ambito della scuola di Arti e Mestiere.
Varcato l'ingresso ci si ritrova nel loggiato che caratterizza due lati del cortile interno, posto a livello più basso e raggiungibile con un'ampia scala con ringhiera in ferro, qui venivano raccolte le acque per la grande cisterna che vi si trova sotto. Sotto l'altro loggiato si arriva ad una maestosa stanza con il soffitto voltato alto oltre sette metri, chiusa da un portale in legno intagliato moderno ma contenuto in un portale di gusto neoclassico, con medaglioni e cariatidi.
L'ala destra presenta un lungo stanzone con una serie di colonne accoppiate, si snodano al centro dell'ambiente, sorreggendo il soffitto voltato, i piani superiori che a seguito delle varie trasformazioni hanno perso la disposizione originaria.
Bibliografia e fonti
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