Piccolo centro montano del municipio di Comunanza, costruito su un precedente castello medievale.
Dall'alto della sua posizione lungo il crinali che dividono la valle dell'Aso da quella del Fluvione, un tempo controllava il territorio con le sue fortificazioni, ora perdute. Il nome secondo alcuni deriverebbe da una deformazione di ""Bindolo"", un attrezzo tessile che adoperato per fare i gomitoli. Sorto verosimilmente durante il periodo altomedievale, se ne trovano delle tracce scritte solo a partire dal XIII secolo, quando entra a far parte dello stato ascolano. Nei catasti cittadini compare come sede di una podesteria, sorta di muncipio dell'epoca, munito di proprio statuto e del sigillo, utilizzato per validare gli atti. Come centro amministrativo segue la vita politica del capoluogo ascolano. Nel 1350 insieme ad altri castelli della montagna, partecipa alla ribellione ai danni di Galeotto Malatesta, divenuto signore di Ascoli. Una volta sedata la rivolta, c'è una violenta punizione per i castelli ribelli che vengono saccheggiati dalle truppe malatestiane. Ma l'insofferenza alla tirannide di Galeotto lo costringe alla fuga dalla città tre anni più tardi, inseguito dagli ascolani infuriati. Segue nel 1361 la signoria di Filippo Tibaldeschi, durata solo un anno e l'altrettanto breve occupazione di Andrea Matteo Acquaviva, nel 1395. Nei catasti ascolani del 1381 e del 1482, si legge che il sindacato di Vindola è amministrato dal podestà di Pizzorullo, mantenendo comunque i propri statuti, dei quali si hanno notizie da alcuni documenti del 1574 e del 1602. Comprendeva nel suo territorio anche le ville di Gabbiano, Lago e Ficocchia. Il fenomeno del brigantaggio, esploso a partire dal XV secolo, investe il castello con il picco massimo, raggiunto verso il finire del XVI secolo. Il governo pontificio assolda le terribili milize corse, un distaccamento si insedia a Comunanza s partire dal 1590 e fino al 1676, controllando le ville e le strade del circondario. A causa del suo appoggio ai malviventi, Vindola viene presto raggiunta dalle soldataglie, che si danno a ruberie ed incendiano diverse case. Risulta tra i centri più vessati; infatti quando vengono accordati i rimborsi per i danneggiamenti, la sua quota è la più alta rispetto a quelle conferite a Comunanza, Illice, Gesso, Castelfiorito. Nel 1795 viene citata, ancora sotto la podesteria di Pizzorullo, nell'opera dello storico Giuseppe Colucci: ""Antichità Picene"". La situazione amministrativa subisce una variazione durante la Repubblica Romana nel 1798, vengono soppressi gli antichi ordinamenti, Vindola congiunta con Gabbiano, viene compresa nel Distretto d'Ascoli e nel ""Cantone Rurale"" della città . Con la nuova organizzazione napoleonica del 1808, il comprensorio inizia a gravitare nel municipio di Comunanza, con il quale rimane anche dopo la Restaurazione del 1815. Nel 1816 è parte della Delegazione Apostolica di Ascoli e nel Governo di Comunanza, anche dopo le riforme del 1833 quando passa al Governo di Amandola, fino all'Unità d'Italia quando ne diviene una delle frazioni. Subisce un grave spopolamento come il resto dell'area nel corso del XX secolo, parecchie strutture sono state abbandonate e nel corso del tempo sono andate perdute. Di quello che rimaneva, il terremoto del 2016 ha contribuito ad aggravare la situazione, sono però sopravvissute la chiesa di Sant'Antonio e la struttura ricettiva che anima ancora la frazione.
Le forme castellane sono ancora visibili nella pianta dell'incasato, un tempo cinto da mura ed oggi in parte recintato in quanto prorpietà privata. Probabilmente il castello aveva un perimetro ellissoidale, adattato alla conformazione del terrento, all'interno si disponevano le file di case separate da piccole vie. Il piccolo oratorio si trova al margine occidentale, è una ricostruzione ottocentesca della chiesa antica del castello e sorgeva nel colle ad ovest dell'abitato. La strada sterrata che sale al paese permette di girare intorno alla proprietà , fino ad arrivare ad una gradevole terrazza panoramica sulle boscose vallate circostanti.
