Fortificazioni che un tempo cingevano interamente il centro storico di Montelparo.
Piuttosto singolare rispetto alle altre mura dei centri limitrofi, infatti vanta alcuni torrioni circolari utilizzati poco di frequente nell'area. Quella che si vede oggi è l'ultima fase di espansione ed aggiornamento delle mura, avvenuta durante il XVI secolo. In origine l'insediamento montelparese nasce come ""Corte di Sant'Antimo"", villaggio ed azienda agraria nato intorno all'omonima chiesa, presente nell'area settentrionale dell'attuale abitato. Menzionata nei registri farfensi a partire dal X, in seguito evolve fortificandosi nella parte alta del colle ed infatti, verso la fine del XI secolo la troviamo menzionata come castello di Montelparo. Da qui l'abitato mano a mano cresce intorno al perimetro dell'insediamento, espandendosi concentricamente sfruttando le pendici del colle, dalle forme vagamente piramidali. Difficile definire l'evoluzione delle difese cittadine, in parte mancanti grazie alle frane seguite al terremoto del 1703, che hanno cancellato la parte settentrionale del centro storico. Tornando al medioevo, a partire dal XIII secolo inizia a incorporare vari castelli limitrofi, spostandoli con le loro chiese all'interno delle mura, formando così nuovi quartieri. Nel XIV secolo si vuole che la popolazione del paese conti ben cinquemila abitanti, mentre la cinta muraria dell'epoca raggiungeva il miglio, circa un chilometro e mezzo. Di quel periodo rimane porta da Sole, stretta alla seicentesca chiesa di San Gregorio; la linea delle mura correva lungo il lato a monte dell'attuale corso. L'ultimo avanzamento tuttora visibile, si ha tra il XV ed il XVI secolo, quando l'abitato raggiunge la sua massima espansione. Nel cinquecento si stampano gli statuti comunali, vi si menzionano anche le difese che insieme al palazzo comunale, avevano l'obbligo di essere ben mantenuti. Il podestà inoltre doveva impegnare i cittadini, per la costruzione della scarpatura alla base delle mura, allo scopo di meglio difenderle dalle artiglierie. Ogni mese se ne debbono realizzare due ""Canne"", corrispondenti a circa otto metri e mezzo. Molta cura era riservata agli armamenti, quando c'è l'insediamento del nuovo podestà comunale, c'è l'obbligo di offrire un nuovo moschetto alla comunità . Nel palazzo comunale si trova anche l'armeria ed il registro della milizia, quelli che dovevano prendere parte alle difese e di quelli esentati. Non ci risulta che la cinta sia stata mai messa alla prova durante un'assedio, adempiendo alla loro funzione di deterrenza. Nel cinquecento si iniziano ad utilizzare le mura per espandere le abitazioni, mantenendole però ancora fruibili in caso di bisogno. Rimangono in funzione sostanzialmente fino al XIX secolo, soprattutto come contrasto al brigantaggio, piuttosto frequente nell'area montana. Durante l'ottocento ed il primo novecento si distruggono le porte, di ostacolo alla circolazione, ma nonostante questo ancora oggi si conservano lunghi tratti di questa opera.
Per iniziare la descrizione dell'ultima cinta muraria, iniziamo dal convento di Sant'Agostino, costruito in parte sfruttando le mura, delle quali ingloba anche una torretta angolare, ancora individuabile nell'angolo del monastero. Le tracce delle difese da qui scompaiono, demolite nelle successive evoluzioni dell'abitato. Qualcosa rimane al di sotto della terrazza panoramica sovrastante il teatro comunale, visibili affacciandosi verso il palazzo comunale. Infatti la base dei manufatti, corre ancora lungo il perimetro di parte della piazza, quella a ridosso al municipio ed un tempo dalla torre civica, proseguiva verso il monastero agostiniano. Soffermandosi sulla torre comunale, questa è ricavata innalzando una precedente opera ancora visibile, di forma semicircolare e già ben strutturata per l'uso delle armi da fuoco, munita inoltre di feritoie orizzontali. Continuando la visita, conviene scendere lungo la circonvallazione che corre sotto la terrazza, dove si può osservare meglio il fronte murato. Dal municipio, la cintura continua quasi diretta, fino all'area della chiesa di San Gregorio. Una sola torre rettangolare spezza a metà il circuito, mentre le difese appaiono totalmente incorporate nelle abitazioni, limitando i resti alla porzione basamentale. Arrivati alla fine della strada, bisogna risalire verso l'ingresso al paese e sotto la chiesa. Da tenere d'occhio un torrione poligonale inglobato in altre strutture, che conclude la linea muraria meridionale, davanti alla porta da Sole. L'area risulta tra le meglio organizzata delle difese cittadine, oltre alla torre poligonale, rimane un'altra torre semicilindrica gemella di quella civica, riutilizzata come abside per l'edificio sacro. Probabilmente esisteva un'altra porta oltre a quella oggi visibile, costruita nell'area ben sorvegliata dalla due torri. Dalla chiesa le mura proseguono sotto il margine dell'attuale piazza Cavour, per poi riprendere sotto le abitazioni e diventa più difficile da vedere, in quanto molto più modificata e più distante dai percorsi percorribili. Si vedono ancora i resti di una torre rompitratta rettangolare, sporgere dalla fila compatta delle case. La cinta arriva ad un altro torrione pentagonale, simile a quello nei pressi di porta da Sole, attualmente incorporato in un'attività ricettiva. Otre questo punto la lettura si fa ancora più complessa, perché inizia l'area devastata dalle frane sei-settecentesche.
