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Caratteristico paese dell'entroterra teramano, poco lontano dalla costa, ha come sua peculiarità la fusione tra antico e moderno che crea particolari scenari. Il nome del luogo deriva con buona probabilità dal nome del proprietario del fondo dove sorse a partire dall'alto medioevo, quando già nel 897 appare su alcuni documenti della diocesi teramana col nome di "Musiano", territorio soggetto alla vicina Montone, a quei tempi più sviluppata. Nel frattempo i benedettini avevano fondato un convento dedicato a San Michele Arcangelo, che ritroveremo nel XI secolo come dipendente dall'abbazia di Montecassino e farà da volano per la crescita del piccolo castello, che successivamente rientrerà nei domini normanni d'Abruzzo. Nel 1266 il regno normanno cade e al trono sale Carlo d'Angiò; intanto il castello moscianese è ancora amministrato da un preposto religioso legato all'abbazia. Entrerà quindi nell'orbita dell'espansione del ducato di Atri, e nel 1397 per volere del duca Andrea Matteo Acquaviva verrà eretto il torrione, riutilizzato in seguito come campanile per la chiesa di San Michele, della quale, per volere di Papa Bonifacio IX, gli Acquaviva otterranno anche il patronato. Nel periodo turbolento che coincide con la salita al trono nel Regno di Napoli della regina Giovanna II d'Angiò, nel 1415, Mosciano viene assediata da un fedele sostenitore angioino: il Conte da Carrara nella veste di viceré d'Abruzzo; le mura resistettero per oltre un mese prima di capitolare tra i colpi delle bombarde nemiche. Tra il 1438 ed il 1446 diviene proprietà di Francesco Sforza, che aveva sottratto a Giosia Acquaviva tutti i possedimenti tra il Tronto ed il Vomano; più tardi sarà funestata dalle guerre di successione al trono di Napoli, fino alla cacciata degli angioini da parte degli aragonesi. Si ricorda che anche Mosciano subirà gli strascichi degli eventi bellici legati alla battaglia di San Flaviano, che vide affrontarsi, nei pressi delle piane del Tordino, gli Acquaviva con Giacomo Piccinino, sostenitori angioini e i filo aragonesi Alessandro Sforza e Federico da Montefeltro, che usciranno vincitori dalla battaglia. Nel 1530, insieme a Notaresco e Morro d'Oro, viene distaccata dalla giurisdizione della diocesi di Teramo, diventando diocesi nulla, amministrata direttamente da religiosi nominati dagli Acquaviva, privilegio che rimarrà fino al 1818. Col finire del cinquecento pestilenze e povertà sconvolgono la regione, quindi nel seicento le terre moscianesi verranno calpestate, come il resto dei paesi del circondario, dalle orme dei briganti e banditi che si porteranno dietro la loro scia di sangue. Altro importante evento si ha nel 1760, quando, defunta la dinastia degli Acquaviva, il ducato viene assorbito dal regno di Napoli fino al 1806, quando Napoleone, divenuto Re di Napoli, abolisce la feudalità, che non venne ripristinata durante la seguente restaurazione. Subito dopo l'unità d'Italia, nel 1862 viene aggiunto al nome "Sant'Angelo" per riconoscerlo da altri centri omonimi, traendo il nome dal santo titolare della chiesa parrocchiale; nel 1928 perde definitivamente la frazione di Ripattoni che passerà al comune di Bellante.
Le tracce dell'incasato medievale fanno ancora capolino tra gli edifici moderni che ne hanno preso il posto, a partire dalla parte più antica, dove sorgono la chiesa di San Michele e il torrione degli Acquaviva, e conserva ancora il suo impianto originario. Nel centro storico si alternano un gran numero di stili e di epoche: si va dagli scorci medievali ai palazzi rinascimentali e barocchi, dagli eleganti, colorati ed eclettici edifici ottocenteschi alle morbide curve del liberty fino alle ristrutturazioni contemporanee, meno interessanti. Il corso principale del paese dedicato a Settimio Passamonti ci introduce al'elegante chiesa del Rosario ed a Piazza IV Novembre, dove si affaccia anche il suggestivo palazzo comunale, che ripropone in maniera moderna una torre delle antiche mura. Tra un palazzo e l'altro si possono scorgere i murales realizzati durante la manifestazione "Voci Nei Vicoli" che arricchiscono di colore un paese già variopinto di suo, vale quindi ben più che una visita! Può interessare l'esperimento moderno di Piazza dei Falegnami; se invece si vuole godere di un bel panorama si può raggiungere la parte opposta dell'incasato, e magari da qui ripercorrere la cinta muraria con le sue torri. Ricapitolando: antico, moderno e contemporaneo aspettano ogni visitatore, gradevolezza e tranquillità li sapranno accompagnare lungo il percorso.

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