NULL Force - Habitual Tourist
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Force

Comune di

Force

altitudine: 689 m s.l.m.

abitanti: 1.444

superficie: 34,19 Km²

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Il nome di "Force" lo si vuole fare derivare da "forca" visto che è situato tra la valle dell'Aso, quella del Tesino e del Tronto. E' diffusa opinione che Force abbia avuto origine nel V secolo d.C., come fortificazione, eretta dalle popolazioni vicine per sfuggire alle invasioni barbariche dei Goti e dei Longobardi. Dalla metà del secolo XIII Force iniziò a rivendicare la propria autonomia come libero Comune e cominciò a governarsi con magistrature proprie e con proprio statuto. Il palazzo comunale della cittadina è un elegante edificio in cotto con torre civica sorta sul finire del XVII sec., edificato sul luogo in cui un tempo sorgeva l'imponente castello di Force. Sempre nel centro storico sorge il palazzo più particolare del paese, il Villino Verrucci, costruito nel 1935 in perfetto stile liberty, voluto dal celebre architetto forcese Ernesto Verrucci Bey. Nella Piazza Umberto I è possibile visitare la monumentale chiesa di S. Francesco iniziata nel 1882 su progetto dell'Architetto Sacconi che conserva al suo interne alcune opere dell'artista Carlo Crivelli. La struttura medioevale del borgo è oggi ottimamente conservata: a dimostrazione di ciò vi è la Porta-torre di S. Francesco del XIII sec., una delle tre porte di accesso al paese, sulla cui facciata è ancora visibile, scolpita, la più antica rappresentazione dello stemma comunale. Altro edificio di pregio è la Collegiata di San Paolo, l'antica chiesa del monastero: l'interno, prevalentemente di gusto barocco, custodisce numerose opere d'arte, tra cui una tela settecentesca del celebre artista ascolano Nicola Monti, delle pregiate tavole di Simone de Magistris di Caldarola, nonché una notevole raccolta di reliquiari tra cui spicca quello della Santa Croce del XV sec. Force, fra l'altro, deve la sua notorietà all'artigianato artistico del rame, la cui lavorazione risale agli inizi del '600 probabilmente introdotta dai monaci farfensi. La particolarità dei calderai di un tempo, era il loro linguaggio, il "baccaiamento", a molti di difficile comprensione: la tradizione vuole che sia stato elaborato dai calderai per comunicare fra loro durante le fiere e i mercati al riparo da orecchie indiscrete. Al rame e alla sua lavorazione è oggi dedicato un intero museo.

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