Piuttosto singolare rispetto alle altre mura dei centri limitrofi, infatti vanta alcuni torrioni circolari utilizzati poco di frequente nell'area. Quella che si vede oggi è l'ultima fase di espansione ed aggiornamento delle mura, avvenuta durante il XVI secolo. In origine l'insediamento montelparese nasce come ""Corte di Sant'Antimo"", villaggio ed azienda agraria nato intorno all'omonima chiesa, presente nell'area settentrionale dell'attuale abitato. Menzionata nei registri farfensi a partire dal X, in seguito evolve fortificandosi nella parte alta del colle ed infatti, verso la fine del XI secolo la troviamo menzionata come castello di Montelparo. Da qui l'abitato mano a mano cresce intorno al perimetro dell'insediamento, espandendosi concentricamente sfruttando le pendici del colle, dalle forme vagamente piramidali. Difficile definire l'evoluzione delle difese cittadine, in parte mancanti grazie alle frane seguite al terremoto del 1703, che hanno cancellato la parte settentrionale del centro storico. Tornando al medioevo, a partire dal XIII secolo inizia a incorporare vari castelli limitrofi, spostandoli con le loro chiese all'interno delle mura, formando così nuovi quartieri. Nel XIV secolo si vuole che la popolazione del paese conti ben cinquemila abitanti, mentre la cinta muraria dell'epoca raggiungeva il miglio, circa un chilometro e mezzo. Di quel periodo rimane porta da Sole, stretta alla seicentesca chiesa di San Gregorio; la linea delle mura correva lungo il lato a monte dell'attuale corso. L'ultimo avanzamento tuttora visibile, si ha tra il XV ed il XVI secolo, quando l'abitato raggiunge la sua massima espansione. Nel cinquecento si stampano gli statuti comunali, vi si menzionano anche le difese che insieme al palazzo comunale, avevano l'obbligo di essere ben mantenuti. Il podestà inoltre doveva impegnare i cittadini, per la costruzione della scarpatura alla base delle mura, allo scopo di meglio difenderle dalle artiglierie. Ogni mese se ne debbono realizzare due ""Canne"", corrispondenti a circa otto metri e mezzo. Molta cura era riservata agli armamenti, quando c'è l'insediamento del nuovo podestà comunale, c'è l'obbligo di offrire un nuovo moschetto alla comunità . Nel palazzo comunale si trova anche l'armeria ed il registro della milizia, quelli che dovevano prendere parte alle difese e di quelli esentati. Non ci risulta che la cinta sia stata mai messa alla prova durante un'assedio, adempiendo alla loro funzione di deterrenza. Nel cinquecento si iniziano ad utilizzare le mura per espandere le abitazioni, mantenendole però ancora fruibili in caso di bisogno. Rimangono in funzione sostanzialmente fino al XIX secolo, soprattutto come contrasto al brigantaggio, piuttosto frequente nell'area montana. Durante l'ottocento ed il primo novecento si distruggono le porte, di ostacolo alla circolazione, ma nonostante questo ancora oggi si conservano lunghi tratti di questa opera.
Per iniziare la descrizione dell'ultima cinta muraria, iniziamo dal convento di Sant'Agostino, costruito in parte sfruttando le mura, delle quali ingloba anche una torretta angolare, ancora individuabile nell'angolo del monastero. Le tracce delle difese da qui scompaiono, demolite nelle successive evoluzioni dell'abitato. Qualcosa rimane al di sotto della terrazza panoramica sovrastante il teatro comunale, visibili affacciandosi verso il palazzo comunale. Infatti la base dei manufatti, corre ancora lungo il perimetro di parte della piazza, quella a ridosso al municipio ed un tempo dalla torre civica, proseguiva verso il monastero agostiniano. Soffermandosi sulla torre comunale, questa è ricavata innalzando una precedente opera ancora visibile, di forma semicircolare e già ben strutturata per l'uso delle armi da fuoco, munita inoltre di feritoie orizzontali. Continuando la visita, conviene scendere lungo la circonvallazione che corre sotto la terrazza, dove si può osservare meglio il fronte murato. Dal municipio, la cintura continua quasi diretta, fino all'area della chiesa di San Gregorio. Una sola torre rettangolare spezza a metà il circuito, mentre le difese appaiono totalmente incorporate nelle abitazioni, limitando i resti alla porzione basamentale. Arrivati alla fine della strada, bisogna risalire verso l'ingresso al paese e sotto la chiesa. Da tenere d'occhio un torrione poligonale inglobato in altre strutture, che conclude la linea muraria meridionale, davanti alla porta da Sole. L'area risulta tra le meglio organizzata delle difese cittadine, oltre alla torre poligonale, rimane un'altra torre semicilindrica gemella di quella civica, riutilizzata come abside per l'edificio sacro. Probabilmente esisteva un'altra porta oltre a quella oggi visibile, costruita nell'area ben sorvegliata dalla due torri. Dalla chiesa le mura proseguono sotto il margine dell'attuale piazza Cavour, per poi riprendere sotto le abitazioni e diventa più difficile da vedere, in quanto molto più modificata e più distante dai percorsi percorribili. Si vedono ancora i resti di una torre rompitratta rettangolare, sporgere dalla fila compatta delle case. La cinta arriva ad un altro torrione pentagonale, simile a quello nei pressi di porta da Sole, attualmente incorporato in un'attività ricettiva. Otre questo punto la lettura si fa ancora più complessa, perché inizia l'area devastata dalle frane sei-settecentesche.
Bibliografia e fonti
Libri
- Castelli: Rocche torri cinte fortificate delle Marche (Fermo e i suoi castelli) Vol.IV - Maurizio Mauro - Istituto italiano dei castelli, 1998
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