Frazione del comune di Palmiano, dispersa tra i calanchi dell'alta valle del torrente Chiaro.
Compare nel medioevo, come villa appartenente ai feudi della vicina Castel San Pietro, passati al comitato dei castelli ascolani tra XIII e XIV secolo, è presente anche nei catasti del 1381. Papa Paolo III nel 1543, per punire gli ascolani, colpevoli di aver assaltato le truppe del vicedelegato apostolico, sottrae alla città i territori di Castel San Pietro, per un breve periodo di tempo. Quasi sicuramente subisce gli assalti dei briganti, che nel XVI secolo imperversano per l'area, si ricordano le scorrerie dei gregari del temibile Marco Sciarra. Altri sconvolgimenti avvengono alla fine del XVIII secolo, quando cade il governo pontificio e si rivoluzionano le amministrazioni del territorio. Nella breve Repubblica Romana, il comune di Castel San Pietro viene compreso nel nuovo Cantone di Amandola, nel più ampio Dipartimento del Tronto. Passa poi al cantone di ""Ascoli Rurale"" fino alla fine dei moti repubblicani. Con l'arrivo di Napoleone nel 1808, si cambiano ancora le divisioni municipali, viene quindi compreso al comune di Venarotta. Dopo la Restaurazione, passa al Governo di Comunanza nel 1816, il comune di Castel San Pietro torna indipendente dopo le riforme del 1833. Si decide però di trasferire il capoluogo a Palmiano, quest'ultima si occupa poco del territorio dell'ex capoluogo. Le proteste quindi esplodono nel 1856, guidate dal parroco di Castel San Pietro e dal cappellano di Appoiano, che si lamentano dell'indifferenza dell'amministrazione, alle autorità pontificie. Propongono di riformare in parte l'antico municipio, sottoposto però al Governo di Force, la cosa non piace ai vertici dello stato, che danno parere negativo. Con l'Unità d'Italia rimane sotto Palmiano, subisce lo spopolamento tipico del XX secolo, rimane popolata ancora oggi dagli agricoltori che coltivano i terreni circostanti.
Si arriva al paese dalla località Bivio Caprignano, posta lungo la strada provinciale 93, la prima che si incontra dopo aver oltrepassato Castel San Pietro, in direzione Force. Dopo un breve percorso sterrato in discesa, si arriva alla frazione, composta da una serie di agglomerati e case sparse. Dopo aver oltrepassato una casa moderna si arriva ad una sezione pianeggiante, dove c'è la prima parte dell'abitato, alcune case in mattoni e annessi agricoli, poste sul punto più alto e boscoso del circondario. Si continua poi a scendere per la strada principale, dopo alcune curve un bivio sulla sinistra porta al secondo aggregato, posto più ad Est, oggi sede di attività ricettive. L'ultimo abitato si trova dalla parte opposta ed è praticamente compreso in un'azienda agraria, un tempo più ampio, mostra ancora i ruderi di alcune abitazioni. Da qui i campi degradano ripidi verso il fondovalle, lasciando spazio ai boschi ed ai tipici fenomeni calanchiferi.
Compare nel medioevo, come villa appartenente ai feudi della vicina Castel San Pietro, passati al comitato dei castelli ascolani tra XIII e XIV secolo, è presente anche nei catasti del 1381. Papa Paolo III nel 1543, per punire gli ascolani, colpevoli di aver assaltato le truppe del vicedelegato apostolico, sottrae alla città i territori di Castel San Pietro, per un breve periodo di tempo. Quasi sicuramente subisce gli assalti dei briganti, che nel XVI secolo imperversano per l'area, si ricordano le scorrerie dei gregari del temibile Marco Sciarra. Altri sconvolgimenti avvengono alla fine del XVIII secolo, quando cade il governo pontificio e si rivoluzionano le amministrazioni del territorio. Nella breve Repubblica Romana, il comune di Castel San Pietro viene compreso nel nuovo Cantone di Amandola, nel più ampio Dipartimento del Tronto. Passa poi al cantone di ""Ascoli Rurale"" fino alla fine dei moti repubblicani. Con l'arrivo di Napoleone nel 1808, si cambiano ancora le divisioni municipali, viene quindi compreso al comune di Venarotta. Dopo la Restaurazione, passa al Governo di Comunanza nel 1816, il comune di Castel San Pietro torna indipendente dopo le riforme del 1833. Si decide però di trasferire il capoluogo a Palmiano, quest'ultima si occupa poco del territorio dell'ex capoluogo. Le proteste quindi esplodono nel 1856, guidate dal parroco di Castel San Pietro e dal cappellano di Appoiano, che si lamentano dell'indifferenza dell'amministrazione, alle autorità pontificie. Propongono di riformare in parte l'antico municipio, sottoposto però al Governo di Force, la cosa non piace ai vertici dello stato, che danno parere negativo. Con l'Unità d'Italia rimane sotto Palmiano, subisce lo spopolamento tipico del XX secolo, rimane popolata ancora oggi dagli agricoltori che coltivano i terreni circostanti.
Si arriva al paese dalla località Bivio Caprignano, posta lungo la strada provinciale 93, la prima che si incontra dopo aver oltrepassato Castel San Pietro, in direzione Force. Dopo un breve percorso sterrato in discesa, si arriva alla frazione, composta da una serie di agglomerati e case sparse. Dopo aver oltrepassato una casa moderna si arriva ad una sezione pianeggiante, dove c'è la prima parte dell'abitato, alcune case in mattoni e annessi agricoli, poste sul punto più alto e boscoso del circondario. Si continua poi a scendere per la strada principale, dopo alcune curve un bivio sulla sinistra porta al secondo aggregato, posto più ad Est, oggi sede di attività ricettive. L'ultimo abitato si trova dalla parte opposta ed è praticamente compreso in un'azienda agraria, un tempo più ampio, mostra ancora i ruderi di alcune abitazioni. Da qui i campi degradano ripidi verso il fondovalle, lasciando spazio ai boschi ed ai tipici fenomeni calanchiferi.
Itinerari e Ricerche
Fa parte dei seguenti itinerari tematici:
Bibliografia e fonti
Link
- http://www.enciclopediapicena.it/dettaglio.asp?autore=Girolami%20Luigi&numero=118&titolo=Palmiano%20nelle%20sue%20vicende
- http://www.enciclopediapicena.it/dettaglio.asp?autore=Girolami%20Luigi&numero=194&titolo=Appoiano%20un%20paese%20al%20di%20fuori%20del%20tempo
- https://it.wikipedia.org/wiki/Palmiano
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