Dall'alto della sua posizione lungo il crinali che dividono la valle dell'Aso da quella del Fluvione, un tempo controllava il territorio con le sue fortificazioni, ora perdute. Il nome secondo alcuni deriverebbe da una deformazione di ""Bindolo"", un attrezzo tessile che adoperato per fare i gomitoli. Sorto verosimilmente durante il periodo altomedievale, se ne trovano delle tracce scritte solo a partire dal XIII secolo, quando entra a far parte dello stato ascolano. Nei catasti cittadini compare come sede di una podesteria, sorta di muncipio dell'epoca, munito di proprio statuto e del sigillo, utilizzato per validare gli atti. Come centro amministrativo segue la vita politica del capoluogo ascolano. Nel 1350 insieme ad altri castelli della montagna, partecipa alla ribellione ai danni di Galeotto Malatesta, divenuto signore di Ascoli. Una volta sedata la rivolta, c'è una violenta punizione per i castelli ribelli che vengono saccheggiati dalle truppe malatestiane. Ma l'insofferenza alla tirannide di Galeotto lo costringe alla fuga dalla città tre anni più tardi, inseguito dagli ascolani infuriati. Segue nel 1361 la signoria di Filippo Tibaldeschi, durata solo un anno e l'altrettanto breve occupazione di Andrea Matteo Acquaviva, nel 1395. Nei catasti ascolani del 1381 e del 1482, si legge che il sindacato di Vindola è amministrato dal podestà di Pizzorullo, mantenendo comunque i propri statuti, dei quali si hanno notizie da alcuni documenti del 1574 e del 1602. Comprendeva nel suo territorio anche le ville di Gabbiano, Lago e Ficocchia. Il fenomeno del brigantaggio, esploso a partire dal XV secolo, investe il castello con il picco massimo, raggiunto verso il finire del XVI secolo. Il governo pontificio assolda le terribili milize corse, un distaccamento si insedia a Comunanza s partire dal 1590 e fino al 1676, controllando le ville e le strade del circondario. A causa del suo appoggio ai malviventi, Vindola viene presto raggiunta dalle soldataglie, che si danno a ruberie ed incendiano diverse case. Risulta tra i centri più vessati; infatti quando vengono accordati i rimborsi per i danneggiamenti, la sua quota è la più alta rispetto a quelle conferite a Comunanza, Illice, Gesso, Castelfiorito. Nel 1795 viene citata, ancora sotto la podesteria di Pizzorullo, nell'opera dello storico Giuseppe Colucci: ""Antichità Picene"". La situazione amministrativa subisce una variazione durante la Repubblica Romana nel 1798, vengono soppressi gli antichi ordinamenti, Vindola congiunta con Gabbiano, viene compresa nel Distretto d'Ascoli e nel ""Cantone Rurale"" della città . Con la nuova organizzazione napoleonica del 1808, il comprensorio inizia a gravitare nel municipio di Comunanza, con il quale rimane anche dopo la Restaurazione del 1815. Nel 1816 è parte della Delegazione Apostolica di Ascoli e nel Governo di Comunanza, anche dopo le riforme del 1833 quando passa al Governo di Amandola, fino all'Unità d'Italia quando ne diviene una delle frazioni. Subisce un grave spopolamento come il resto dell'area nel corso del XX secolo, parecchie strutture sono state abbandonate e nel corso del tempo sono andate perdute. Di quello che rimaneva, il terremoto del 2016 ha contribuito ad aggravare la situazione, sono però sopravvissute la chiesa di Sant'Antonio e la struttura ricettiva che anima ancora la frazione.
Le forme castellane sono ancora visibili nella pianta dell'incasato, un tempo cinto da mura ed oggi in parte recintato in quanto prorpietà privata. Probabilmente il castello aveva un perimetro ellissoidale, adattato alla conformazione del terrento, all'interno si disponevano le file di case separate da piccole vie. Il piccolo oratorio si trova al margine occidentale, è una ricostruzione ottocentesca della chiesa antica del castello e sorgeva nel colle ad ovest dell'abitato. La strada sterrata che sale al paese permette di girare intorno alla proprietà , fino ad arrivare ad una gradevole terrazza panoramica sulle boscose vallate circostanti.
Bibliografia e fonti
Libri
- Borghi da Scoprire... Tesori delle Marche Meridionali Vol. I - Mario Antonelli - Ferruccio Scoccia - Settimio Virgili
- Castelli: Rocche torri cinte fortificate delle Marche (I castelli dello Stato di Ascoli) Vol.IV - Maurizio Mauro - Istituto italiano dei castelli, 1998
Link
- https://play.google.com/store/books/details?id=qesQIyFSJw0C&rdid=book-qesQIyFSJw0C&rdot=1
- http://www.enciclopediapicena.it/dettaglio.asp?autore=Girolami%20Luigi&numero=298&titolo=Pizzorullo%20e%20il%20suo%20territorio
- https://play.google.com/store/books/details?id=EL5DAAAAYAAJ&rdid=book-EL5DAAAAYAAJ&rdot=1
- https://it.wikipedia.org/wiki/Delegazione_apostolica_di_Ascoli
- https://fondoambiente.it/luoghi/contrada-vindola?ldc
- https://www.papasistov.it/it/pontificato/polotica-interna/968-il-brigantaggio-piceno-nella-storia.html
Altri monumenti nel comune
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